Mou, due giocatori per l’Europa

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Esordio in conferenza stampa 2009/2010 con buoni spunti da parte di Mourinho. Tre quarti d’ora per mettere in chiaro alcune cose: intanto, ora come ora, l’Inter non è la squadra che lui avrebbe voluto: “La rosa non è quella dei miei sogni di due mesi fa. Vorrà dire che anche gli obiettivi saranno adattati alla squadra. Siamo in troppi e questo è un problema”. Anche Mourinho, come aveva fatto Galliani per il Milan, mette le mani avanti e non so se faccia bene: ok, non sarà un dream team, ma comunque l’Inter, con Thiago Motta, Milito e Arnautovic (che a quanto pare lui non ha chiesto) è già adesso almeno un minimo più forte della scorsa stagione. Almeno sulla carta. Tra l’altro, lo Special One punta anche al recupero di Quaresma: “Giusto dargli una seconda chance”. Lo stesso vale per Suazo, che potrà essere un valido rincalzo. Cosa manca ai nerazzurri per essere tra i 3-4 top team d’Europa? “Volevamo un centravanti, un trequartista, un centrocampista e un difensore centrale, in questo momento abbiamo Thiago Motta e Milito. Sarebbe perfetto avere un trequartista di qualità o un centrale”. Leggasi Deco e Ricardo Carvalho, a quanto pare non Nedved: “Se dovesse arrivare giocatore biondo mi piacerebbe? Se arrivasse un giocatore di qualità sarebbe perfetto, ma non credo che arriverà nessuno nei prossimi giorni”. La mia personale opinione (come direbbe lui) è che, alla fine, Mourinho otterrà il difensore ed il trequartista che vuole. magari il Chelsea abbasserà le pretese o forse l’Inter chinerà il capo e pagherà. Ma Moratti in un certo senso “deve” farlo: inutile prendere lo Special One (e pazienza se è lui ad essersi autonominato tale) e poi non fargli la squadra come vuole. In più, con le squadre che si stanno formando in Europa, vincere la Champions sarà ancora più difficile.

Solo fantamercato?

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La Juventus è riuscita finalmente a portare a Torino Felipe Melo aumentando il cash cosicchè la Fiorentina potesse accontentare Marchionni (in pratica una sorta di buonuscita), quindi a questo punto il suo centrocampo è sistemato. C’è una sua diretta rivale che, invece, in quel reparto sta ancora cercando giocatori. Ieri Thiago Motta ha rilasciato le sue prime parole da interista e sarà uno dei titolari, insieme all’intoccabile Cambiasso. E gli altri due posti? C’è ancora Stankovic, che può anche fungere da trequartista, più l’eterno e duttile Zanetti. Mourinho vorrebbe di nuovo alle sue dipendenze Deco, ma l’affare con il Chelsea che coinvolge anche Carvalho è in fase di stallo. E allora? Allora iniziano a girare voci “strane”: l’Inter sarebbe sulle tracce di Nedved che, dopo aver lasciato commosso la Juve dicendo che era arrivata l’ora di smettere di correre, potrebbe clamorosamente approdare all’Inter. Premetto che a tutta questa storia io non ci credo, ma siccome il suo procuratore è Raiola, mai dire mai. Sarebbe roba da fantascienza: uno dei giocatori più odiati dai tifosi dell’Inter che si veste di nerazzurro, i colori più odiati dai tifosi della Juventus. In più, non so cosa potrebbe oggettivamente dare Nedved alla causa interista: ha 37 anni ed era in calo da un paio di stagioni, forse per il salto di qualità Mourinho vorrebbe ben altro. Ma, in fondo, anche Deco non è più quello di Porto e Barcelona e, si sa, per vincere serve il giusto mix di giovani e giocatori esperti. I primi ci sono: Balotelli, Santon, Arnautovic. I secondi ci sono già, ma uno in più evidentemente non guasterebbe. Anche se credo, come ho già detto, non credo darebbe grossi benefici alla squadra. In più, sarebbe una tristissima storia di calcio.

Zenga in grande

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Sarà che lui su quella panchina un giorno ci vorrebbe arrivare, ma Walter Zenga, nuovo allenatore del Palermo, ha iniziato la stagione con un’intervista dai toni mourinhiani. “Si’, punto allo scudetto, ci sono tutte le credenziali per centrare l’obiettivo piu’ prestigioso. Io ho tanta voglia di vincere”. I rosanero sono sì una buona squadra, che non ha ceduto pezzi importanti e che dalla metà campo in su ha discreti elementi, ma Zenga ha evidentemente sparato alto. Ottimista anche sui suoi futuri rapporti con Zamparini: “Nel momento in cui un allenatore firma con una societa’, sa come ragiona la societa’ e che se vinci sei bravo e se perdi sei criticato. Nel calcio ci sono due ruoli che sono sempre i primi ad essere criticati, il portiere e l’allenatore, ho fatto entrambe le cose. Sono convinto e sicuro che non ci saranno problemi con Zamparini, sicuramente ci saranno momenti difficili, ma non vedo perche’ mi devo porre il problema del rapporto con il presidente che, sono sicuro, sara’ spettacolare. Se lui vorra’, potra’ chiamarmi in diretta durante le conferenze stampa, non ci saranno problemi tra di noi”. Quello che non manca a Zenga è, insomma, l’ottimismo, anzi, forse ne ha fin troppo, considerando che il Palermo al massimo potrà puntare al quarto posto e che Zamparini è un presidente per il quale il termine “vulcanico” non è eccessivo. Ad ogni modo, Zenga come allenatore mi piace molto, ovunque è andato ha fatto bene e di calcio sembra capirne come pochi. Non so se qualcuno si ricorda le sue poche apparizioni come opinionista nelle telecronache: puntuale, chiaro, uno dei migliori. Evidentemente sa anche come indottrinare i suoi giocatori. Ma non gli basterà, nonostante i suoi sogni: verso marzo Mourinho potrebbe avere uno “zero tituli” anche per il Palermo.

Il tempo di Melo

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Allora era vero che la Juventus avrebbe fatto un altro grosso investimento: il prossimo acquisto è infatti Felipe Melo, in arrivo dalla Fiorentina che incassa 20 milioni in contanti e Marchionni, valutato 5. In totale, il valore del centrocampista brasiliano stabilito dalla clausola rescissoria: 25 milioni. Un’enormità per la Fiorentina, che appena un anno fa lo aveva prelevato dall’Almeria per poco più di 8, ma anche per la Juventus, che adesso dovrà fare il resto del suo mercato a costo zero. Sempre che ci sia un resto del mercato: a questo punto l’unico innesto potrebbe essere un terziono sinistro, l’unica strada percorribile sarebbe Grosso, se il Lione, dissanguato dall’affare Lisandro Lopez (24 milioni) lo svincolerà pur di liberarsi dell’ingaggio. Dopo aver sedotto D’Agostino, la Juve ha scelto di comprare pagandolo molto di più Felipe Melo: evidentemente i dirigenti bianconeri hanno ritenuto 25 milioni per lui una cifra congrua e 20 per l’udinese no. Il che ci può stare: Melo è titolare nel Brasile, D’Agostino ha esordito con l’Italia in un’amichevole. Il secondo è però un regista puro, cosa che non è il primo, anche se è indubbiamente più dotato tecnicamente di qualsiasi altro mediano sulla piazza. Un po’ meno qualità, insomma, ma più forza fisica e credo ne servirà, per reggere Diego più due punte. Forse, con Melo, la Juve potrà anche azzardare un Camoranesi nel rombo, ma fossi in Ferrara partirei con Sissoko-Melo-Marchisio. In ogni caso, il brasiliano stuzzica interessanti variazioni sul tema, con la possibilità di giocare anche con il 4-2-3-1, con lui in coppia con Sissoko davanti alla difesa: una diga niente male. La Juve ha quindi imparato dai propri errori: spendere di più per spendere meno. Inutile comprare mezzi giocatori come Poulsen (che tuttavia non credo sia la signorina che si è vista), Almiron e Tiago, meglio fare un acquisto pesante ed essere a posto sul serio. Quei soldi potevano essere spesi in modo diverso? Sì, magari in un centrale come Mexes, ma ho l’impressione che per ordini dall’alto (leggasi Lippi) certe cose non si possano fare. Ad ogni modo, adesso la Juve ha davvero un centrocampo coi fiocchi.

Milan, raduno elettrico

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Ieri è ufficialmente partita la stagione del Milan 2009/10: non è stata però una festa, perchè all’esterno di Milanello si sono presenati circa duecento tifosi, che hanno scandito slogan di protesta contro la dirigenza. Gli ultras hanno cominciato a contestare con cori e striscioni. Nel gruppo dei tifosi anche un folto gruppo appartenente alla Curva Sud Milano, che già nel finale della scorsa stagione aveva contestato la società. Tra di loro anche “Il Barone”, Giancarlo Capelli, storico capo-ultrà: intervistato da 7Gold, o almeno io l’ho visto lì, ha detto che Berlusconi deve ringraziare i tifosi del Milan perchè se adesso ha questo successo è grazie a loro. Opinabile: direi che sono loro a dover ringraziare il presidente più vincente della storia rossonera, che prese il Milan da Farina e lo portò sul tetto del mondo nel giro di tre anni. Detto che la riconoscenza ci deve essere, i tifosi fanno bene ad essere preoccupati: ceduto il fuoriclasse, la società fatica a trovare il nuovo centravanti. Ormai il prezzo standard è di 30 milioni: Dzeko? 30! Adebayor? 30! Luis Fabiano? 30! D’altra parte gli altri club sanno che il Milan ha liquidità e cercano di vendere alle loro condizioni. Galliani ha avuto però l’idea: per fare shopping aspetterà i saldi, con il rischio, però, di non trovare più la merce che aveva adocchiato… Leonardo vorrebbe Luis Fabiano, l’ha detto in conferenza stampa: più mobile, si adatterebbe meglio al tridente che ha in mente. Ma, per ora, il brasiliano costa come un capo di alta moda. E poi, tanto, come ha ricordato Berlusconi, il Milan ha l’organico più forte di tutti. Opinabile anche questa.

La NBA del calcio

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Non pago del fatto di aver ormai comprato il meglio d’Europa, ll presidente del Real Madrid Florentino Perez vuole un nuovo salotto in cui fare sfoggio della sua argenteria e rilancia un’idea, quella della Superlega1: “Dobbiamo cercare di avere un’unica intenzione, far nascere la European Super League - ha spiegato al Times - una competizione che possa garantire ai migliori club d’Europa di sfidare le migliori squadre, cosa che non avviene in Champions“. Vero, perchè nell’Europa che conta ci va chi se lo è meritato nella stagione precedente, mentre in una Superlega così intesa conterebbe più la storia e il blasone che i risultati sportivi recenti. Non sia mai che i nuovi Galacticos toppino la stagione e si ritrovino fuori dalla Champions League… Della nuova competizione continentale dovrebbero far parte, secondo Perez, Real Madrid, Barcellona e Atletico Madrid, le inglesi Manchester United, Chelsea, Liverpool e Arsenal, le italiane Inter, Milan e Juve, la tedesca Bayern Monaco, la francese Lione, la portoghese Porto, le scozzesi Celtic e Rangers e infine i greci dell’Olympiakos. Insomma, 16 formazioni d’èlite: il gotha europeo che ogni anno si sfida in un campionato. L’idea era venuta fuori qualche mese fa, ma in modo diverso: tre serie, con meccanismi di promozioni e retrocessioni, un sistema cervellotico ma già più meritocratico. L’idea è sì suggestiva, ma rischia di scontentare società che, in fondo, meriterebbero di starci: mi vengono in mente Ajax, PSV, Marsiglia, Anderlecht, Benfica, Valencia, Panathinaikos… nessuna di queste potrebbe vincere la Superlega, sia chiaro, ma avrebbero tutte le credenziali per farne parte.  Se sia una boutade o un’idea seria non si sa, fatto sta che, considerando anche i recenti propositi di Platini di applicare il salary cap, la prossima Europa del calcio potrebbe avere il sapore di una NBA. Speriamo di no.

Dio? Se c’è, non tifa

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L’ultima di Blatter è, una volta tanto, una buona idea. Su richiesta della Federcalcio danese, la FIFA ha ammonito la Federcalcio brasiliana dopo la preghiera collettiva alla fine della finale di Confederations Cup. Questa decisione mi trova d’accordo: la preghiera collettiva del Brasile mi aveva lasciato basito: cos’è? Dio era improvvisamente diventato verdeoro ed aveva deciso di far vincere il Brasile? Contro gli americani, tra l’altro presumibilmente per larga parte cristiani? Ho sempre creduto che la religione dovesse essere un fatto personale ed intimo, per questo sono contro certi raduni di massa, ma su quello che succede fuori dal campo non voglio mettere bocca. E’ proprio esultare ringraziando Dio dopo un gol, con annesse magliette con dichiarazioni di appartenenza, o dopo una vittoria che è concettualmente sbagliato. Che poi, va bene un salutino al cielo, un bacio per terra, un segno della croce, ma mettersi in cerchioa  quel modo mi è sembrato troppo. Inoltre, pensiamo all’eventualità di una finale di Confederations Cup tra Brasile ed Egitto… cristiani (di varia estrazione) contro musulmani? La preghiera collettiva del Brasile non credo sarebbe stata politicamente (ed ovviamente religiosamente) corretta, se fatta contro avversari islamici. In mondovisione, peraltro. Quindi, dove non ha potuto il buonsenso, ci ha pensato la FIFA.

Lesa maestà

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Totti è la rovina della Roma“. Non l’avesse mai detto. L’avvocato Nicola Irti, che assiste Vinicio Fioranelli nella trattativa per l’acquisizione della Roma, ha avuto parole dure nei confronti del capitano giallorosso. “I tifosi devono stare con me. Hanno subito troppi torti negli ultimi anni, anche da Totti. Questo è il mio pensiero“. Fioranelli la vede però in modo diverso: ”Totti è più importante della Roma stessa. Merita tutto il rispetto anche da chi non è romanista. Basta ricordare la partita di ritorno contro l’Arsenal. Chi mette in discussione Totti non ha capito molto della Roma: lui è destinato a ricoprire un ruolo importante della società. Rimanga fino a quando vorrà. Sono circondato da persone che sparlano. Queste turbolenze danneggiano la nostra immagine“. Insomma, nemmeno tra di loro si trovano d’accordo, almeno su Totti. Meno male che, a gettare acqua sul fuoco e a rincuorare il povero capitano ferito, ci ha pensato Rosella Sensi, con una lettera strappalacrime: Caro Francesco, sei e continuerai ad essere la storia della Roma. Tu non sei solo un campione di calcio, ma sei un esempio per la Tua professionalità e per le tue doti umane che ti hanno sempre contraddistinto. Un esempio per tutti i giovani, soprattutto per quelli cresciuti nel nostro vivaio a cui teniamo in modo particolare e per i quali sei un punto di riferimento. Forse solo la storia di Di Stefano al Real Madrid è pari alla Tua nella Roma. Sei il simbolo della nostra squadra e di tanti romani, e credo di non offendere nessuno dicendo che - come Maldini - sei l’ultima bandiera di quel calcio fatto di sentimenti, di passionalità e amore per i colori della propria squadra. Sono sicura che farai ancora il bene della nostra Roma e, soprattutto, sono onorata di averTi come amico. In ogni caso da parte di Totti è in rampa di lancio la querela. Ce n’era bisogno? E se gli avesse dato del “figlio di buona donna”? Alla fine ha espresso un’opinione…

Alla faccia dei loschi presagi

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E così il Milan avrebbe scelto il suo nuovo centravanti: Luis Fabiano. Galliani e Braida sono attualmente a Siviglia per discutere con i dirigenti del Siviglia le condizioni del suo acquisto. L’offerta rossonera è di 20 milioni, la clausola del giocatore arriva a 30, ma è un prezzo spropositato: probabile che l’intesa arrivi per la cifra proposta dal Milan, o per un paio di milioni in più. Altrimenti tutto questo non avrebbe senso: Luis Fabiano è, come minimo, la terza scelta dopo Dzeko e Adebayor, tramontati per il loro prezzo eccessivo (unito al futuro ingaggio). Luis Fabiano è una buona punta, ma non il “fabuloso” che era in Brasile. In Europa, dopo una fugace esperienza appena 20enne al Rennes, sbarcò al Porto, ma fallì clamorosamente, per poi rilanciarsi al Siviglia, seppur dalla seconda stagione. Se tre indizi fanno una prova, si tratta di un giocatore che alla prima annata non carbura, ma potrebbe anche essere stato un caso. Tuttavia, in Europa ha disputato solo un stagione “monstre”, la 2007/08, in cui segnò 24 reti nella Liga e 10 nelle coppe. Quest’anno, per dire, in campionato non ha raggiunto la doppia cifra. E’ sì il centravanti titolare del Brasile, ma ha 29 anni e nessun margine di miglioramento: nonostante una Confederations Cup da protagonista, si capisce perchè i dirigenti rossoneri avessero prima battuto altre strade. Dzeko è forse quello con meno appeal, ma ha 23 anni ed una forza fisica impressionante, Adebayor è un 25enne che nelle ultime stagioni ha retto il peso dell’attacco dell’Arsenal. Luis Fabiano ha 29 anni e non sembra uno da 20 reti. In più, è brasiliano ed arriva da Siviglia nell’anno in cui il Milan cede uno dei suoi fuoriclasse… vi ricorda nessuno?

Un consiglio che non si può rifiutare

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Parlo da mesi con Luciano Moggi ma lui non vuole entrare nel Bologna e io non voglio che entri. Il caso-Moggi non esiste. Ieri era a Bologna per i fatti suoi, in serata è stato mio ospite e abbiamo parlato di calcio, ma non è mai stato coinvolto negli affari del Bologna. Se si ritiene che parlare con Moggi sia un peccato è colpa mia, ma da quando lo conosco mi ha detto piu’ volte che nel calcio direttamente non vuole entrare. Se mi avesse dato suggerimenti positivi, li avrei accolti ma lui non mi ha mai fatto nomi e quindi nel Bologna non avrà nessun ruolo“. Parole di Renzo Menarini. Il presunto caso-Moggi, dunque, è nato e si è sgonfiato in poco più di 24 ore. Nonostante le smentite, però, continuano a circolare voci su un Bologna 2009/10 filojuventino, con Moggi “consulente”, Ceravolo, a lui vicino, Direttore Sportivo (ma lui ha già negato), Conte allenatore e Nedved al clamoroso (nemmeno poi così tanto) ritorno in campo. In realtà, concentrandomi su Moggi, mi sembra che sia stato fatto tanto rumore per nulla. Come ha detto lui stesso molti presidenti lo chiamano per chiedermi consigli non retribuiti. E sarebbero stupidi a non farlo, dico io. Non è certo illegale chiedere e ricevere consigli, in particolare da un uomo che, c’è poco da fare, conosce il mondo del calcio come pochi. Forse non è il massimo da dire, ma, da juventino, vorrei che Secco alzasse la cornetta qualche volta per chiamarlo, ma ho come l’impressione che abbia cambiato numero…