Le donne hanno sempre più spazio nel mondo del calcio e quando dico questo non intendo quelle che lo praticano, ma quelle che lo condizionano. La moglie di Zidane voleva il mare e lui andò a giocare nel Real Madrid (eh vabbè…), più recentemente Ferrari ha discusso con la Yespica sul suo trasferimento al Besiktas al punto da aver rotto con lei (ma dicono che la Turchia non c’entri) e la consorte di Poulsen non è voluta andare a Istanbul. Altre donne condizionano i giocatori in altro modo, magari fiaccandone le forze,
diciamo così. Altre, infine, aprono bocca per sparate meravigliose. E’ il caso della moglie di Kakà, Caroline. In un filmato con il suo bambino in braccio, ha annunciato l’apertura a Madrid di un tempio della setta evangelica ‘Renascer em Cristo’, di cui lei e il marito sono seguaci. La signora Kakà parla, gia’ come ‘pastora’, sulla necessità di mantenere la verginità fino al matrimonio: “Avevo fatto l’alleanza con il Signore, che mi aveva convinto in spirito a sposarmi vergine. All’inizio dell’innamoramento con Kaka’ ho pensato che per la mia decisione avrebbe finito per mollarmi. Allora gli ho detto chiaramente che volevo restare vergine fino al matrimonio”. A quanto pare, Kakà si sarebbe emozionato e avrebbe risposto: “Era il segnale che avevo chiesto al Signore”. Fatto sta che lei aveva sì e no venti anni. La forza di volontà fa miracoli. Ma la frase più bella è stata questa: ”Come può qualcuno, in questo periodo di crisi, avere tanti soldi? Dio ha messo questo denaro nelle mani del Real per ingaggiare Kakà e noi potremo aprire una chiesa a Madrid”. D’altra parte era sempre stato Lui anon fargli accettare l’offerta del Manchester City. Altro che Mino Raiola… Kakà ha agganci molto più in alto. Senza parole.
Questa sembra essere l’estate dei grandi addii, per quanto riguarda la Serie A. Dopo monumenti come Nedved e Maldini, è partito Kakà e sta per farlo Ibrahimovic. Il nostro campionato, ormai, attrae come la Bundesliga, se non meno. L’ultimo grande affare è quello che riguarda lo svedese, in procinto di accasarsi al Barcelona: siamo davvero alla stretta finale, al punto che l’ultimo ostacolo è Eto’o, che dall’Inter vorrebbe un ingaggio da 10 milioni l’anno. Incredibilmente, Ibrahimovic è già a posto, sotto quel punto di vista. Dico incredibilm
ente perchè in nerazzurro prende(va) una dozzina di milioni, cosa che non credo potrà fare al Barcelona, perchè là nemmeno Messi si avvicina a certe cifre, almeno finora. Oggettivamente, credo che l’affare lo farà l’Inter: Eto’o è, molto probabilmente, il centravanti più forte del mondo, o quantomeno è sul podio. L’unica controindicazione è che entrerebbe in competizione con Milito: un vero peccato tenere in panchina uno dei due, ma volendo il camerunense può partire da lontano, adattandosi anche come seconda punta. A Milano arriverà anche Hleb, più uomo di fascia che trequartista da rombo di centrocampo a dire il vero, ma soprattutto una vagonata di soldi, reinvestibili, se Mourinho chiederà e Moratti vorrà, in un altro elemento di spessore, magari Cassano. L’attacco, nonostante la cessione di Ibrahimovic, sarebbe atomico. L’Inter 2009/10 si presenterebbe molto più forte di quella che ha affrontato la stagione appena trascorsa: detto dell’attacco, a centrocampo Motta e Hleb offrirebbero maggiori soluzioni e la difesa si è rafforzata con Lucio. Pronta per vincere la Champions League? Non si sa, di sicuro non ci è riuscita pur avendo Ibrahimovic in rosa. Chissà che non ci riesca senza.
Vorrei tornare su un argomento che, da toscano, ho avuto modo di seguire piuttosto da vicino, cioè il recente sfogo di Andrea Della Valle contro i tifosi, o pseudo tali, che hanno contestato l’operato della dirigenza della Fiorentina a seguito della cessione di Melo alla Juve. Ecco una sintesi della sua conferenza stampa: “Basta fucili puntati sul nostro operato, in sette anni qualcosa di buono lo abbiamo fatto. Ai tifosi dico fidatevi di noi, altrimenti qualcuno faccia una raccolta di firme per
mandarci a casa e andremo via. I soldi della cessione di Melo saranno reinvestiti con oculatezza, come richiedono il bilancio ed il momento di crisi internazionale, ma due-tre pezzi importanti arriveranno. Le scritte contro di noi mi hanno amareggiato, ma come potevamo trattenere Melo a 25 milioni di euro? Per lui era l’occasione della vita, per noi una cifra importante, ma la sua cessione non significa annullare il progetto viola. Siamo ancora in Champions, un po’ di credito questa famiglia lo merita”. Tutte parole condivisibili, in minatura la situazione che si è creata al Milan, dove Berlusconi, dopo anni di grandeur, ha ordinato di tirare la cinghia. Corvino non poteva fare un mercato a costo zero ed allora ha deciso la cessione di un pezzo pregiato: la scelta è caduta, comprensibilmente, su Melo, quello con più mercato. Vendere i vari Gilardino, Mutu, Frey e Montolivo avrebbe causato malumore allo stesso modo, ma i soldi che ha portato Melo non li avrebbe portati nessuno. Il brasiliano è sì forte, ma sostituibile: Dzemaili, Ledesma, Inler… sono diversi i nomi abbordabili. In più, avanzeranno diversi milioni per altre operazioni come l’acquisto di un centrale di difesa e di un vice-Gilardino. L’unica cosa che non va è lo stucchevole ritornello del “Progetto”: fare bene autofinanziandosi, ecco qual è l’idea dei Della Valle, il che sarebbe in realtà l’obiettivo di tutti. Niente di particolare insomma. In più, naufragata l’idea di una Fiorentina dei giovani: nella formazione titolare, in età da Under 21, non c’è nessuno.
Stavolta nessuna telenovela, nessun muso lungo, nessuna indiscrezione, nessun dubbio. Del Piero aveva il contratto in scadenza tra un anno e gli è stato rinnovato fino al 2011, a quanto pare sulle cifre del vecchio accordo, cioè qualcosa in più di tre milioni di euro. Evidentemente in corso Ferraris hanno davvero un tesoretto niente male, perchè un rinnovo così facile per Del Piero non me lo ricordo. Ad ogni modo, no
n c’era nessun rischio che il capitano bianconero lasciasse la Juventus: a 35 anni ormai non può avere mercato, a meno che per mercato non si intenda gli Stati Uniti o gli Emirati Arabi. E non credo che Del Piero avrebbe avuto bisogno di fare quel tipo di esperienza. Bianconero a vita, dunque, fino al 2011 ma, secondo me, anche dopo. Credo che giocherà fino al 2012, giusto in tempo per giocare una stagione nel nuovo stadio. Per quanto sia un estimatore di Del Piero (sono un tifoso bianconero), l’ultima annata è stata in chiaroscuro: dopo un inizio sontuoso Alex è calato alla distanza, anche se ha chiuso comunque il campionato con 13 reti e la stagione con 21 realizzazione complessive. Sarebbe l’ora di pensare al suo erede: non credo possa essere Giovinco, può esserlo Diego nel numero di maglia ma è un tipo di giocatore diverso. La società quest’anno ha preferito investire in altri ruoli e ha scelto di non affiancare a Del Piero un giocatore dalle caratteristiche simili capace di metterlo in ombra. Ma tutto potrebbe cambiare tra un anno: 2010, l’anno di Cassano in bianconero?
Gran bel colpo dell’Inter, che ha acquistato a costo zero (o a 5 milioni? Ancora non si è capito, ma rimane un affare) Lucio, difensore centrale del Bayern Monaco e capitano del Brasile. 31 anni, la stessa età di Ricardo Carvalho, ma ho la sensazione che sia più integro del portoghese. Vecchio? In realtà no, negli ultimi anni le carriere dei calciatori si sono allungate, dunque un paio o forse tre stagioni di livello le può garantire. La difesa dell’Inter appare adesso eccellente: Maicon-Lucio-Sam
uel-Santon, con Chivu riserva di lusso, pronto ad occupare un posto in fascia sinistra o al centro. Stupisce tuttavia la facilità con cui il Bayern Monaco si è disfatto del suo difensore, liberandolo a costo zero pur di liberarsi del suo ingaggio: ok, non era gradito al nuovo tecnico Van Gaal, ma forse avrebbero potuto monetizzare, almeno un minimo. E invece no: buon per l’Inter. Abbandonata dunque la pista Carvalho, per formare la squadra chiesta da Mourinho manca solo il trequartista, che può ancora essere Deco, am che, secondo le ultime voci, potrebbe anche diventare Hleb, il bielorusso che all’Arsenal aveva fatto bene ma che al Barcelona, arrivato proprio per sostituire Deco, non ha mai trovato spazio con continuità. Non un fenomeno, vero, ma a 32 anni nemmeno il brasiliano naturalizzato portoghese è più il giocatore ammirato al Porto e in Catalogna. In ogni caso, lo Special One non ha ancora la squadra dei suoi sogni, ma manca solo un tassello.
Nonostante la crisi, come conseguenza, forse, degli acquisti galactici del Real Madrid, i prezzi dei calciatori stanno impazzendo. Dopo i fasti di una decina di anni fa e qualche anno di abbassamento del prezzo dei cartellini, adesso sembra vengano sparate cifre a caso. Il Milan non ha mai seriamente provato a prendere Adebayor perchè l’Arsenal chiedeva una trentina di milioni, così il togolese andrà al Manchester City. Almeno in quel caso, però, quella cifra poteva avere un senso: giocatore di caratura internazionale di proprietà di un grosso c
lub inglese. All’improvviso tutti costano 30 milioni: ecco perchè sfuma Dzeko, ecco perchè i rossoneri stentano a chiudere per Luis Fabiano. La Juve racimola tutti gli spiccioli che ha e per portarsi a casa un signor mediano come Melo ne tira fuori 25, di milioni. Nel frattempo D’Agostino è troppo caro anche per Il Real Madrid. Ma i prezzi impazziscono in tutta Europa: basti pensare a Cissokho, valutato 15 milioni, o alle altre due cessioni boom del Porto, cioè Lisandro Lopez, 24 milioni per fargli vestire la maglia del Lione, o Lucho Gonzalez, 18 milioni scuciti dall’Olympique Marsiglia. Importante poi, anche lo sforzo sostenuto dal Bayern Monaco per Gomez, uno che agli Europei era stato semplicemente inguardabile. Certo, sono tutte operazioni che vengono fatte perchè i soldi ci sono: il Lione ha venduto Benzema, il Bayern Monaco sta per fare lo stesso con Ribery. Ultimo colpo in Francia è stato poi l’acquisto da parte del Lione di Bastos, 26enne del Lilla valutato ben 18 milioni. In compenso, c’è anche chi se ne va per cifre modeste, come Maxwell, che va al Barcelona per 4.5 milioni. Non un fenomeno, ma pur sempre il terzino sinistro titolare dell’Inter almeno fino all’ascesa di Santon. Complici il giovane fenomeno e un contratto in scadenza tra un anno, si può dire che se ne sia andato per un tozzo di pane.
Se quelle di ieri erano voci, oggi voglio parlare di un giocatore che, a quanto pare, in Inghilterra ci sta per andare sul serio. O meglio, ci sta per tornare: si tratta di Patrick Vieira. Sembra infatti cosa certa il suo trasferimento al Tottenham, rivale storico della società nella quale il franco-senegalese si è affermato come campione di caratura internazionale. Dopo gli inizi in Francia ed una fugace apparizione al Milan (dove viene bocciato, si dice, anche per la sua statura: troppo alto per il calcio degli anni ‘90 ma adattissimo per q
uello del 2000…), è giocando nei Gunners che Vieira da il meglio di sè, diventandone anche capitano. Lunghe leve, personalità, senso dell’inserimento, tecnica e potenza nell’Arsenal tutto palla a terra e in velocità disegnato da Wenger, capace di vincere tre Premier League e quattro FA Cup, ma nessun alloro europeo, anche se in Champions giocare ad Highbury era il peggio che ti poteva capitare. Ricordo l’estate del 2005, quando la Juventus lo acquistò per metterlo accanto ad Emerson: non so se all’epoca in Europa si trovava di meglio. Tuttavia l’ultimo grande colpo di Moggi vive una stagione in chiaroscuro, con un’ottima partenza, condita da gol decisivi, ma con una seconda parte in calo, soprattutto a causa della pubalgia. Il vero Vieira finisce con Calciopoli: acquistato dall’Inter, in tre anni non riesce a dare in pieno il suo contributo (non per colpa del club, sia chiaro), non va mai oltre le 20 presenze a campionato e in totale gioca solo 75 partite, tra i soliti problemi fisici e convocazioni in Nazionale tra le polemiche. A Londra lo cedettero perchè avevano in rampa di lancio Fabregas, a Torino perchè c’era la Serie B, all’Inter non lo rimpiangerà nessuno. Anzi, liberarsi del suo pesantissimo ingaggio non potrà che far sorridere Moratti.
Di nuovo la telenovela-Ibrahimovic. Sempre la stessa domanda, “Rimarrai all’Inter?”, e di nuovo la stessa risposta “Vediamo”. In effetti, come dargli torto? Il mercato è ancora lungo, se lui se ne volesse andare, potrebbe opporsi la società, se invece Moratti cedesse, potrebbe decidere lui di restare. L’ingaggio è più che lauto, per spostarsi da Milano servirebbe un’offerta indecente accompagnata da un progetto tecnico valido. Su di lui sembra esserci sempre il Chelsea, che sarebbe arrivato ad offrire più o meno la cifra sborsata dal Real Madrid
per Kakà, raggiunta però aggiungendo al contante i due giocatori bramati da tempo da Mourinho, cioè Deco e Carvalho. Credo che il tecnico preferirebbe tenersi lo svedese e rinunciare ai suoi pupilli, tutto sommato. Se l’offerta sia reale, non si sa, se lo fosse ed aumentassero i soldi, Moratti potrebbe vacillare. Ma, in fondo, perchè Ibrahimovic dovrebbe costare più di Kakà? Non ha un Pallone d’Oro sulla mensola, non è mai stato decisivo in Champions League, con la sua Svezia rischia l’esclusione dai Mondiali. Ha trascinato l’Inter alla vittoria dello scudetto, segnando come non gli era mai successo, ma quello che accade nel nostro orticello italico ormai non fa più clamore. Comunque, mai dire mai, c’è ancora tempo. Chi invece si mormora andrà davvero al Chelsea è Pirlo: Ancelotti sembra non poter fare a meno della sua regia. Sarebbe un altro duro colpo per i tifosi del Milan, già delusi dal mercato della società rossonera. Ma c’è poco da fare, la Premier League tira: non come il Real Madrid, ma tira. Tanto per dire, una squadra (ricchissima, sia chiaro) come il Manchester City la prossima stagione avrà in attacco Robinho e Tevez, che faranno compagnia ad un centravanti: vorrebbero Luis Fabiano, ma lui, in controtendenza, vorrebbe l’Italia. Sempre che non cambi idea.
“Moratti ha provato a farmi la formazione, ma non c’è riuscito”. Moratti, colpito e affondato. Mancini, da un anno senza panchina e in procinto di iniziare la sua seconda stagione da disoccupato di lusso, non le manda certo a dire al suo ex presidente. Che però lo sta ancora profumatamente stipendiando, sia chiaro. Per le sue scottanti rivelazioni Mancini sceglie tra l’altro una testata di prestigio, l’Avvenire: dalle sue pagine il tecnico attacca i dirigenti del calcio moderno: “A volte penso che Mantovani non sia mai esistito. Un uomo troppo grande per essere vero. Oggi i presidenti non
stanno mai zitti, fanno interviste ogni tre giorni. Per dire cosa?. Creano solo confusione. Quella su Berlusconi che ora può fare la formazione a Leonardo può essere solo una battuta, ma io posso parlare di Moratti: qualche volta ha provato a farmi la formazione, magari spingendo per mandare in campo qualche giocatore che gli stava più a cuore. Ma non c’è riuscito, anche perché penso che non sia giusto che un presidente interferisca sulle scelte tecniche. Questo è uno dei mali peggiori del nostro calcio”. Non male, come bordate. Su Berlusconi e sulle sue interferenze, specialemente nei confronti di Ancelotti l’aziendalista si è molto parlato, ed è un dato di fatto che molto spesso spingesse per giocare con due punte anzichè con una. Di Moratti sono sempre stati palesi alcuni sue infatuazioni, come quella per Recoba, che lo portò anche ad acquistare in preda ad un raptus di follia Pacheco, e credo che, almeno per l’uruguaiano, qualche volta abbia messo una buona parola. Con Mancini ci ha provato, con Mourinho, invece, lo ha subito spedito al Panionios. Ad ogni modo, bravo Mancini che “smaschera” questo malcostume, però peccato, poteva dirlo quando sedeva sulla panchina dell’Inter…
“Qualcuno dovrà partire”. Roma come la Fiorentina, dunque. Prima vendere, fare cassa, e poi tornare sul mercato. Con le sue parole Spalletti ammette la possibilità di qualche cessione eccellente. “Bisogna fare mercato in uscita e si sta lavorando in tutti i sensi. Vucinic? Finora non c’è stata una proposta di una società. E’ chiaro che cercheremo di tutelare alcune priorità per mantenere la compattezza di squadra”. De Rossi è l’unico giocatore cedendo il quale la Roma potrebbe davvero racimolare soldi per il mercato, ma la sua cessi
one sarebbe impopolare e, inoltre, l’interesse del Real Madrid è già sfumato. I giallorossi hanno tre giocatori che potrebbero riempire le casse del club: Mexes, Vucinic e Julio Baptista. Non considero gli altri per vari motivi: Aquilani credo che adesso abbia poco mercato, su Brighi c’è la Fiorentina ma una sua cessione non porterebbe molti soldi e lo stesso vale per Juan e Riise. Mexes è un centrale che farebbe comodo a diverse squadre, ma per vari motivi non, lo cerca nessuno: rimarrà a Roma. Personalmente venderei Baptista: nè carne nè pesce, non ha incantato nella sua prima stagione in Italia e credo che possa ancora avere mercato, magari in Spagna. E Vucinic? In questi giorni sembra essere lui l’indiziato per la partenza. Una sua cessione potrebbe portare un quindicina di milioni di euro al club: forse non tantissimi, ma abbastanza per acquistare un paio di discreti giocatori, tra cui la punta di peso che Spalletti vorrebbe. Vucinic alla Roma non ha fatto il botto, è vero, e la sua stagione più prolifica risale ai tempi del Lecce, tuttavia farebbe comodo a tante squadre, ad esempio al Milan, che non capisco perchè si affanni dietro a Luis Fabiano quando credo potrebbe comprare a pressi umani il montenegrino.
