E se va via Ibra?

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Ieri ho detto di Kakà, oggi mi occupo di Ibrahimovic. Quando era alla Juve non mi entusiasmava, lo ammetto. Piacevolmente colpito dal numero delle reti realizzate nella prima stagione, 16, nella mia personale hit parade perse posizioni durante la seconda annata, in cui era partito bene, diventando indisponente via via che passavano i mesi (a digiuno di gol) e non arrivava un contratto più sostanzioso. Nei tre anni all’Inter si è completato come calciatore, sviluppando un destro di potenza devastante, cosa che non aveva appena arrivato in Italia. Gol dopo gol, ha anche vinto la classifica cannonieri, prorpio lui che nelle sue corde, credo, abbia più l’assist della rete. Giocatore più decisivo del campionato, per lunghi tratti della stagione l’Inter si è identificata nello svedese, gli ha affidato palloni difficili che lui spesso ha trasformato in oro, ha fatto dimenticare le fughe di Adriano ed il rapido declino di Cruz e Crespo. Doveva ricevere cross da Mancini e Quaresma, ma forse è successo solo ad Appiano Gentile. Più spesso ha dovuto fare a sportellate in solitudine ed inventare gol impossibili. Certo, per sbagliarne di facili o per non farne mai in Europa, ma nessuno è perfetto. Per il non-gioco dell’Inter, Ibrahimovic è stato il terminale perfetto: palla lunga e vediamo cosa fa lo spilungone di Malmoe… con un gioco come quello espresso quest’anno ma senza di lui (che non si è mai infortunato, buon per Mourinho) non so l’Inter se avrebbe vinto il campionato. Forse la prossima stagione lo scopriremo.

Anno 1° dopo Kakà

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Kakà e Ibrahimovic. Il calcio italiano rischia di perdere in un colpo solo due pezzi da novanta. Ma si sa, il ci sono società che devono tener conto dei bilanci, ed a volte bisogna, anche se tifosi, mettersi il cuore in pace. Lo so bene, e mi ricordo l’estate del 2001 in cui la Juventus vendette Zidane al Real Madrid. Per la Vecchia Signora quella fu un’estate caldissima: via Zidane, Inzaghi e Van der Sar, dentro Buffon, Thuram, Nedved e Salas. Solo per citare i grossi calibri. In quel caso la Juve spese più di quanto incassò, cosa che, a rigor di logica, non potrà fare il Milan, se ha venduto Kakà per questioni di bilancio… In ogni caso il brasiliano è insostituibile, ma non vuol dire che al suo posto non arrivi qualcuno in grado di farlo dimenticare. In giro non ci sono altri Kakà: unico nel suo genere, forse si troverà ancor di più a suo agio tra le larghe maglie delle difese spagnole. In ogni caso il Milan ha già in rosa il nuovo potenziale fuoriclasse verdeoro, cioè Pato. Dai piani alti spingono per il rilancio di Ronaldinho, ai margini in questo primo anno rossonero: ma per sopportare e supportare la sua scarsa attitudine al sacrificio ci vorrebbe un centrocampo di mastini. Gira la voce-Adebayor, ideale complemento di Pato, ma basterà a far rimanere il Milan competitivo? Tra l’affare Kakà e la cessione di Gourcuff la società avrà tra le mani quasi 80 milioni, di cui ne potrà spendere la metà. Con Adebayor se ne andrebbero quasi tutti e sinceramente non so se li merita. A questo giro Galliani e Braida non si possono permettere altri Jose Mari, Javi Moreno o Ricardo Oliveira.

La Samp che fa gola

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La Juve sta operando sul mercato per rinforzare la squadra, ma la dirigenza sa bene anche che manca qualcuno… proprio nella dirigenza. Così si sono fatte sempre più fitte le voci sull’approdo a Torino si Marotta, amministratore delegato della Sampdoria. Il presidente Garrone ha però subito smentito: ”Ho parlato con lui e mi ha detto che non ha alcuna intenzione di lasciare la Sampdoria. Rimarrà con noi al 2000%. E’ chiaro che in questi anni ha fatto molto bene e che le società più ambiziose abbiano pensato a lui“. Intanto ancora una volta rimango perplesso di fronte a gente sulle percentuali sfora il tetto del 100% (tanto più certi del 100% non si può essere), ma non è questo il punto. L’offerta c’è stata, come ha confermato intervistato dal Secolo XIX: “E’ chiaro che, quando uno inizia a fare un lavoro come il mio, il sogno è di arrivare in una società come la Juve. Sono stati giorni di riflessioni lunghi. Non posso nascondere che l’offerta della Juventus mi abbia lusingato. Ma ho ritenuto che in questo momento non ci siano i presupposti temporali per muovermi”. Beh, forse aspetta solo che la Juve proponga un’offerta leggermente migliore e farebbe bene, perchè stiamo parlando di un ottimo dirigente che alla società bianconera farebbe comodo. C’è poi un altro doriano nelle mire di una grande, cioè Cassano, che interessa all’Inter. “Per il suo temperamento si trova meglio in una squadra dove non c’è concorrenza. Ha un carattere per cui potrebbe avere difficoltà in un grande club. Inoltre, sto leggendo che Ibrahimovic potrebbe rimanere all’Inter, quindi Cassano rimarrà qui”. Questo quello che dice Garrone. Ma se Ibra parte, Cassano va a Milano. Non sarà lo svedese, ma è una seconda punta che ora come ora l’Inter non ha in organico: viste le recenti voci di mercato, un reparto d’attacco con Milito, Eto’o, Balotelli e Cassano sarebbe di tutto rispetto.

Raiola, così si esagera

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Ora, vabbè che ognuno fa bene a tirare l’acqua al proprio mulino, però a un certo punto si esagera. Mino Raiola, che sta ancora cercando di convincere Nedved a continuare a giocare (per avere la sua percentuale di stipendio), è impegnatissimo anche sul fronte Ibrahimovic. Lo svedese è già strapagato all’Inter, ma il suo procuratore lo vorrebbe lontano da Milano, o semplicemente sta chiedendo tra le righe l’ennesimo aumento di stipendio. Di ieri le dichiarazioni apparse sul Mundo Deportivo (”Ibra ha una voglia matta di andare al Barcellona“), poi la smentita e l’esca per Moratti: “Noi siamo in attesa di sapere cosa vuol l’Inter. Il Barca? Piace, ma non è il solo club interessato. Comunque c’è tempo fino al 31 agosto. Aspettiamo che ci venga proposto un piano sportivo e finanziario. Solo dopo che l’Inter si sarà messa d’accordo con una società allora noi potremo sederci e vedere se il piano tecnico e quello economico ci soddisfano”. I contratti nel calcio non contano più, si sa. Un tempo era la società che ti vendeva, e tu non potevi farci niente. Adesso se un giocatore vuole andare, è la società a dover chinare la testa. Così non va, ed anche il comportamento di molti procuratori è da censurare. Comunque complimenti a Raiola, un ex pizzaiolo olandese che ha saputo farsi strada nel mondo del calcio e che oggi ha tra le mani una gallina dalle uova d’oro.

Nelle mani di Ferrara

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“Per la Juventus si tratta di una scelta autorevole e pienamente adeguata agli obiettivi e alla tradizione della società. Un uomo legato alla Juventus e alla sua storia di successi, un allenatore giovane, che in questi anni ha maturato esperienza manageriale all’interno della società e una visione internazionale del calcio grazie al lavoro all’interno dello staff tecnico della Nazionale campione del mondo”. Parole tratte da un comunicato della Juventus. Tutto vero. Ineccepibile. Come bandiera in panchina, avrei visto meglio Conte. Su Ferrara non ci si può pronunciare: è un’incognita. Nessuno può dire come sia da allenatore, anche se lui pare avere le idee chiare:  “Il mio calcio è fatto di grande movimento, elevata qualità tecnica e condizione fisica sufficiente a reggere fino alla fine della stagione. Quest’ultimo aspetto è molto importante e lo curerò in maniera particolare, perché vogliamo giocatori che garantiscano continuità. Se poi la squadra si diverte a giocare, il possesso palla per più tempo possibile è la strada giusta. Non è facile farlo in Italia, ma vorrei proprio una squadra che sappia giocare con moduli diversi, ma che sia affamata quando la palla non ce l’ha e allo stesso tempo cattiva quando la palla ce l’ha“. Le parole sono belle, mettere tutto sul campo sarà un po’ più difficile. Quello che non mi convince è più che altro un fatto: la Juventus sta operando a mio avviso molto bene sul mercato, c’è una grande voglia di far bene, di lottare davvero per vincere, e poi la squadra viene messa in mano ad un allenatore alla sua prima esperienza in panchina… mettiamola così: se Ferrara fosse da tecnico un terzo di quello che è stato da calciatore, la Juve avrebbe fatto centro.

Juve, il rombo è servito

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Qua si va da un’estremità all’altra. La Juventus che ha giocato la stagione appena trascorsa era una squadra dove la fantasia stentava a trovare posto: tra un camoranesi a mezzo servizio, un Giovinco a piccole dosi e un Del Piero altalenante, il livello tecnico medio era piuttosto basso. Ovviamente era un gruppo nel suo totale più muscolare che tecnico, come sottolineò all’epoca l’acquisto (fallimentare) di Poulsen. Adesso, invece, dopo aver preso Diego la Juventus ufficializzerà anche l’ingaggio di D’Agostino. Un ex trequartista convertitosi regista, esattamente come Pirlo. Credo ci sia una distanza siderale tra i due, ma oggi come oggi è l’unico suo possibile emulo. La Juventus cambia dunque faccia: bye bye 4-4-2, ecco il rombo con Diego vertice alto, D’Agostino basso, affiancato, direi, da Sissoko (classica diga) e Marchisio (centrocampista completo e abile negli inserimenti). Non ci sarà posto, almeno tra i titolari, per Camoranesi, a questo punto in partenza, così come Trezeguet. Se se ne dovesse andare anche Giovinco, l’acquisto di una punta sarebbe obbligatorio e dunque ecco spiegate le voci su Pandev. In generale, ritengo positivo l’affare-D’Agostino: non è stato strapagato, non viene dall’estero come Tiago e ha più esperienza di Almiron. In più, adesso la Juve avrà anche un eccellente tiratore di calci piazzati mancino. Fatto il centrocampo, ci sarebbe da aggiustrare qualcosa dietro. Dando per titolare Cannavaro, serviranno, visto il modulo, terzini capaci di salire spesso e di crossare. Molinaro non è esattamente Beckham, a questo punto ben venga (di nuovo) Criscito. Personalmente apprezzo molto De Ceglie, ma forse è troppo offensivo e pare che sia stato promesso al Bari…

Real Kakà

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Un vero peccato per il calcio italiano il fatto che Kakà, stavolta, se ne andrà davvero. Questo non farà che aumentare ancora il distacco tra la Serie A e i due campionati che adesso ci sono superiori per giro d’affari, spettatori e risultati sportivi, cioè Premier League e Liga. Insomma, per i tifosi del Milan purtroppo gli arabi rimangono un miraggio: di soldi ce ne sono sempre meno, Berlusconi lo sa, Galliani idem, il Real pagherà molto Kakà (sui 10 milioni annui più vari benefit) e la società rossonera incasserà una cifra vicina ai 70 milioni. Reinvestiti sul mercato, certo, permetterebbero di comprare due o tre elementi di sicuro valore, anche se sarà difficile dimenticare Kakà, uno che senza dubbio è nella top 5 dei giocatori d’attacco di tutto il mondo. Chi sarebbero gli altri quattro? Messi, C.Ronaldo, Ibrahimovic e uno a piacere tra Torres, Eto’o, Ribery, Benzema o chi per loro. Il fuoriclasse di Brasilia è insostituibile e il nuovo Milan dovrà dunque lavorare di fantasia. A questo punto non capisco come i rossoneri si siano potuti far scappare Gourcouff, che avrebbe fatto comodo… Il nuovo Milan brasiliano di Leonardo, ironia della sorte, partirà senza il verdeoro più rappresentativo. Una doppia delusione per i tifosi: quel giocatore che hanno amato e che a gennaio sventolava la sua maglia dalla finestra di casa, mandando baci e battendosi il petto, era rimasto a Milano solo perchè non gli interessava andare al Manchester City. Ma d’altra parte anche i giocatori sono uomini e dopo sei anni è forse normale voler cambiare, soprattutto se il tuo datore di lavoro ti coprirà d’oro e di nome fa Real Madrid. Un saluto a Kakà e un “in bocca al lupo” al Milan, ne avrà bisogno.

Mamma li arabi!

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Se l’offerta fosse reale e se, soprattutto, venisse accettata, potrebbe portare ad un vero e proprio terremoto calcistico. Lo sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktum, che lo scorso anno aveva tentato di comprare il Liverpool, ora avrebbe nel mirino il Milan. Per adesso il 40% della società di via Turati, lasciando alla Fininvest la possibilità di cedere in un secondo tempo anche il restante 60%. Per Milano Finanza sarebbero pronti attorno ai 400 milioni di euro per la quota del 40%, per una valutazione complessiva del club rossonero di circa 1 miliardo. Cose che in Inghilterra succedono da tempo. Arabi, russi, americani: anche grazie a loro, o forse soprattutto grazie a loro, i club della Premier League dominano anche in Europa. Curioso che questo interessamento arrivi proprio nell’anno in cui Berlusconi ha previsto un taglio delle spese: con i soldi che potrebbero arrivare, sarebbe più facile trattenere Kakà e, magari, rinforzare seriamente la squadra. Anche perchè la concorrenza si sta muovendo e invece il Milan non ha ancora concluso nessun acquisto, anzi, ha lasciato andare il suo allenatore, sedotto, oltre che dal fascino di Londra e della Premier, dallo stipendio promesso da Abramovich. Tuttavia, anche un po’ più giù in classifica c’è chi sta già investendo pesantemente, cioè il Napoli. Presi Quagliarella e Cigarini, è in arrivo Pellissier. O il Napoli venderà Lavezzi, e quindi sa di avere contante fresco a dispozizione, o De Laurentis vuole fare sul serio. Oppure è arabo.

Il passaggio del testimone

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Nemmeno il tempo di dire addio al MIlan e già in Blues. Ancelotti è ufficialmente il nuovo allenatore del Chelsea. D’altra parte studiava inglese da tempo. Nella sua prima intervista rilasciata alla tv del club inglese ha subito detto di voler vincere la Champions League. Tolto lo sfizio di conquistare la Premier League, da ormai tre anni è, in fondo, anche l’obiettivo mai celato di Abramovich e fallito con Mourinho alla guida del club. Per Ancelotti è un passo importante e difficile: sarà meno coccolato che al Milan, ma in teoria, e credo anche in pratica, avrà a disposizione un budget maggiore per il mercato. In rossonero troppe volte si era visto recapitare qualche omaggio non gradito, basti pensare ai recenti Shevchenko e Ronaldinho… In ogni caso, per l’Abramovich con ambizioni europee, non ci poteva essere allenatore più adatto, considerando Ancelotti ne ha vinte quattro, due da giocatore e altrettante in panchina. Il suo successore al Milan è, come già si sapeva, Leonardo. Uomo di fiducia, moderatamente economico, ma digiuno di esperienza da allenatore, ha già detto di sentirsi più che altro un “gestore”, anche se per adesso ha gestito le pubbliche relazioni del Milan e non i giocatori. Una scelta che ricorda quella di Capello, hanno detto in molti. Solo per il fatto che entrambi non avevano mai allenato prima: senza niente togliere all’attuale C.T. dell’Inghilterra, ma vincere guidando quel Milan non era certo impossibile. Leonardo avrà un compito un po’ più impegnativo…

Piangono tutti, soprattutto il Toro

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Più che una giornata di campionato, un film strappalacrime. Piangono in molti per l’ultima di A. Lo fanno per la gioia i tifosi del Bologna, sono lacrime di rabbia quelle dei tifosi del Torino, retrocesso in B. Gli emiliani ha avuto un avversario “morbido”, un Catania piuttosto arrendevole, è vero, ma considerando che il Toro perde contro la Roma, non c’è spazio per la malizia. Addirittura, a posteriori sono inutili anche le polemiche di Cairo dopo il presunto “biscotto” del Bologna con il Chievo. Il Presidente del Torino ha già fatto “mea culpa” e sa bene che la retrocessione non è frutto di due giornate storte, ma della scarsa lungimiranza, di scelte societarie discutibili, di campagne acquisti incomprensibili. Il Torino non era certo tra le tre peggiori squadre di A: a volte, anche metterci il famoso cuore granata non basta. Nell’altra partita di interesse di questa ultima di campionato il Milan vince 2-0 a Firenze e difende il suo terzo posto: era però l’ultima in assoluto di Maldini, dopo il polemico addio a San Siro. Ma anche di Ancelotti, ormai del Chelsea. Lacrime rossonere per l’addio del capitano e simbolo, commozione anche per Nedved, che dice basta con il calcio nella sua partita del cuore: il destino gli ha regalato, per il suo passo d’addio, una Juventus-Lazio. Lascia anche Figo, non una bandiera interista ma un calciatore che ha caratterizzato gli ultimi 15 anni del calcio mondiale. Piangono anche al Genoa per il saluto di Milito, che vola a Milano alla soglia dei 30 per giocarsi la sua grande occasione. Occhi lucidi pure a Udine per Quagliarella, che sta ber abbracciare il Napoli. Al Friuli giro sotto la curva anche per il D.S. Leonardi, già verso Parma, mentre a Palermo abbandona a sorpresa anche Ballardini. Lasciano in molti, ci abbandona, per un po’, anche il campionato. Adesso inizia l’estate e il tempo dei sogni e dei progetti. Per il calcio, quello vero, appuntamento a fine agosto.