Fine dell’Impero dei Sensi

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A Roma e alla Roma sta davvero per finire un’era. Il gruppo Mediobanca avrebbe approvato l’offerta per la cessione della quota di maggioranza della società giallorossa ai compratori rappresentati dall’agente Vinicio Fioranelli. La cifra dell’affare si aggirerebbe intorno ai 300 milioni. L’annuncio ufficiale è previsto per la giornata di lunedì, ma già ci sono le prime ammissioni direttamente da Italpetroli: ”Stanno procedendo e sono tuttora in corso le verifiche da parte di Compagnia Italpetroli e del proprio advisor finanziario Mediobanca, di cui si è già in precedenza data comunicazione al pubblico, in merito alla concretezza dell’interesse a suo tempo rappresentato dal signor Fioranelli“. L’avvocato De Santis, legale dello stesso Fioranelli, è ancora più netto: ”Se è stata accettata la proposta di Fioranelli da Mediobanca? Sì, è stato scritto da tutti i giornali, quindi non vedo perché si debba dire il contrario. Quando ci sarà l’annuncio? Non posso dirlo, non so che dirle. Si parla di domenica o lunedì? Non ho notizie in tal senso. Posso solo dirle che sicuramente ci sarà una nota da parte del gruppo Fioranelli e da parte della famiglia Sensi“. Insomma, dopo 16 anni la Roma sta davvero passando di mano: è una svolta epocale, che avrà dei risvolti anche in sede di calciomercato, per una società che stava andando verso un deciso ridimensionamento e che adesso potrebbe rivedere (in positivo) le proprie ambizioni.

Che piaga l’Egitto!

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Sottovalutato da tutti, l’Egitto ci ha invece castigato mettendoci in serie difficoltà per la qualificazione alla semifinale. Ora, non che vincere la Confederations Cup sia questione di vita o di morte, sia chiaro, ma uscendo non faremmo certo una gran figura: in fondo, siamo i campioni del Mondo in carica. Il fatto è che mi sembra che nel gruppo azzurro manchi la condizione fisica, cosa che invece non manca agli egiziani, in grado tra l’altro anche di costruire piacevoli trame di gioco. Da noi il calcio di quelle latitudini è, in pratica, sconosciuto, se si escludono le meteore Mido, Said e, soprattutto, Emam, che arrivò in Italia ad Udine come “lo Zico delle Piramidi”, o forse Baggio, non ricordo (nda: questo articolo è modificato. Ringrazio Lorenzo Mantelli per la preziosa collaborazione, visto che avevo confuso Emam con Ramzi, anche lui transitato da Udine ma marocchino). Eppure l’Egitto, oltre ad aver in pratica pareggiato col Brasile, ha vinto le ultime due edizioni della Coppa D’Africa e suppongo non per caso. Fare meglio delle varie Nigeria, Camerun, Costa D’Avorio, Senegal, e Ghana è quantomeno sintomo di un movimento calcistico di tutto rispetto. Però ciò non toglie che l’Italia potesse e dovesse fare di più. Le occasioni da gol non sono mancate, ma spesso sono arrivate da palle lunghe: la manovra è stata spesso troppo lenta e macchinosa, in particolare Pirlo, modello moviola e insolitamente impreciso. In difesa, poi, la coppia Cannavaro-Chiellini è stata a tratti imbarazzante, e questo per la Juve 2009/2010 non è certo un bel segnale. E’ mancata anche la spinta dei terzini, in particolare da parte di Zambrotta: tanto valeva mettere dentro Santon. In attacco, ho condiviso la scelta di Lippi di schierare inizialmente tre punte di movimento, veloci ed interscambiabili, anche se alla fine questo non ha portato a grandi risultati. Adesso la qualificazione è difficile: bisogna fare meglio dell’Egitto o, in alternativa, superare il Brasile con due reti di scarto. Difficile, ma non si sa mai.

Se salta Cissokho…

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L’affare Cissokho per il Milan rischia di diventare un vero problema, ai limiti del grottesco. Se prima sarebbe stato riscontrato un problema ai denti, adesso ce ne sarebbe un altro al pube, ma forse anche all’apparato respiratorio. Insomma, il Milan si voleva rinnovare ed invece inizia subito nel solco della continuità: dopo i malanni di Dida, Nesta e Senderos (tutti con acciacchi da ospizio, mica da Serie A), ecco un nuovo acquisto che, secondo le ultime news, sembra già da rottamare. Ma non tutti i mali vengono per nuocere: i rossoneri potrebbero infatti chiedere uno sconto, anzi un maxisconto. Si parla in pratica di un prestito gratuito, magari con prezzo del riscatto già fissato e ribassato. Al Porto non sembrano fare salti di gioa e al Milan già si guardano intorno nel caso l’affare dovesse saltare: si fa di nuovo il nome di Maxwell, brasiliano e stimato da Leonardo. Cissokho, nel frattempo, si sente in una botte di ferro: ”Ho fatto un primo esame da cui è emerso un problema ai denti, poi ne ho sostenuto un secondo, più approfondito, che ho superato. Non si tratta di nulla che non possa essere risolto in poco tempo. Ho firmato il pre-contratto e ora parto per le vacanze in Senegal. Andrà tutto bene“. Può darsi che tutto, alla fine, si risolva in una bolla di sapone. Ma se questa doveva essere la nouvelle vague rossonera, beh, sa già di vecchio…

Frey in Catalogna?

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Non capivo perchè nessuna delle grandissime ci avesse fatto un pensierino. Pare che addeso, invece, ci siano sirene spagnole, o meglio catalane, per Sebastien Frey. Il Barcellona si sarebbe infatti fatto avanti per con il francese, dopo aver interrotto le trattative per il rinnovo di Victor Valdes. Il salto di qualità per il giocatore sarebbe garantito e la Fiorentina, considerando che il Barcelona potrebbe sentire la pressione del mercato del Real Madrid, avrebbe tra le mani un bel pollo da spennare, diciamo così. D’altra parte la società viola, con Gilardino intoccabile e Mutu desideroso di rimanere a Firenze, per fare cassa deve cedere Frey o Melo. la Fiorentina, nel frattempo, ha fatto un sondaggio col Valladolid per Asenjo, estremo difensore del Valladolid e su ciò ci sono anche delle conferme: ”L’interesse della Fiorentina è reale. Il club viola ha fatto un’offerta al Real Valladolid, ma noi preferiamo altre soluzioni. Abbiamo già avuto due incontri con la dirigenza viola, ma il progetto sportivo e quello economico non ci hanno convinto”. Così ha detto Zoran Vekic, procuratore di Asenjo. Curioso che proprio a Firenze non convinca il Progetto… Però mai dire mai. Nel frattempo l’ipotesi Frey per il Barcelona è reale: in effetti lui una grande chance se la meriterebbe, per quello che ha dimostrato in questi anni tra Parma e Fiorentina. D’altra parte se a 20 anni aveva fatto una stagione da titolare all’Inter non poteva essere per caso: adesso è sicuramente tra i primi portieri del mondo. Julio Cesar, Buffon, Cech, Casillas… il livello è quello, perchè il Barcelona in porta non dovrebbe metterci uno come lui?

Italia, buona la prima

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Io sono, nel calcio, una persona molto legata alle tradizioni. Da tifoso bianconero, ancora adesso guardo con malcelato sdegno al nuovo logo della Juventus e a inserti e numeri gialli. Per esempio, ma potrei continuare con la gioia per la maglia di riserva rosa, l’apprezzamento per le maglie celebrative come quella granata dell’Arsenal, Milan e Inter del centenario… Ma le divise che ha l’Italia in questa Confederations Cup quanto sono brutte? Che poi non sono brutte nemmeno le magliette, in realtà. E’ il colore dei pantaloncini e dei calzettoni che proprio è inguardabile. Ma, detto questo, qualche riflessione sulla partita: Rossi va fatto giocare. E’ uno che salta l’uomo, ha un gran tiro ed è funzionale al modulo che ormai Lippi ha scelto. Iaquinta sempre prezioso, ma meglio all’ala destra anzichè a sinistra: si è fatto preferire a Camoranesi, fuori forma come sempre quest’anno, ma a valori assoluti schiererei sempre l’oriundo. A centrocampo bene così, bene anche Montolivo, ma ipotizzare il contemporaneo impiego di Pirlo, De Rossi e del viola sarebbe troppa grazia: Gattuso servirà. In difesa a tratti si è ballato perchè paradossalmente la coppia Legrottaglie-Chiellini non è sembrata particolarmente affiatata, ma si è visto un discreto Grosso, quasi in versione Germania 2006. Le indicazioni, insomma, sono buone, adesso c’è l’Egitto, che ieri ha messo paura al Brasile.

Il Milan cambia veste

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“Sono molto grato al Milan. Se oggi sono riconosciuto come un giocatore internazionale lo devo al Milan, insieme alla nazionale brasiliana. Mi spiace per quello che è successo, ma questo sarà il mio futuro. Spero che il Milan possa fare tante cose con Leonardo, cui mando un grosso ‘in bocca al lupo’… Florentino Perez va capito: è una questione di politica sportiva. Certo, l’acquisto di Cristiano Ronaldo ha sorpreso anche me perché è avvenuto tutto molto in fretta. Ma una grande squadra ha bisogno di giocatori che possano risolvere da soli una partita, e Cristiano Ronaldo è quel tipo di calciatore… Spero che Dunga abbia ragione e che io torni ad essere il miglior calciatore del mondo. Per riuscirci devo ricominciare a vincere, e vorrei iniziare da qui: i riconoscimenti individuali arrivano sempre grazie alle conquiste collettive”. Questo, più meno, ciò che ha detto Kakà dal ritiro della Selecao. Ormai un giocatore del Real Madrid, e sembra davvero entusiasta della sua nuova avventura calcistica. Nel frattempo il Milan, per dimenticarlo, cerca di reinventarsi: nessun sostituto, ma importanti variazioni allo spartito degli ultimi anni. Preso Cissokho, i rossoneri puntano sempre Mexes e continuano il corteggiamento a Dzeko. Insomma: solidità difensiva, spinta sulle fasce e gioco aereo… tutti elementi che al Milan sono mancati negli anni di Kakà. D’altra parte un altro come lui non c’è, tanto vale cambiare tutto. E considerando che anche Pirlo e Gattuso potrebbero cambiare aria, il cambiamento potrebbe essere davvero epocale.

Che Parma quel Parma…

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Il Parma è stato, nei miei primi anni da tifoso juventino, il mio vero rivale. E’ a causa del Parma che, a soli nove anni, versai le mie prime lacrime calcistiche. Era il 14 maggio 1992 e Melli e Osio, al Tardini, riuscirono a ribaltare il risultato della finale di andata della Coppa Italia, regalando al Parma e a Parma il primo trofeo. Nonostante la tenera età ero già conscio del blasone della mia Juve e del fatto che il Parma fosse una provinciale a diguno di grande calcio, per cui, evidentemente, non la presi benissimo. Appena tre anni dopo ci saremmo spartiti un’intera stagione: Scudetto e Coppa Italia a Torino, Coppa Uefa in Emilia. Nel frattempo il Parma aveva fatto in tempo ad andare a Wembley a vincere una Coppa delle Coppe contro il modesto Anversa e a perderne un’altra contro l’Arsenal. Insomma, dalla B all’Olimpo del calcio in pochi anni, sempre mantenendo la bella immagine della provinciale e di un’isola felice in cui poter realizzare i propri sogni sportivi. Il Parma FC, negli anni Ottanta palestra per tecnici come Sacchi e Zeman, era arrivato alla Serie A nel 1990, qualificandosi subito per la Coppa Uefa. Tre finali europee consecutive, ma anche tanti giocatori lanciati: il “sindaco” Osio, il frizzante Melli, l’idolo Asprilla, che riuscì a interrompere l’imbattibilità del Milan dopo 58 partite, l’esotico portiere brasiliano Taffarel, la difesa Benarrivo-Minotti-Apolloni-Di Chiara, il paffuto Brolin, Cuoghi e Zoratto, Crippa, ma anche Zola, che lì trovò la maturità calcistica. Il Parma, o almeno quel Parma, iniziò a scomparire nell’estate del 1995, quando acquistò la stella (cadente) bulgara Stoichkov. Fu una stagione fallimentare, se messa a confronto con le precedenti, e a fine anno se ne andò l’allenatore che aveva creato quella squadra, Nevio Scala. La società iniziò a tradire la sua vera natura, arrivarono gli investimenti pesanti e i campioni di livello internazionale, il Parma, per stare al tavolo con le grandi, doveva giocare con le stesse carte. Ma questa è un’altra storia.

C’era una volta la Serie A

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Ovvero il campionato più bello del mondo. Kakà già al Real Madrid, Ibrahimovic che un giorno strizza l’occhio al Barcelona e l’altro al Manchester United, Maicon che si sente poco considerato e che sogna la Spagna, Pirlo corteggiato dal suo ex allenatore Ancelotti che lo vorrebbe al Chelsea, magari con Pato, Gattuso che sta facendo un pensierino alla Premier League. In compenso la Juventus blinda la difesa con Cannavaro, l’Inter pensa a Benzema ma pare sia più vicino al Manchester United, il sogno Aguero entra in orbita Chelsea, che però almeno potrebbe farci arrivare Deco e Carvalho, il Milan per dimenticare Kakà corteggia Dzeko e magari anche il declinante Toni. La situazione non è esattamente rosea. Ci sono sempre meno soldi in Italia e la Serie A ha definitivamente perso appeal. Lippi si dichiara contento, così ci sarà più spazio per i giocatori autoctoni. Vero, ma il problema non erano i campioni che un tempo popolavano il nostro calcio, bensì le numerose pippe che arrivavano con loro. Perchè i giovani virgulti italiani, allenandosi con fuoriclasse stranieri, potevano migliorare. Tranquilli: le pippe continueranno ad arrivare. E a togliere spazio alle nostre speranze calcistiche ci penseranno loro. Quindi se fossi in Lippi non sarei così ottimista, lo sono invece per il fatto che, magari, si potrebbe vedere un campionato più equilibrato e combattuto, quello sì. Infine, postilla sui milioni di Perez: non capisco tutte queste accuse, il fatto di dichiarare immorale la sua campagna acquisti: a parlare sono spesso persone che mangiano pane e calcio, grandi fruitori di quello spettacolo che Perez sta contribuendo a creare. E poi, alla fine, non sono mica soldi loro.

Verso il 2010

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L’affare Cristiano Ronaldo mi ha costretto a posticipare ad oggi le mie riflessioni sulla Nazionale dopo l’amichevole contro la Nuova Zelanda. Prendere tre gol da questi avversari, intendiamoci, non è mai un buon segnale, ma in fondo si trattava di una partita che non contava niente e con qualche giocatore a riposo. Le preoccupazioni, dunque, sono più vaste e non riguardano la prossima Confederations Cup, bensì la Coppa del Mondo, in programma tra un anno. La nostra Nazionale ha alcuni punti fermi, mentre in certi ruoli la situazione è decisamente più incerta. Portiere e difesa, con la probabile promozione a titolare inamovibile di Santon, sono fatte. Insieme a Chiellini giocherà Cannavaro, che avrà 37 anni: purtroppo di degni eredi non se ne vedono. Per l’altro posto, duello tra i campioni del Mondo Zambrotta e Grosso. A centrocampo non mi discosterei dal canovaccio Pirlo-Gattuso-De Rossi, in attacco, invece, i giochi sono più aperti. Innanzitutto, l’Italia non ha gli uomini per giocare con il 4-2-3-1 visto a Pretoria: Rossi non è un trequartista, ma invece si potrebbe adattare nel 4-3-3 che con molta probabilità Lippi vorrà schierare. Con Gilardino centravanti, sulla destra possono giocare Iaquinta, Camoranesi o Pepe. Da come ha giocato quest’anno, cioè lontano dalla porta, partendo da sinistra, farebbe comodo anche Cassano, ma in Sudafrica, come sappiamo, ci potrà andare solo da turista. In ogni caso, non abbondano i fenomeni, perchè dietro Buffon, Amelia non regala certo sicurezze, come già detto non ci sono centrali in grado di lottare con Cannavaro per un posto da titolare, a centrocampo le uniche alternative sono Palombo e Montolivo, mentre in attacco Toni è in declino. Manca però ancora un anno, chissà che qualche faccia nuova non ci stupisca…

Di nuovo Galacticos!

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Il trasferimento al Real Madrid di Cristiano Ronaldo è praticamente ufficiale. Kakà-Ronaldo nel giro di pochi giorni: nemmeno il più sognatore dei tifosi madridisti se lo sarebbe augurato. Al Manchester United vanno qualcosa come 93 milioni di euro e così è stato abbattuto il record del trasferimento più costoso della storia del calcio, che apparteneva all’affare Zidane, anno 2001. Come quando si ha la “sfortuna” di morire nel giorno in cui passa a miglior vita qualcuno più famoso di te, il passaggio di Kakà al Real passa quasi in secondo piano. Insomma, a questo punto questo Real Madrid può essere più Galactico di quando lo era per ammissione del suo presidente, guarda caso lo stesso di adesso, cioè Perez. Certo, non è ammassando campioni su campioni che si vince, ma una mano la danno sempre: il Barcelona spettacolare di questa stagione aveva sì Messi-Eto’o ed Henry di punta, e senza di loro non avrebbe fatto scorpacciata di trofei, ma dietro aveva un centrocampo tecnico e ruvido allo stesso tempo e anche una difesa solida. Il Real Madrid che sta disegnando Perez e che sarà Pellegrini a mettere in campo credo giocherà con il 4-3-3: Kakà e C.Ronaldo, due che partendo da lontano sono devastanti, sosterranno un’unica punta, che adesso sarebbe Huntelaar, che potrebbe essere Villa, che a questo punto potrei essere anche io… Più difficile ipotizzare un 4-4-2 elastico, in pratica un 4-2-3-1 con Ronaldo e per esempio Robben larghi e con Kakà dietro una punta di peso. In ogni caso, si prevedono tempi duri per i mediani del Real. Ah, che mediani? Per adesso c’è il solo Diarra, ma già gira il nome di Xabi Alonso. A questo punto, se anche Ibrahimovic prenderà la strada della Spagna, Real Madrid-Barcelona può diventare una partita assurda.