I suoi procuratori hanno distribuito in giro brochure e dvd con i suoi gol. Si tratta di un nuovo talentino sudamericano? Di una stella africana da far sbarcare in Europa? Non esattamente: il giocatore in questione è Michael Owen. Quello che nel 1998, poco più che maggiorenne, bruciò l’intera difesa dell’Argentina mettendo poi la palla nell’incrocio? Proprio lui, nessun caso di omonimia. Adesso, alla soglia dei trent’anni, ha u
n contratto in scadenza e voglia di rimettersi in discussione. Reduce da quattro anni con più ombre che luci al Newcastle, soprattutto a causa di continui gravi infortuni, Owen non ha mantenuto le promesse di inizio carriera. Sette anni da idolo di Anfield, degno erede del Fowler di inizio anni 90 con cui fece coppia per qualche tempo, nel 2004 lasciò la sua Liverpool per diventare un Galactico. Ironia della sorte, lasciò i Reds nella stagione in cui avrebbero poi vinto la Champions League. Il Wonder Boy aveva comunque fatto in tempo a dare il suo contributo in fatto di trofei nel 2001, annata magica per Liverpool (5 coppe) e per lui (Pallone d’Oro). A Madrid era uno dei tanti, non fu un fiasco totale, ma dopo una sola annata ritornò in Inghilterra, ma al Newcastle: a 26 anni un netto passo indietro per la sua carriera. Poi gli infortuni, qualche gol e, quest’anno, la retrocessione dei Magpies. Forse Owen non è mai stato un fenomeno, forse ha pagato quel gol all’Argentina, fose tutti si aspettavano troppo, forse non avrebbe dovuto lasciare il Liverpool. Troppi forse: la cosa certa è che, nel 2009, il grande calcio si è dimenticato di lui, ed il fardello del suo ingaggio pesante gioca a suo favore. La mia speranza è che le brochure e i dvd non finiscano in Qatar o negli Emirati Arabi, perchè vederlo finire là sarebbe il massimo della tristezza.
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