Che piaga l’Egitto!

Filed under: Nazionale by: Matteo Innocenti

Sottovalutato da tutti, l’Egitto ci ha invece castigato mettendoci in serie difficoltà per la qualificazione alla semifinale. Ora, non che vincere la Confederations Cup sia questione di vita o di morte, sia chiaro, ma uscendo non faremmo certo una gran figura: in fondo, siamo i campioni del Mondo in carica. Il fatto è che mi sembra che nel gruppo azzurro manchi la condizione fisica, cosa che invece non manca agli egiziani, in grado tra l’altro anche di costruire piacevoli trame di gioco. Da noi il calcio di quelle latitudini è, in pratica, sconosciuto, se si escludono le meteore Mido, Said e, soprattutto, Emam, che arrivò in Italia ad Udine come “lo Zico delle Piramidi”, o forse Baggio, non ricordo (nda: questo articolo è modificato. Ringrazio Lorenzo Mantelli per la preziosa collaborazione, visto che avevo confuso Emam con Ramzi, anche lui transitato da Udine ma marocchino). Eppure l’Egitto, oltre ad aver in pratica pareggiato col Brasile, ha vinto le ultime due edizioni della Coppa D’Africa e suppongo non per caso. Fare meglio delle varie Nigeria, Camerun, Costa D’Avorio, Senegal, e Ghana è quantomeno sintomo di un movimento calcistico di tutto rispetto. Però ciò non toglie che l’Italia potesse e dovesse fare di più. Le occasioni da gol non sono mancate, ma spesso sono arrivate da palle lunghe: la manovra è stata spesso troppo lenta e macchinosa, in particolare Pirlo, modello moviola e insolitamente impreciso. In difesa, poi, la coppia Cannavaro-Chiellini è stata a tratti imbarazzante, e questo per la Juve 2009/2010 non è certo un bel segnale. E’ mancata anche la spinta dei terzini, in particolare da parte di Zambrotta: tanto valeva mettere dentro Santon. In attacco, ho condiviso la scelta di Lippi di schierare inizialmente tre punte di movimento, veloci ed interscambiabili, anche se alla fine questo non ha portato a grandi risultati. Adesso la qualificazione è difficile: bisogna fare meglio dell’Egitto o, in alternativa, superare il Brasile con due reti di scarto. Difficile, ma non si sa mai.