Il Parma è stato, nei miei primi anni da tifoso juventino, il mio vero rivale. E’ a causa del Parma che, a soli nove anni, versai le mie prime lacrime calcistiche. Era il 14 maggio 1992 e Melli e Osio, al Tardini, riuscirono a ribaltare il risultato della finale di andata della Coppa Italia, regalando al Parma e a Parma il primo trofeo. Nonostante la tenera età ero già conscio del blasone della mia Juve e del fatto che il Parma fosse una provinciale a diguno di grande calcio, per cui, evidentemente, non la presi benissimo
. Appena tre anni dopo ci saremmo spartiti un’intera stagione: Scudetto e Coppa Italia a Torino, Coppa Uefa in Emilia. Nel frattempo il Parma aveva fatto in tempo ad andare a Wembley a vincere una Coppa delle Coppe contro il modesto Anversa e a perderne un’altra contro l’Arsenal. Insomma, dalla B all’Olimpo del calcio in pochi anni, sempre mantenendo la bella immagine della provinciale e di un’isola felice in cui poter realizzare i propri sogni sportivi. Il Parma FC, negli anni Ottanta palestra per tecnici come Sacchi e Zeman, era arrivato alla Serie A nel 1990, qualificandosi subito per la Coppa Uefa. Tre finali europee consecutive, ma anche tanti giocatori lanciati: il “sindaco” Osio, il frizzante Melli, l’idolo Asprilla, che riuscì a interrompere l’imbattibilità del Milan dopo 58 partite, l’esotico portiere brasiliano Taffarel, la difesa Benarrivo-Minotti-Apolloni-Di Chiara, il paffuto Brolin, Cuoghi e Zoratto, Crippa, ma anche Zola, che lì trovò la maturità calcistica. Il Parma, o almeno quel Parma, iniziò a scomparire nell’estate del 1995, quando acquistò la stella (cadente) bulgara Stoichkov. Fu una stagione fallimentare, se messa a confronto con le precedenti, e a fine anno se ne andò l’allenatore che aveva creato quella squadra, Nevio Scala. La società iniziò a tradire la sua vera natura, arrivarono gli investimenti pesanti e i campioni di livello internazionale, il Parma, per stare al tavolo con le grandi, doveva giocare con le stesse carte. Ma questa è un’altra storia.
