Ieri sera si è giocato l’”anticipo” della penultima giornata, cioè Lazio-Reggina: lo stadio Olimpico, per decisione dell’Uefa, doveva essere lasciato libero una settimana prima della finale di Champions League. Ebbene, la Reggina è matematicamente retrocessa, condannata alla B da una rete di Zarate al 26° del primo tempo. Cioè, non solo, ovviamente: ha praticamente passato tutto il campionato all’ult
imo posto. Concedetemelo: nemmeno Dio, stavolta, ha salvato la Reggina. Peccato, la Calabria perde la sua unica rappresentante nella massima serie: considerando che il Lecce il prossimo anno probabilmente farà il derby con il Gallipoli, il Sud, sebbene sia salito il Bari, avrà meno squadre in A nel 2009/2010. Peccato, perchè la Reggina mi sta simpatica, nonostante le pessime figure che era solita farci contro al Granillo la Juventus (con annessi arbitri chiusi negli spogliatoi). Sarà che da piccolo mi aveva un po’ stupito questa dicotomia Reggina-Reggiana (e la A allora la bazzicavano gli emiliani), due Reggio e la maglia simile se non identica… e poi come non guardare con simpatia una squadra che, partendo ad handicap, si salva rimontando la penalizzazione anche grazie ad una coppia gol da 35 gol? E poi, alla fine, anche lo stadio mi è sempre sembrato “caldo” e ribollente di tifo. Quello, di sicuro, davvero da Serie A. E allora, come non fare gli auguri di pronta risalita alla Reggina? A presto!
“Siamo inferiori a Barcellona, Chelsea e Manchester United. Sono convinto che se fossimo arrivati alle semifinali di Champions League o addirittura in finale, non avremmo vinto lo scudetto. Io non vendo sogni e ad inizio stagione avevo detto che non avevamo il potenziale per lottare per la massima competizione continentale. L’Inter, così come il Milan, la Juventus, il Bayern Monaco, il Porto ed altri club, fa parte di quella schiera di squadre che deve migliorare per raggiungere il livello
dei club più forti“. Ecco un estratto di un’intervista che Mourinho ha rilasciato al quotidiano A Bola. Beh, condivido la fine del discorso. Sul fatto che l’Inter non avesse il potenziale per puntare alla vittoria della Champions League avrei dei dubbi. Intanto, se fosse passata come prima ai gironi, magari non avrebbe incontrato il Manchester United. Il Barcelona ce l’ha il potenziale, ma con un arbitro decente non ci sarebbe arrivato. Ad ogni modo, l’Inter opererà di nuovo in maniera pesante sul mercato: dopo la doppia operazione Milito-Thiago Motta, che a quanto pare porterà Acquafresca al Genoa a titolo definitivo (gravissimo errore questo), serviranno comunque altri elementi per arrivare ai livelli che vorrebbe Mourinho. Forse l’Inter necessiterebbe di un grande difensore, per questo si fanno i nomi (buonissimi) di Vidici e Bruno Alves. A centrocampo, però, non credo basti nemmeno l’innesto di Thiago Motta: per giocare con il rombo non c’è un vero trequartista, e non credo lo Special One voglia riprovare con le ali, visto che non ne ha nemmeno una. Tuttavia c’è tempo e, soprattutto, ci sono i soldi. Juventus e Milan dovranno inventarsi qualcosa: rischia davvero di diventare una dittatura.
Sia chiaro: i risultati non erano da esonero. In due anni, i primi in A dopo il purgatorio della B, Ranieri ha tenuto la Juventus costantemente in zona Champions League e quest’anno, in Europa, nella fase a gironi i bianconeri si sono anche tolti lo sfizio di battere due volte il Real Madrid. Però aveva perso lo spogliatoio, e lo spogliatoio non lo riprendi in un’estate comprando tre giocatori al posto di tre che magari sono stufi di te. Non è il risultato, perchè è normale arrivare terzi, ci sta. Anche quart
i al limite, la stagione l’hanno fallita il Milan e la Roma, mica la Juve. Però è come si arriva a certi risultati. La squadra ha mollato, non c’è da tempo. Recentemente, le uniche partite decenti si sono viste contro Inter e Milan, quando era impossible non trovare stimoli. Per il resto, atteggiamento da scapoli contro ammogliati, fuorigioco a centrocampo, gambe molli e troppe scene isteriche in campo. E poi formazioni sbagliate e sostituzioni mai azzeccate. Senza considerare la miriade di infortuni e gli errori fatti in sede di mercato. Società complice, certo, ma questo non scagiona il tecnico. Che i dirigenti non siano il top, è chiaro. Chissà che non ci sia anche ai piani alti un rimpasto. Nel frattempo, ecco una svolta più in basso. Le colpe non sono tutte di Ranieri, anzi, ma visto che non si possono cambiare una decina di giocatori in una volta… Inoltre era nell’aria, si sapeva, meglio così. La Juve deve vincere assolutamente le ultime due partite, la Fiorentina è lì, minacciosa. Due turni per Ferrara, ma l’impressione è che più che altro fosse necessario togliere Ranieri dal suo posto. La nuova era comincia, insomma, prima del previsto. In attesa di Spalletti.
Il 2 a 1 che il Milan ha subito ad Udine poteva permettere alla Juventus di rifarsi sotto, ma i bianconeri, ormai sulle gambe, non vanno oltre il 2-2 interno con l’Atalanta. Difesa a tratti imbarazzante, poca concentrazione e poca voglia di far bene: la Fiorentina, vincente contro la Sampdoria, adesso dista solo un punto: insomma, i giochi per il terzo posto sono più che aperti. Abbandona invece il sogno Champions il Gen
oa, ormai a cinque lunghezze dai viola. Decisivo il 2-2 interno contro il Chievo. Rossoblu quindi certi di fare la Europe League, qualificazione invece ancora in discussione per la Roma, che batte non senza affanni il Catania, ma che ha ancora il fiato del Palermo sul collo. Incerta fino alla fine sarà la lotta salvezza: nello scontro diretto il Bologna supera il Lecce al 94°, ma vince anche il Torino sul Napoli, inoltre ritorna clamorosamente in corsa la Reggina grazie ai tre punti ottenuti contro il Cagliari. Curiosamente si tratta di tre vittorie in rimonta, tutte e tre con il punteggio di 2-1. A questo punto sembra spacciato il Lecce, ultimo a quota 29. Serrata anche la corsa al titolo di capocannoniere, con i primi quattro bomber della classifica a segno: guida ancora Di Vaio con 23 reti.
E così l’Inter ha acquisito la matematica certezza del suo scudetto senza nemmeno aspettare di scendere in ampo. Troppo arrendevole, troppo morbido e svagato il Milan visto a Udine ieri sera. Non che ci fossero dubbi sul tricolore, ma a questo punto torna fortemente in discussione anche il secondo posto, nel caso la Juventus riesca a vincere contro l’Atalanta. L’Inter ha conquistato così il suo 17° titolo (o titulo?), raggiungendo i cugini-rivali del Milan. La stagione è dunque da considerarsi più che postiva, nonostante la precoce eliminazione dalla Champions League. Tuttavia io sono uno di quei vecchi romantici del calcio che continuano a vedere la conquista del tricolore come ad una grande conquista. Per vincere un campionato bisogna dimostrarsi più forti, compatti e continui degli altri. Per vincere in Europa, invece, serve anche una discreta dose di fortuna. L’Inter è stata la più forte, è sempre stata davanti, c’è poco da fare. l’unica attenuante per le rivali può essere quella degli infortuni, ma anche rimepire meno l’infermeria può essere considerato un merito. A proposito di meriti, questo è davvero lo scudetto di Ibrahimovic, mai così decisivo, mai così goleador. Quante volte ha trascinato al sua squadra lontano dalle secche di un match senza squilli? Quante volte si è inventato reti dal niente? Altro grandissimo protagonista è stato Julio Cesar: in questa stagione nessuno è stato così prodigioso. E poi altri due giocatori che reputo fenomenali: Maicon, il migliore terzino destro del pianeta, e Cambiasso, eccezionale uomo d’ordine. L’Inter, dunque, una squadra con questi quattro fuoriclasse assoluti, diversi giocatori di grande caratura (Samuel, Cordoba, Stankovic), un paio di fenomeni in potenza (Balotelli e Santon), qualche onesto pedatore (come Muntari e Maxwell) e altri elementi da rottamare (Cruz, Crespo, Figo, Vieira) o già rottamati (Adriano), messi in campo da quel Mourinho che non si è rivelati così speciale, ma che tuttavia ha saputo continuare il lavoro del suo predecessore. Anche questo è un merito. Il prossimo anno, però, dovrà davvero vincere la Champions League. Nel frattempo, buoni festeggiamenti.
Questa per l’Inter dovrebbe essere la volta buona: con sette punti di vantaggio, a questo punto basta vincere la partita casalinga contro il Siena per aggiudicarsi matematicamente il 17° scudetto. I nerazzurri, però, potrebbero laurearsi campioni d’Italia ancora prima di scendere in campo, perché il Milan anticipa al sabato contro l’Udinese: in caso di vittoria dei friulani, l’aritmetica darebbe già lo scudetto all’Inter. Ad ogni modo, sembra che finalmente i nerazzurri festeggeranno in casa, cosa che non capita dal 1989, l’anno del record di punti. Se le prime due posizioni sono ormai assegnate, dietro la Juve deve difendere il terzo posto e per farlo deve battere l’A
talanta in uno stadio deserto, visto che l’Alta Corte di Giustizia ha respinto il ricorso dei bianconeri e la Lega Calcio ha deciso che la sanzione inflitta per i cori contro Balotelli torna ad essere immediatamente efficace. In ogni caso, dopo i segnali di ripresa visti contro il Milan, potrebbe essere la volta buona per il colpo da tre punti. La Fiorentina è in bilico tra terzo, quarto e quinto posto: Juve e Genoa distano entrambe tre lunghezze. I viola affrontano al Franchi la Sampdoria dell’ex dal dente avvelenato Pazzini, mentre il Genoa va a cercare la vittoria a Verona contro il Chievo in pratica già salvo. Testa a testa anche tra Roma e Palermo, ma per la Uefa. I rosanero aspettano la Lazio, i giallorossi il Catania. Insomma, uno scontro incrociato Lazio-Sicilia che potrebbe decidere l’accesso all’Europa. Capitolo salvezza: la Reggina quasi spacciata ospita il Cagliari, che ormai vede lontano il sesto posto, a Bologna va in scena la sfida tra i padroni di casa ed il Lecce, un vero spareggio di cui potrebbe giovarsi il Torino, impegnato a Napoli. Insomma, il campionato rimane interessante fino all’ultimo…
“Ci siamo incontrati con Branca e Oriali, siamo rimasti d’accordo che una volta finito il campionato ci vedremo ancora per i dettagli. Milito sarebbe un’ottima spalla per Ibrahimovic, magari a breve vedremo in campo
questa coppia, l’intenzione c’e’. Abbiamo ricevuto tante proposte: con l’Inter ho avuto un incontro mercoledì durante il quale ho ricevuto un interessamento ufficiale. Ma il giocatore è ancora sotto contratto con il Genoa e in questo momento non vogliamo parlare di numeri, di cifre e di contratto. Il Genoa e’ disposto a trattare con tutti se ci saranno i presupposti giusti”. Questo quello che ha detto il procuratore di Milito, Fernando Hidalgo. In realtà, l’affare è ormai fatto, e sono uscite indiscrezioni anche sui costi: 16 milioni più la metà di Acquafresca e i prestiti di Jimenez e Bonucci. In pratica una valutazione maggiore ai 20 milioni. Forse troppo alta per un giocatore di 30 anni, mai titolare in nazionale e digiuno di esperienza nelle coppe europee… Arrivato in Europa a 25 anni (un po’ tardi, in effetti), da lì in poi ha segnato, sia chiaro, regolarmente, sia al Genoa (in due riprese, la prima in B) che al Real Zaragoza. Buon attaccante, certo, sicuramente un passo avanti rispetto agli attuali Cruz-Crespo-Obinna e Adriano, ma forse l’Inter avrebbe avuto bisogno di qualcos’altro. Di un anno più vecchio, ma tuttavia affidabile e abituato alla Champions League, forse per la stessa cifra sarebbe stato raggiungibile Drogba…
Finale allo stadio Olimpico di Roma, inno nazionale e Presidente della Repubblica in tribuna: la Coppa Italia prova a rifarsi bella dopo anni di vacche magre. A nobilitare la manifestazione, il fatto che a contendersi il trofeo ci fossero, dopo anni di Inter-Roma, due squadre che avevano nella coppa nazionale l’unica competizione davvero alla portata. La partita non è stata bella: troppo importante la posta in palio. Soprattutto, si sono visti troppi falli e pochi spunti tecnici. Ha vinto la Lazio al 7° rigore, decisivo
l’errore di Campagnaro (dopo che avevano fallito Cassano e Rocchi). Muslera da bidone si è trasformato nel portiere della provvidenza, dopo la rapida caduta dello sciagurato Carrizo. Ma su tutti, latitante Cassano, è spiccato Zarate. Questo è davvero un giocatore non comune: classe ‘87, ha ampi margini di miglioramento, non tanto sul piano tecnico, quanto nei rapporti con i compagni, a volte inesistenti. Eh sì, perchè l’argentino a volte sembra voler giocare da solo. Sia chiaro: quando è in giornata, come ieri sera, è incontenibile, peccato che ancora non sia continuo. Se l’egoismo può essere un difetto (ma le grandi punte non dovrebbero esserlo?), Zarate ha il pregio di saperseli inventare i gol, un po’ come Ibrahimovic. Anche in finale ha tirato fuori dal cilindro una saetta che ha lasciato di sasso Castellazzi dopo pochi minuti. Deve imparare a fare le reti ”alla Inzaghi”, poi diventerà un grandissimo. Credo che un altro anno alla Lazio non possa fargli che bene: in ogni caso, è una delle scommesse vinte dal tanto vituperato Lotito.
Scatenato Berlusconi. Dopo compleanni e divorzi, il Presidente del Consiglio torna a parlare da calciofilo: “Se il Milan non ha vinto lo scudetto, la colpa è di Ancelotti“. Non si tratta di un’intervista ufficiale, ma di uno sfogo che il presidente rossonero, a Sharm el Sheik per un vertice con il presidente egiziano Mubarak, avrebbe avuto parlando con dei turisti italiani. Questo, almeno, stando a quanto riporta il quotidiano La Repubblica. Ovviamente Berlusconi si sarebbe dilungato nella sua analisi:”Mol
te volte abbiamo sbagliato tattica. Noi abbiamo giocatori bravissimi nel palleggio e quindi dovevamo puntare su questo. Invece abbiamo fatto il contrario. Con gli uomini che ha il Milan noi potevamo tranquillamente tenere testa all’Inter. Troppe volte abbiamo preso gol nella parte finale delle partite”. Se fossero parole veramente pronunciate da Berlusconi, sarebbero pesantissime per Ancelotti. Non che il tecnico abbia problemi a trovare una nuova panchina, sia chiaro, perchè le ipotesi Chelsea e Real Madrid non sarebbero esattamente un ripiego. Insomma, ad ogni modo Ancelotti un giorno è confermato e l’altro, in qualche modo, viene messo in discussione. Certo, forse proprio a causa di quei giocatori forti nel palleggio che il presidente gli ha fornito quando sarebbe stato meglio investire nella difesa. Alla fine, chi siederà sulla panchina rossonera il prossimo anno? Spalletti o Gasperini? Oppure l’emergente Allegri? O un altro ex milanista come Van Basten? E se si cimentasse in questo nuovo proprio Berlusconi? Scherzi a parte, la corsa è aperta.
“E chi lo dice che non sono pronto per la Juventus perché troppo giovane? Sono luoghi comuni che lasciano il tempo che trovano“. Non pago dopo aver riportato dopo otto anni il Bari nella massima serie, Antonio Conte non pone limiti alla provvidenza e si annuncia pronto per guidare la “sua” Juventus. Una vera
e propria autocandidatura, insomma. Che Ranieri sia ormai un ex, è risaputo. Situazione già vissuta ai tempi del Chelsea, tra l’altro. Che negli ultimi giorni Spalletti si sia portato in vantaggio rispetto ai “rivali” si ritiene cosa certa. La Roma ha fallito la stagione e rischia un pesante ridimensionamento: il tecnico toscano cambierebbe aria più che volentieri. C’è però chi parla di Gasperini. In ogni caso, Conte sembra ormai attardato. Però è l’unico che si sbottona un po’ sull’argomento, forse perchè ormai il suo obiettivo stagionale l’ha centrato. Lo frega, a confronto con gli altri due allenatori, l’esperienza maturata in panchina, perchè per il resto avrebbe il pedigree giusto. Analizzando un caso simile e per la serie “la Juve agli juventini”, non che la recente esperienza con Deschamps, altro grande ex giocatore bianconero dell’era-Lippi, sia finita bene. Il francese aveva addirittura portato il Monaco alla finale di Champions League, Conte, per adesso, ha “solamente” riportato il Bari in A. Sarà pronto? Se lo dice lui…
