Dopo aver parlato dei quarti di Champions, uno sguardo a chi, quella coppa, l’ha già vinta due volte da giocatore e due da allenatore, cioè Carlo Ancelotti. Pare che abbia già un accordo per allenare dalla prossima stagione il Chelsea, visto che Hiddink, nonostante sia strapagato e stia facendo benissimo, tonerà ad occuparsi a tempo pieno della Nazionale russa. Chi farebbe l’affare? Forse tutti. A partire
dal Milan, che potrebbe sostituire un allenatore che ha dato tanto, aziendalista al massimo, con un tecnico emergente. Risparmierebbe qualcosa d’ingaggio e porterebbe una ventata di novità dalle parti di Milanello. In più, il rapporto con Ancelotti sembra logoro. Chi al suo posto? Ultimamente va forte il nome di Allegri, anche se non è uno che ha scritto la storia del Milan. Sempre possibile Leonardo, nonostante le smentite. Ci guadagnerebbe il Chelsea, Ancelotti è un tecnico di altissimo lignaggio che ha vinto (e probabilmente sa come farlo di nuovo) quella coppa che Abramovich sogna, un po’ come Moratti. Infine, ovviamente, ci guadagnerebbe l’attuale tecnico del Milan: al Chelsea pagano benissimo, avrebbe più voce in capitolo nel mercato e non ridurrebbe certo i suoi obiettivi. Certo, il Chelsea non è il Real Madrid, ma nel 2009 la panchina dei Blues rimane una detsinazione più che ambita. E poi, in fondo, la Costa d’Avorio può aspettare.
Dopo l’andata dei quarti, già si conosce una delle due semifinali di Champions. Eh sì, perchè il Barcelona ha passeggiato sul Bayern Monaco vincendo 4-0 in casa, mentre il Chelsea ha espugnato Anfield 3-1. Dall’altra parte d
el tabellone, invece, la situazione è ancora in bilico: il Manchester United è stato bloccato all’Old Trafford dal Porto (corsi e ricorsi storici?), mentre Villareal e Arsenal hanno pareggiato 1-1 in Spagna. Ovviamente in questi ultimi due casi le inglesi rimangono comunque favorite, perchè non è certo improbabile che lo United vada a vincere in Portogallo e che l’Arsenal domi il Sottomarino Giallo a Londra. Una semifinale tutta inglese, dunque, ci sta tutta. L’altra sfida che vedremo sarà, come già detto, Barcelona-Chelsea. Tre inglesi su cinque: un copione già visto, ma stavolta la favorita è l’unica “straniera”, ovvero i blaugrana del Barca. Non tanto per le quattro reti messe a segno ieri sera, straordinaria prova doi forza, quanto per la confidenza mostrata, il non buttare mai via un pallone, il giocare sempre palla a terra e in velocità. Il Bayern non ha mai, in pratica, tirato in porta. L’unico mezzo che aveva per impensierire i catalani era quello del gioco aereo, ma non ha potuto fare niente: la palla l’aveva sempre il Barcelona! Non mi stupisce il gioco espresso ieri sera: in panchina siede Guardiola, uno che ha studiato alla scuola di Cruyff e che già a 20 anni aveva in mano le chiavi del centrocampo del Barca di inizio anni ‘90: non era certo una squadretta. Oltre ad avere qualità in mezzo al campo, gioca con tre punte pure, cosa che, in Italia, pare eresia. Invece pare che ci si possa andare a vincere una Champions.
In settimana si era fatto desiderare, dicendo che aveva dei dubbi se rimanere o no all’Inter. Adesso, quantomeno, farà a meno delle sue amletiche questioni. Mourinho lo ha tagliato fuori, giustamente, dalla sua squadra del futuro, come immagino avrà fatto Moratti, a meno che non sia stato colpito da un altro attacco di “recobite”, e come so hanno già deciso in cuor loro i tifosi, esasperati dal comportmento indegno di un professionista (si fa per dire) strapagato. Invece di dire: “Grazie Moratti per avermi sopportato tutti questi anni nonostante i miei comportamenti, voglio rimane
re all’Inter per dimostrare chi sono e per riconoscxenza rinnovo il mio contratto dimezzandomelo“, ha pure messo in discussione la sua permanenza a Milano. Ecco, questo dubbio non c’è più. Adesso se ne andrà, si, ma dove? Chi se lo prende adesso? Vabbè che le vie del calcio sono strane ed infinite, ma dubito che lo vorranno in Spagna o Inghilterra. Agli sceicchi fa gola un po’ tutto, ma c’è un limite a tutto. Con quell’ingaggio poi… Chissà. Adriano è senza ombra di dubbio il più grosso (in tutti i sensi) talento sprecato che ho mai visto. Ha alcune attenuanti che conosciamo, ma quanta gente ha gli stessi problemi e va a a lavorare per 1.000 o meno euro al mese senza lamentarsi? Ecco, forse Adriano fa così perchè può permetterselo e, invece di dimostare la sua riconoscenza vesro chi l’ha reso ricco, preferisce stare a far festa tra i malavitosi delle favelas. Rivalutato Cassano: il Pibe de Bari, al confronto, sembra un’educanda.
Vorrei tornare sulla Juventus vista domenica pomeriggio contro il Chievo. Come approccio alla gara, concentrazione, gioco e tutto il resto, quella squadra, più che la seconda in classifica, poteva essere la decima o giù di lì. Non si tratta di giocare bene o male. Anche l’Inter, a Udine, ha fatto una partita “oscena”, subendo per largi tratti e passando solo con un autogol. E’ proprio la scarsa affidabilità, è una sensazione di insicurezza più profonda. C’è il solito alibi delle mille assenze, ma non basta. La Juve ha preso i primi due gol in fotocopia: lancio lungo in verticale, Pellissier che taglia e fa fuori la difesa per battere poi un non brillantissimo (a mio avviso) Buffon. Il terzo poi, è stato roba da Uisp, considerata la doppia leggerezza di Melleberg, che prima perde palla e poi non butta giù Langella. C’è da dire, a sua discolpa, che lo svedese fino a ieri stava disputando un campionato eccellente. In pochi si salvano dalla partita con il Chievo: il solito Chiellini, anche autore di una rete eccezionale, Iaquinta, ancora in gol, Trezeguet, pimpante anche se non decisivo, ma soprattutto Camoranesi, l’uomo che davvero è mancato nella stagione bianconera, nonostante l’annata superlativa di Marchionni. Buffon non è lui, Del Piero è stato giustamente sostituito, Giovinco mi pare ancora discontinuo, Molinaro è stato pessimo, anche in fase difensia, solitamente il suo pezzo forte. Se l’Armata Brancaleone vista contro il Chievo è seconda in classifica ed è stata l’unica capare di dare qualche grattacapo all’Inter ci sono due spiegazioni: o i bianconeri si sono spremuti dando sempre il 100%, oppure il livello della Serie A è basso. Credo che la verità stia nel mezzo.
Poteva essere un turno favorevole alla Juventus e invece l’Interfa un altro passo verso la conquista dello scudetto. La Juve non riesce a superare il Chievo pur segnando tre reti: la partita finisce infatti 3-3. Il mattatore è l’ex granata Pellissier, che va a nozze tra gli spazi larghi della difesa juventina. Gli uomini di giocan
o malissimo, tirano fuori l’orgoglio, vero, ma dimostrano anche tutti i loro limiti. Da elogiare solo Camoranesi, che ha messo lo zampino in tutti e tre i gol bianconeri: il fatto che sia stato assente per larga parte del campionato non fa che aumentare i rimpianti dei tifosi della Vecchia Signora. L’Inter passa ad Udine anche non brillando, usando un eufemismo: se vinci anche giocando così, allora per chi insegue c’è poco da fare. A regalare i tre punti ai nerazzurri è un’autorete di Isla. Bottino pieno anche per il Milan, che supera, non senza fatica, 2-0 il Lecce a San Siro. Lotta per il quarto posto: è tutto come prima, vincono sia il Genoa a Reggio Calabria, sia la Roma all’Olimpico contro il Bologna (con due rigori dubbi realizzati da Totti), sia la Fiorentina a Bergamo, grazie al primo gol “italiano” di Jovetic (su rigore) e ad una rete in extremis di Gilardino. Intanto, in zona retrocessione la situazione si fa più fluida. Il Siena mette in cascina tre punti che lo rendono sicuro, il Chievo fa un altro passo e si ritrova a +7 da Torino e Lecce, fermi a 24. Ancora pericolante il Bologna, a 26, mentre pare spacciata la Reggina, ferma a quota 20.
Stavolta si gioca solo di domenica. Finalmente si torna alle vecchie buone tradizioni di un tempo? Macché, è la volta del tanto annunciato spezzatino. Dieci partite dieci in una sola giornata: dubito che qualcuno riuscirà a vedersele tutte… Nessun big match in programma, quindi il pezzo forte di questo turno è proprio l’inusuale tempistica delle partite. Alle 13 apre Atalanta-Fiorentina, interessante per la corsa alla
Champions dei viola, mentre alle 15 gioca la Juventus, che ospita il Chievo, squadra che sta attraversando un ottimo momento di forma e che grazie alle ultime ottime prestazioni ha staccato le ultime tre in classifica. Gioca alle 15 anche la Roma, che affronta in casa il Bologna del capocannoniere (in coabitazione con Ibrahimovic) Di Vaio. In ottica Champions, impegno non impossibile anche per il Genoa, che va a Reggio Calabria, ma senza Milito: tra le tre pretendenti al quarto posto, la partita più difficile stavolta tocca tuttavia alla Fiorentina. Si giocheranno alle 15 anche Cagliari-Catania, Palermo-Torino, Sampdoria.Napoli e Siena Lazio. La capolista Inter gioca alle 19 a Udine: possibile un altro passo verso il tricolore, considerando anche il fatto che i bianconeri dell’Udinese hanno perso Di Natale, infortunatosi ai legamenti in Nazionale. Chiude la giornata il Milan, che affronta in casa il Lecce: per i rossoneri, un ottima occasione per consolidare il terzo posto in classifica.
Corvino ha in mente una mosa per blindare i suoi gioelli: inserire delle clausole rescissorie nei contratti dei giocatori della Fiorentina. In Spagna, ad esempio, è obbligatorio, ma molte volte vengono inserite clausole dai valori oggettivamente spropositati proprio per scoraggiare possibili acquirenti. Poi, magari, l’accordo con chi v
uole comprare si trova, e a prezzi decisamente accessibili. Alla Fiorentina si potrà andare a fare spesa a prezzi accessibili usando la clausola rescissoria, a quanto pare. Eh sì, perchè Corvino vorrebbe “blindare” i calciatori con clausole, a mio avviso, certo non alte. Andiamo a salire: Kuzmanovic potrebbe andaresene per 10 milioni: discreta cifra, però si tratta di un giovane, che non ha brillato quest’anno, è vero, ma che pare avere un avvenire. Tra 10 e 15 milioni la clausola per Vargas e Jovetic: due acquisti che non si sono imposti, vero, ma che poco tempo fa avevano ingolosito società per le quali sborsare una dozzina di milioni non è certo un problema. 15 milioni i soldi necessari per Gamberini, oggi uno dei migliori difensori italiani: qualcuno potrebbe farci un pensierino. Meno di 20 per portarsi a casa Frey, un portiere da top team, Mutu, 30 anni ma ancora decisivo, e Melo, un vero e proprio valore aggiunto in mezzo al campo. Infine, i più costosi: l’eterna promessa Montolivo e Gilardino. Per il primo non so, ma se avessi bisogno di una punta per il Gila 25 milioni li spenderei subito. Insomma, qua Corvino vorrebbe blindare, ma sembrano quasi saldi.
Mi rimangio tutto, Mourinho mi piace. Molto bella l’intervista da Chiambretti, nonostante il conduttore dimostri un’ignoranza calcistica non indifferente, nonostante si professi tifoso del Toro. Ma lasciamo stare. Ecco alcune dichiarazioni del tecnico portoghese: “Nessuno è più interista di me. Voglio vincere i tre maggiori campionati europei. Col Chelsea ho vinto, con l’Inter ce la metterò tutta e rispetterò il
contratto. Poi mi manca la Spagna“. Un dolce pensiero per Mancini: “dopo Liverpool ha chiuso, io dopo Manchester ho chiesto una riunione per vincere”), e per Ancelotti: “Ha il record di aver perso una finale avanti di 3 gol“. Anche quando è messo alle strette sull’errore di mercato Quaresma, si tira fuori così: “Però intanto ho tirato fuori’ Santon, che per 15 anni sarà il calcio italiano“. Adorabilmente sicuro di sè quando, a una domanda su Maicon, risponde così: ”Potrà giocare l’ultima gara di campionato, per festeggiare“. Infine bacchetta Adriano: ”Lo vedrò venerdì, non gli ho ancora parlato. Ma deve assumersi le sue resposabilità. Non si devono fare certe figure. Deve imparare ad essere un professionista e come tale deve imparare anche a lavorare sulla sua immagine”. Infine, chiude alla grande: ”Nemmeno Gesù era simpatico a tutti”. Insomma, sono un po’ indeciso, non so se Mourinho mi piace o no, ma c’è da dire che, in tutta l’intervista, non ha mai sbagliato una risposta. A differenze di Chiambretti, che ha toppato qualche domanda.
Lippi costretto a fare il Trapattoni, chi l’avrebbe mai detto? Novanta e più minuti di catenaccio. Vabbè, il Trap non è mai stato tutto questo difensivista… però come battuta ci stava bene. L’Italia non va oltre l’1-1 con l’Irlanda, ma la partita, è bene dirlo, è stata falsata da un errore grossolano dell’arbitro, che ha espulso Pazzini d
opo una manciata di minuti per una presente gomitata a O’Shea. Sembra un barzelletta, ma se si rivede l’azione alla moviola, non è il gomito dell’attaccante ad andare verso la faccia del difensore, ma il contrario. Pazzini non ha nemmeno guardato O’Shea, ha solo preso posizione saltando. Io non capisco tutta questa intolleranza sui gomiti alzati: per saltare bisogna alzare le braccia, c’è poco da fare, le gomitate cattive sono ben altre, e mi vengono in mente Tassotti e Luis Enrique. La partita è stata comunque interessante, l’Italia è stata brava a portarsi in vantaggio con Iaquinta, in gran forma, ma alla fine il fortino è caduto, e lo ha fatto per mano dell’unico uomo irlandese in grado di segnare, cioè Robbie Keane, meteora all’Inter e al Liverpool ma leader nel Tottenham e in Nazionale. Dopotutto, un punto in queste condizioni è un risltato da non buttare: siamo ancora primi nel girone. Ci si rivedrà ad ottobre.
Quando iniziai ad appassionarmi al calcio ero un pischello di 8 anni che comprava Juve Squadra Mia. Galia, Marocchi, Julio Cesar e compagnia bella (si fa per dire), capitanati da Baggio: non riuscirono nemmeno a centrare l’Uefa. Alla loro guida c’era Maifredi, profeta del calcio champagne, epurato ben presto a favore di Trapattoni, uno che aveva scritto la storia della mia squadra del cuore. Questo, ovviamente, lo scoprii un po’ più tardi. Sono questi i miei primi ricordi del Trap: ovviamente aveva già i capelli bianchi, e forse
anche per questo l’ho sempre percepito come “vecchio”, almeno calcisticamente parlando. Quando riprese in mano la Juve (raccogliendo solo una coppa Uefa), aveva 52 anni, quindi non era assolutamente vetusto, ancora calcisticamente parlando. Semplicemente, quando aveva sposato la Vecchia Signora era ancora un giovanotto, ancora calcisticamente parlando: aveva 37 anni ed era alla prima esperienza in panchina. E’ sempre passato per difensivista, ma era capace di schierare Platini, Boniek, Rossi e Bettega contemporaneamente. Anche nella mia prima Juve potevano coesistere Baggio, Vialli, Moeller e Di Canio, tanto per dire. Però nel calcio certe etichette ti rimangono addosso, c’è poco da fare. Dopo i trionfi bianconeri, aveva anche guidato l’Inter, quella del record di punti, poi emigrò al Bayern Monaco, divenatando Ciofanni Trappatoni. Una sfortunata esperienza al Cagliari e il sospetto, forse fondato, che solo al comando di una fuoriserie fosse in grado di raccogliere risultati. Di nuovo Bayern Monaco, poi Fiorentina, Italia, Benfica, Stoccarda (disastroso), Salisburgo e adesso Eire. ha vinto in 4 paesi, ha guidato due Nazionali, da giocatore con il Milan ha vinto tutto. Vecchio, antiquato, catenacciaro, ma nel calcio ha vissuto almeno una decina di vite.
