Inghilterra-Italia 1-0

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Niente impresa per la Juve, che esce dalla Champions League dopo aver pareggiato 2-2 in casa contro il Chelsea. Dopo lo splendido 1-0 di Iaquinta la qualificazione sembra possibile: pur non giocando bene e nemmeno con grande verve, a dire il vero, i bianconeri riuscono a pareggiare il bilancio della doppia sfida. Ma, si sa, le coppe europee sono vincolate al fattore-fortuna in maniera importante: a differenza del campionato, dove di solito vince il più forte, o almeno chi si dimostra più continuo, un singolo episodio ti condanna. E’ il caso della partita di ieri sera: un tiro deviato di Lampard si trasforma in una palombella maligna che colpisce la traversa, a quel punto per Essien diventa un gioco da ragazzi insaccare. 1-1, già una mazzata, figuriamoci se arriva quando il momento dell’intervallo è vicino. Non è un caso che abbia sempre seguito con più passione ed interesse le vicende italiane piuttosto che quelle europee. C’è bisogno di fortuna, essere compatti non basta sempre per andare avanti. Il sorteggio poteva riservare un avversario più morbido, l’arrendevole Sporting Lisbona, ad esempio. Ma tant’è, in ogni caso la Juve ha ancora un tempo per provare a rimediare. Anche Nedved, è vero, ma il Chelsea non pare irresistibile. Invece, nel primo quarto d’ora della seconda frazione, quel quarto d’ora in cui ci deve essere la reazione veemente, il niente. Non ci sono le gambe, forse nemmeno la testa. Chiellini, ingenuo, si fa espellere dopo un fallo a 70 metri dalla propria porta, eppure Del Piero riapre i giochi su rigore. Ma in 10 è dura, durissima, e infatti poco dopo Drogba chiude i conti. 2-2 e Juve a casa. Adesso tocca alle altre…buona fortuna.

Juve, puoi farcela

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Stasera la Juventus può capire davvero chi è. In stagione ha già vinto scontri diretti, ha battuto due volte su due il Real Madrid, ma in Champions di parla di dentro o fuori. La sconfitta per 1-0 è, tra quelle di misura, la peggiore possibile. Per passare il turno è necessario vincere con due reti di scarto: non subire gol è, insomma, fondamentale. Con l’1-0, trascinato anche nei supplementari, ci sarebbero i calci di rigore ma Buffon, nonostante sia un grandissimo, non è, notoriamente, un para-rigori. Dunque, meglio non rischiare o fare calcoli. All’arrembaggio, ma con giudizio, ammesso che questo ossimoro sia possibile. La Juve ce la può fare e sarebbe importante: dopo un ottavo ostico, potrebbe anche capitare un quarto morbido contro Panathinaikos o Porto, se dovessero passare. Come squadra, come ho già scritto, i bianconeri sono di un’incollatura inferiori al Chelsea, che però non giocherà a Stamford Bridge. Ranieri, dopotutto, ha a dispozione gente con esperienza internazionale, quello, quindi, non è un problema. I dolori, e come potrebbe essere altrimenti, vengono dall’infermeria, dove starà un bel po’ Sissoko. Un mediano come lui avrebbe fatto comodo, se non altro per far paura a Lampard & co. Fuori come sempre Camoranesi, non sarà del match nemmeno Marchionni. In compenso, torna la coppia di mille battaglie e da centinaia di reti bianconere, Del Piero-Trezeguet. Una palla vagante, una punizione dai venti metri. Basterebbe poco per sognare.

La domenica dei “vecchietti” del gol

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Alla luce dei fatti domenicali, sabato la Roma ha guadagnato un punto. Eh sì, perché la Fiorentina, in casa con il Palermo, esce sconfitta 2-0 dal proprio campo. I viola sono ancora quarti, ma la Roma è più vicina. Lotta apertissima insomma, nella quale rientra, a questo punto, anche la Lazio, ormai tornata su buoni livelli. I romani, infatti, espugnano il San Paolo con una doppietta di Rocchi. Per il Napoli la situazione è nera: i partenopei, agganciati anche dall’Udinese, sono ormai nella parte sinistra della classifica, tanto per rendere l’idea. Il Milan, nel frattempo, consolida il terzo posto superando in casa 3-0 l’Atalanta. A segnare tutti i gol è Inzaghi, grande protagonista di giornata insieme a Di Vaio, anch’egli mattatore con una tripletta nel 3-0 del Bologna sulla Sampdoria. L’attaccante rossoblu, tra l’altro, è saldamente in testa alla classifica marcatori: ha segnato 19 reti e mancano ancora undici giornate alla fine del campionato! Grazie alle sue reti, c’è da farlo notare, il Bologna supera in classifica il Torino. Infine, una riflessione sui misteri del calcio: appena una settimana fa il Catania era andato ad espugnare il Barbera di Palermo, vincendo con quattro reti il derby siciliano con i rosanero. Oggi gli etnei sono stati “bastonati” in casa dal Siena e il Palermo ha sconfitto la Fiorentina al Franchi. Se il calcio fosse una scienza esatta, faremmo tutti 13 alla schedina…

I tre anticipi

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Cosa è successo ieri nei tre anticipi della Serie A? Fino a dieci minuti dalla fine, in pratica, la Juve era del tutto fuori dalla lotta scudetto. Adesso, dopo il gol di Chiellini, conserva qualche possibilità. L’1%, forse, ma 7 punti, con scontro diretto in casa, possono lasciare, appunto, una minima speranza. La prima a scendere in campo è stata la Roma. Occasione da non fallire, la partita contro l’Udinese, per rimanere vicini alla Fiorentina. Invece i giallorossi vanno addirittura in svantaggio, ma almeno agguantano il paregg\io con un tipico gol di Vucinic. Poi è stata la volta dell’Inter: il Genoa, in casa, non è riuscito a bloccare la capolista. Ibrahimovic e una rete “fantasma” di Balotelli regalano così tranquillità in vista di Manchester. Milito evanescente, il solito miracolo di Julio Cesar, la stessa Inter cinica di sempre: la JUve, nel derby, aveva un solo risultato. Il Torino gioca meglio ma, in fondo, produce meno. A fare un paio di parate ai limiti del paranormale è infatti Sereni, e le fa entrambe su iaquinta, che si batte e si sbatte, sgomita, corre, ma non trova la rete. Ci pensa così Chiellini, con un’incornata su calcio piazzato, a dare i tre punti alla Vecchia Signora, che per l’occasione ha giocato con le seconde linee o, almeno, con quelli (eccetto per la difesa) che non giocheranno contro il Chelsea. Non ci sarà Sissoko: notizia fresca fresca, dovrà stare fermo per un mese e mezzo. Adesso, tutti concentrati sull’Europa.

Meno male si gioca…

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Dopo le dichiarazioni incendiarie di Mourinho, per fortuna, si torna a giocare per la Serie A, obiettivo per il quale, come ha detto il portoghese, Milan e Roma sono già fuori. La Juve, invece, è ancora in corsa ma solo perché favorita dagli arbitri. Ma vediamo cosa ci riserverà il campo, lasciando stare le conferenze stampa. Triplo anticipo e nessun posticipo. Apre la Roma, che ospita l’Udinese. Se vuole disputare la massima competizione continentale anche l’anno prossimo ha due possibilità: arrivare nelle prime quattro, oppure vincere la Champions. Ora come ora, dunque, sarebbe meglio se provasse a centrare i tre punti contro i friulani. Minori assilli, almeno tra i confini nazionali, per l’Inter, a +7 sulla Juventus: l’impegno contro il Genoa, quinta forza del campionato, è chiaramente difficile. Spera che lo sia più del previsto la Juve, che giocherà il derby contro un Torino che sta attraversando un buon momento di forma. I granata non vincono una stracittadina da ben dodici anni, i bianconeri, per continuare a sognare il tricolore, dovranno vincere. O spettacolo vero o derby durissimo, questa la sensazione. Sempre per la lotta Champions, la Fiorentina vuole tenersi stretta il sudato quarto posto: ospita il Palermo, certo non l’avversario più morbido, ma la vittoria è alla portata. Interessante la partita tra Napoli e Lazio, con i partenopei alla ricerca di un rilancio che tarda ad arrivare. Sfida lombarda e importante per la classifica è Milan-Atalanta: i rossoneri, devono fare di tutto per non rischiare di perdere il terzo posto, i bergamaschi, invece, possono guadagnare posizioni in classifica. In coda, infine, fondamentale lo scontro tra le ultime due Lecce-Reggina.

La testa di Balotelli

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Settimana calda, caldissima, quella che stiamo passando. Come prologo ha avuto la discussa Inter-Roma, poi semifinale di andata di Coppa Italia e dichiarazioni pesanti di Mourinho, deferimenti per Balotelli e De Rossi. Adesso ci prepariamo ad un weekend che vede l’Inter ospite del Genoa e la Juve impegnata nel derby contro il Toro. Ci sarebbe stato di che “spremersi”, ma invece il clou sarà a metà della prossima settimana. Tra pochi giorni tutto sarà più chiaro: ognuno sarà più conscio dei propri limiti, qualcuno si dovrà concentrare solo sul campionato, qualcuno, chissà, avrà fallito il vero obiettivo stagionale. Ma vorrei tornare alle polemiche, ma non a quelle innescate da Mourinho, bensì alle parole e ai gesti che hanno portato ai deferimenti di De Rossi e Balotelli. Come per l’allenatore dell’Inter, tra pensare certe cose e dirle, beh, c’è differenza. Certo aver tirato fuori l’espressione “banda Collina” non è stata una genialata da parte di De Rossi, però almeno ha reso l’idea. In teoria, il calcio italiano adesso dovrebbe essere ripulito, dunque sono state parole non solo fuori luogo, ma anche, a scanso di equivoci, prive di un reale fondamento. Ma il bello, o il brutto, l’ho visto con Balotelli. Dall’alto dei suoi sei gol in Serie A (ben dodici se consideriamo le coppe) si permette di zittire i tifosi della Roma con il dito sulle labbra, poi fa le linguacce a Panucci, che l’aveva richiamato. Certo, direte voi, tutti sognerebbero di zittire la tifoseria avversaria, e forse, senza i milioni di telacamere che ci sono in campo, non avremmo visto la lingua del buon SuperMario (tanto per dire, se nel secolo scorso ci fosse stata la prova Tv sarebbero stati dolori per tutti tra piedi schiacciati, gomitatine a palla lontana, sputi e robe varie). Però credo che Balotelli debba abbassare un po’ la cresta. Diventerà fortissimo, farà una carriera strepitosa, ne sono convinto. Ha fisico e talento, per ora non ha testa. Ha 19 anni, è vero, può migliorare. Anzi, deve.

E’ lo stile Inter?

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E’ giunta l’ora di intervenire pesantemente sulla questione Mourinho, quella della “prostituzione intellettuale”. Se ieri l’ho elogiato, oggi non ho certo intenzione di rimangiarmi le mie parole. Come umorista lo preferisco a Ranieri, tanto per dire. Credo di preferirlo anche come allenatore e come accentratore. Oggi ho letto, non mi ricordo su che quotidiano, un’osservazione giustissima: Mourinho dice quello che pensa ma non sempre pensa quando dice qualcosa. Vero, verissimo. Perchè puoi pensare che la stampa (e la parte d’Italia non nerazzurra) sia ipercritica nei confronti di ogni errore pro-Inter, che a volte si sia parlato di “crisi” quando ci sono avversari già fuori da ogni competizione, puoi anche pensare che ci sia qualcuno che va troppo spesso a piangere in televisione, che ci sia un allenatore che un po’ ti invidia, ci può stare tutto. Però dirle così, negando poi l’evidenza, e cioè che l’Inter, quest’anno, è stata favorita in più di un’occasione (e anche recentemente, contro Milan e Roma). Uno sfogo così non si era mai visto, e darà di che parlare ai media per qualche giorno. La cosa sconcertante è che la società stia con il suo tecnico, invece di stigmatizzare le sue parole. Pare addirittura, ultime voci, che le parole di Mourinho siano state concertate con Moratti (uno che quando erano altri tempi ce l’aveva a morte con gli arbitri e che adesso si trincera dietro dei “tanto vincevamo lo stesso”). Forse perchè a Mou, come dice lui, non piace andare a fare le interviste, le fa un po’ controvoglia. Sì, certo. Non so che dire. Sarà che sono juventino, ma stavolta l’Inter ha passato il limite. Oppure, come ha detto Ranieri, indovinando per una volta la battuta, è lo “stile Inter”.

Allenatori con le palle

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Sono sempre più entusiasta dell’impatto che ha avuto Mourinho sul calcio italiano. Cioè, più che sul calcio vero e proprio, su quello che c’è intorno. Perchè grosse rivoluzioni sul terreno di gioco non se ne sono viste, mentre fuori, in sala stampa, spesso succedono cose interessanti. Il suo rispondere a tono, il suo provocare, devo ammettere che mi piace, non così tanto da voler essere interista, ma mi piace. Il bello è che sulla sua scia, adesso si sbottonano di più tutti. Spalletti dice di non essere un coglione, Ranieri invece insiste per fare con l’allenatore di Certaldo una coppia. Di cosa? Di coglioni, ovviamente. Cose inimmaginabili fino a pochi mesi fa. Certo, le partite rimangono ancora difficili e gli avversari hanno sempre a che fare con classifiche bugiarde, ma almeno, anche a costo di finire nel boccaccesco, la gente, se intervistata, dice qualcosa. Certo, c’è anche chi straparla, ma questo è un altro discorso. In tutto questo, è bene dirlo, Mourinho è a suo agio (anche se dice che preferirebbe non fare conferenze stampa), ma anche Ranieri, fine umorista, ci sguazza, e fa spesso venir fuori, al posto del solito aplomb britannico, qualche battuta “pane e salame”. Certe battute sono da Bagaglino, ma gliele perdoniamo.

Rifondazione Milanista

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Questo, per il Milan, doveva essere l’anno del riscatto. Senza Champions l’obiettivo primario era la conquista del tricolore, magari contornata da un dignitoso cammino in Uefa. Invece, a una dozzina di partite dalla fine del campionato, la capolista Inter veleggia lontana dalle insidie del Diavolo. Adesso, a ragione, si parla di rifondazione. Perchè, inutile girarci intorno, il solito ritornello siamo-la-squadra-più-titolata-al-mondo, già di per sè discutibile, ha finito per stancare. Non si può vivere di ricordi, soprattutto nel calcio, dove in poche settimane può succedere qualsiasi cosa. Innanzitutto, mi pare giunto alla fine il ciclo di Ancelotti, aziendalista fino in fondo e incapace di opporsi ai voleri di Berlusconi e di Galliani. Voleva solidità dietro, gli hanno preso Ronaldinho. Gli hanno riportato a casa il figliol prodigo ma quantomai arrugginito Shevchenko. Tempo fa gli rifilarono persino l’usurato e imbolsito Ronaldo. Il Milan ai milanisti e allora..a chi? Rijkaard? Van Basten? Donadoni? Chissà. Si sente dire in giro che il prossimo allenatore sarà Leonardo. Wow, la rifondazione parte bene. Ma andiamo per reparti in difesa avrà spazio Thiago Silva, Nesta ormai ha la schiena di un 70enne, forse i rossoneri potrebbero provare con Agger. Almeno se ne andrà Senderos, francamente improponibile. A centrocampo in crisi Seedorf (inconcepibile questo fatto ai miei occhi), potrebbe tornare Gourcuff, ma quanta voglia ne avrebbe il talento ora al Bordeaux? Nonostante tanta pubblicità, mi auguro un veloce ritorno di Beckham a Los Angeles: non avrebbe futuro. Anche se, in mezzo all’area, potrebbe esserci una bella punta fisica, oltre al povero Pato, troppo avvezzo ormai a starnazzare da solo. Adebayor? Forse. Di sicuro non Borriello, che ha vissuto un anno nerissimo, e non Inzaghi, più che bollito, e Shevchenko (trattasi di ex giocatore). Auguri, Milan.

Inter, un punto guadagnato

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Una giornata storta che invece, alla fine, può essere vista anche in modo positivo. Ecco la strana domenica dell’Inter che, sotto di due reti contro la Roma, nel finale riesce ad agguantare il pareggio. Sia chiaro, a mio avviso un pareggio contro i capitolini non è mai da buttare via, figuriamoci se arriva in rimonta: può addirittura far bene al morale. Avrà dunque brindato a metà la Juventus, che nell’anticipo di sabato aveva superato il Napoli: l’Inter poteva essere a +6, invece ha un punticino, prezioso, in più. Partita “maschia” si sarebbe detto un tempo, quella tra i bianconeri e il Napoli. Primo tempo di marca juventina, secondo tempo con gli uomini di Ranieri calano dal punto di vista fisico e match è più equilibrato, ma il risultato non cambia. Ennesima sconfitta per il Napoli, ormai undicesimo, e secondo posto consolidato dalla Juve, perché, nel frattempo, il Milan, dopo la delusione europea contro il Werder, cade a Marassi contro la Samp, affondato dalla coppia Cassano-Pazzini. Per la lotta Champions giornata in cui non cambia niente: pareggiano tutte. La Roma, come già detto, a Milano, la Fiorentina impatta in trasferta a Reggio Calabria, mentre il Genoa non riesce a superare il Siena in Toscana. Da sottolineare la splendida impresa del Catania, che va a Palermo e sotterra di reti i rosanero: 4-0 per gli etnei, un risultato fantastico in un derby così sentito. Fantastica la rete di Mascara, che al volo, da poco oltre centrocampo, beffa Amelia. Se l’avesse fatto Ibrahimovic tutta Italia si sarebbe già mobilitata per il Pallone d’Oro 2009.