Questo, per il Milan, doveva essere l’anno del riscatto. Senza Champions l’obiettivo primario era la conquista del tricolore, magari contornata da un dignitoso cammino in Uefa. Invece, a una dozzina di partite dalla fine del campionato, la capolista Inter veleggia lontana dalle insidie del Diavolo. Adesso, a ragione, si parla di rifondazione. Perchè, inutile girarci intorno, il solito ritornello siamo-la-squadra-più-titolata-al-mondo, già di per sè discutibile, ha finito per stancare. Non si può vivere di ricordi, soprattutto nel calcio, dove in poche settimane
può succedere qualsiasi cosa. Innanzitutto, mi pare giunto alla fine il ciclo di Ancelotti, aziendalista fino in fondo e incapace di opporsi ai voleri di Berlusconi e di Galliani. Voleva solidità dietro, gli hanno preso Ronaldinho. Gli hanno riportato a casa il figliol prodigo ma quantomai arrugginito Shevchenko. Tempo fa gli rifilarono persino l’usurato e imbolsito Ronaldo. Il Milan ai milanisti e allora..a chi? Rijkaard? Van Basten? Donadoni? Chissà. Si sente dire in giro che il prossimo allenatore sarà Leonardo. Wow, la rifondazione parte bene. Ma andiamo per reparti in difesa avrà spazio Thiago Silva, Nesta ormai ha la schiena di un 70enne, forse i rossoneri potrebbero provare con Agger. Almeno se ne andrà Senderos, francamente improponibile. A centrocampo in crisi Seedorf (inconcepibile questo fatto ai miei occhi), potrebbe tornare Gourcuff, ma quanta voglia ne avrebbe il talento ora al Bordeaux? Nonostante tanta pubblicità, mi auguro un veloce ritorno di Beckham a Los Angeles: non avrebbe futuro. Anche se, in mezzo all’area, potrebbe esserci una bella punta fisica, oltre al povero Pato, troppo avvezzo ormai a starnazzare da solo. Adebayor? Forse. Di sicuro non Borriello, che ha vissuto un anno nerissimo, e non Inzaghi, più che bollito, e Shevchenko (trattasi di ex giocatore). Auguri, Milan.
