Il sinistro di Beppe Signori

Filed under: Vecchie glorie by: Matteo Innocenti

Un caschetto biondo, un sinistro preciso come un bisturi. Questo era Beppe Signori quando si affacciò al grande calcio all’inizio degli anni Novanta. Compone con Baiano e Rambaudi il tridente di quel Foggia che stupì l’Italia, ma non ne era il braccio armato. In Puglia, giocando largo a sinistra, veleggia alla media di una rete ogni tre partite: negli anni a venire diventerà un finalizzatore mortifero. Impressionanti i suoi primi due anni alla Lazio, conditi da 49 reti, che lo fanno entrare di diritto nel gruppo azzurro per il mondiale americano. Peccato che Sacchi lo faccia giocare esterno sinistro di centrocampo, non esattemente il suo ruolo ideale. Il rapporto tra Signori e la Nazionale è tribolato ed esce dal giro piuttosto presto, dopo 28 presenze e 7 reti. Alla Lazio, invece, continua a segnare con regolarità, al punto che il popolo biancoceleste nell’estate del 1995 per lui fece le barricate. Sergio Cragnotti, infatti, l’11 giugno ne annuncia la cessione al Parma, che si sta attrezzando per diventare una superpotenza calcistica. Alla notizia, i tifosi laziali si riversano in massa per le strade della capitale per manifestare il proprio malumore e il presidente, alle 19.30 di quello stesso giorno, comunica l’interruzione di ogni trattativa. Seguono altri due anni di gol, fino alla crisi nella stagione 1997/98. Signori a gennaio viene ceduto alla Sampdoria, ma per lui fu rimarrà un’annata da dimenticare. In ogni caso, la sua storia d’amore con la Lazio era giunta al capolinea, dopo 152 presenze e 107 gol in Serie A. Lo accoglie il Bologna orfano di Roberto Baggio: per Signori, così come era successo al suo illustre collega, la società felsinea rappresenterà un nuovo punto di partenza. Rimarrà in rossoblu sei anni, in cui continuerà a segnare con regolarità, dimostrando una grande longevità calcistica, e dimostrando che quando il fiuto c’è, la porta la si trova sempre. Gli ultimi spiccioi di carriera Signori li spende all’estero, tra Grecia e Ungheria.  Specialista dei calci di rigore, che batteva rigorosamente da fermo, Signori è entrato nella storia di tre società, Foggia, Lazio e Bologna, segnando caterve di gol con quel suo sinistro al fulmicotone. Come giocatore, credo sia stata una delle punte più forti che abbia mai visto, nonostante il formato ridotto. Strano ma vero, in carriera non ha vinto niente: giocava in una Lazio non ancora competitiva e stava per essere ceduto ad un Parma in continua ascesa, ma la trattativa si arenò. Forse non bello da vedere, ma sicuramente efficace, rimane uno dei giocatori simbolo degli anni Novanta.