Che ne sarà di Cassano? Rifiutato da Lippi, anche Cobolli Gigli, intervistato, ha detto che anche la prossima Juventus sarà costruita attorno a Del Piero. Affezionatissimo al Capitano, suo sostenitore da sempre, ma Alex va per i 35. Non sarebbe il caso di costruire la squadra attorno a qualcun altro? O, comunque, di guardare oltre Del Piero? Cassano ha 27 anni e, per quanto io non straveda per lui come la maggior parte (a quanto pare) del popolo italico, lo considererei un ottimo inves
timento, soprattutto per il rapporto qualità-prezzo. Forse Cassano non ha mantenuto le promesse fatte quella sera che segnò all’Inter, ma può essere il degno erede di Alex, a meno che in casa bianconera non decidano di puntare su Giovinco. Molto, credo, dipenderà dal modulo che Ranieri intenderà adottare per la prossima stagione. Diego e Silva, sono questi due i nomi che girano, uno va a nozze con il rombo, l’altro con il 4-4-2 classico. Per gente che arriva,e cco uno che se ne andrà: Trezeguet. Il suo rapporto con la Signora è logoro, ma il Chelsea pare volerlo per il dopo-Drogba (fossi in loro punterei tutto su Eto’o, sul quale è piombato il Liverpool). 8-10 milioni di euro l’offera arrivata da Londra, e un contratto salato da 4 milioni in meno sul bilancio bianconero. Ottimo. Peccato che si dica in giro che questi soldi saranno reivestiti, sì, ma su Quagliarella. Non sarebbe meglio Cassano, eh?
Valutando una singola stagione, il Paulo Sousa del 1994/95, prima stagione alla Juventus, numero 6 sulle spalle, è stato tra i centrocampisti più forti che ho visto giocare. In quell’annata fu semplicemente perfetto. Nel 4-3-3 del primo Lippi il portoghese era il motore (quasi) immobile attorno a cui girava l’intera squadra. Abile in fase di interdizione, nonostante non fosse un fulmine di guerra, riusciva a recuperare una miriade di palloni e a smistarli sempre in modo impeccabile. Prendeva per mano la squadra, ma non aveva i
l vizio del gol, al punto che di lui ricordo solo due reti (anche se importanti): la prima a Parma nello scontro diretto del 1994/95 che fu lo spartiacque di quella stagione Paulo Sousa, in pratica un innocuo cross che entrò in rete, e la seconda a Nantes, semifinale di Champions League. Classe 1970, arrivò alla Juventus nel 1994, grazie a Moggi che, almeno così dicono i maligni, lo aveva comprato per la Roma ma che, una volta diventato dirigente bianconero, lo dirottò a Torino. Ad ogni modo fu la sua fortuna, perchè in due anni la Juventus vinse tutto. Se durante la prima stagione fu un protagonista assoluto, nella seconda non rese secondo le aspettative, tanto che a fine anno fece le valigie, destinazione Borussia Dormund, con il quale avrebbe vinto la Champions League l’anno seguente, proprio contro la Juventus. Anche se sulla sua cessione ci sono state voci di gossip (Lippi ne avrebbe, in pratica, preteso l’allontanamento), la scelta fu sostanzialmente giusta, perchè negli anni successivi Paulo Sousa subì diversi infortuni che lo costrinsero a chiudere la carriera anzitempo, carriera in cui fece pure in tempo a giocare nell’Inter, cosa che non gli ho mai perdonato. Comunque sia, nel 1996 il portoghese partì per la Germania. Al suo posto, nel centrocampo della Juventus, sarebbe arrivato un certo Zinedine Zidane.
Il 26 maggio 1999 fu il giorno meno adatto per essere un tifoso del Bayern Monaco. Al Camp Nou i tedeschi si giocavano la Champions League con il Manchester United. due corazzate europee dal nobile lignaggio in una cornice eccezionale. In teoria, una finale perfetta, in pratica, la più incredibile di sempre. E pensare che, fino ai minuti di recupero, era stato un match normalissimo che vedeva i bavaresi in vantaggio. Aveva segnato SuperMario Basler ad inizio partita con un calcio di punizione e Schmeichel, al passo d’addio con i Red Devils, aveva anche evita
to in qualche occasione il raddoppio del Bayern. I tifosi bavaresi già festeggiano sugli spalti, trasformando in Camp Nou in un Oktoberfest in salsa catalana, il vecchio leone Matthaus esce tra gli applausi, per lui una giusta standing ovation. Poi, all’improvviso, il dramma sportivo. Durante un assalto inglese, Sheringham riesce a correggere in porta un tiro sbilenco. E’ l’1-1, che demoralizza gli increduli bavaresi, a cui stava addiritura stretta la vittoria di misura, e galvanizza il Manchester Utd. Manca poco ai supplementari ma gli inglesi continuano ad attaccare con la bava alla bocca, sanno che il Bayern è alle corde. E infatti, su un calcio d’angolo, Solskjaer corregge in rete un colpo di testa di Sheringham. 1-2 e un senso di irrealtà cala sul Camp Nou. Gli inglesi urlano la loro gioia, il silenzio dei tedeschi è assordante. Quella sera, in casa mia, riuscii a star male per loro: da tifoso bianconero avevo già perso due finali di Champions, di cui una contro gli scarti della Serie A del Borussia Dortmund, ma quello era troppo. Il Bayern Monaco era campione d’Europa ed un minuto dopo la coppa era già all’Old Trafford. Il bello del calcio, si potrebbe dire. Provate a dirlo ad un ultrà del Bayern…
C’è chi piange e c’è chi ride, o riderà. Per la Roma il mancato passaggio ai quarti di Champions significa 7 milioni di euro in meno di introiti, con entrate inferiori al previsto anche dal botteghino e dal merchandising. Non solo, ci sono anche voci su ritardi nel pagamento degli stipendi ed il club deve ancora ripianare il debito con Unicredit. La famiglia Sensi forse vorrebbe vendere, ma non ci sono offerte. La squadra, per competere ad alti livelli, avrebbe bisogno di rinforzi, ma le risorse att
uali non garantiscono nemmeno la permanenza di chi c’è adesso: il Milan punta su Mexes, Aquilani non rinnova, Vucinic nemmeno e il contratto di Totti da 5 milioni è insostenibile. La situazione, in casa giallorossa, non è felice. In continua crescita sono invece i conti in a Torino: la Juventus, riemersa dallo tsunami Calciopoli, ha avuto nel 2008 un fatturato di 168 milioni di euro, rislutando l’undicesima società in Europa. Non solo: uno studio di San Paolo-IMI indica che con l’accesso alla Champions League, i ricavi potrebbero salire dell’16%, con beneficio dell’utile netto che potrebbe passare dai 15 milioni di quest’anno fino a 30. E poi naturalmente c’è il nuovo stadio, al quale dirigenza e tifosi guardano speranzosi, anche se, ora come ora, la media di spettatori all’Olimpico è di circa 22.000. Pochi, troppo pochi. In ogni caso, il futuro, per la vecchia Signora, sembra roseo. Non potrà ancora combattere ad armi pari con Inter, Real Madrid e Manchester United, ma guardandosi indietro c’è solo da essere soddisfatti. Fino al prossimo calciomercato, quando Secco & co. sbaglieranno, con del buon capitale a disposizione, di nuovo metà degli acquisti?
Sempre più insistenti le voci su un prossimo avvicendamento sulla panchina del Milan. Ancelotti, aziendalista eccellente e uomo rossonero, è al termine del suo ciclo e potrebbe essere sedotto dal Real Madrid. Al suo posto potrebbe insediarsi Leonardo, consulente per il mercato sudamericano, collante tra squadra e società, ma finora senza esperienza da allenatore. A suo favore, il fatto di aver messo lo za
mpino nelle operazioni che portarono Kakà e Pato al Milan. Quale sarebbe il progetto tattico di Leonardo? Essenzialmente il modulo non si discosterebbe troppo da quello usato adesso, però avrebbe più voce in capitolo sul mercato. Insomma, un po’ una presa in giro per Ancelotti, che negli ultimi anni si è visto recapitare gente bollita come Rivaldo, Ronaldo, Shevchenko o elementi come Ronaldinho, Senderos e Beckham, quando magari avrebbe desiderato tutt’altro. Quali potrebbero essere i volti nuovi in casa rossonera? Sempre più insistenti le voci su Marchetti, portiere 26enne che sta facendo benissimo con il Cagliari, ma ovviamente potrà sempre contare su Abbiati quando rientrerà dall’infortunio. In difesa esordirà finalmente Thiago Silva: il sogno è affiancargli Mexes. Incognita sulla fascia sinistra, dove Jankulovski non offre garanzie. Centrocampo vecchio stile, se si eccettua il possibile rientro di Gourcuff. Infine, l’attacco: a fare compagnia a Kakà e Pato ci vorrebbe un top player, visto che adesso ci sono in rosa Ronaldinho, Inzaghi e Borriello. Con l’Inter che punta Aguero, tutto porta a Drogba, non di primo pelo, ma ancora sulla cresta dell’onda. Questo con Leonardo… e se rimanesse Ancelotti?
Così, giusto per tornare su un fatto di qualche giorno fa. Per una volta non parlo di calcio, almeno non direttamente. Dopo Italia-Francia di rugby, durante il famigerato terzo tempo, emblema della superiorità del rugby sul calcio (a detta di molti, ovviamente io la pesno diversamente), il francese Chabal, detto L’Orco, ha preso a botte, o almeno ha provato a farlo, Martin Castrogiovanni, pilone azzurro, che, tra l’altro, si sarebbe giustamente difeso. Tutto è partito dalle avances di Chabal nei confronti della fidanzata del rugbista italiano, la slalomis
ta Giulia Candiago. Tutto il mondo è paese, si sa, e allora anche l’Art Café, un locale romano vicino a Piazza di Siena dove Francia e Italia avevano deciso di passare la serata dopo la chiusura del Sei Nazioni, si è trasformato in un ring. Però tutto è bene quel che finisce bene: il giorno dopo Chabal si è scusato con un sms e la Candiago si è detta lusingata dal fatto che il suo ragazzo l’abbia difesa dall’Orco (cattivo, evidentemente). Dunque, botte durante il terzo tempo. Ma non doveva essere l’emblema del fair play? Strano che finisca così, il calcio è uno sport da gentlemen giocato da bestie, mentre il rugby è uno sport da bestie giocato da gentlemen, ho sempre sentito dire così. Invece ho sempre pensato una cosa: perchè stupirsi del terzo tempo? Dopo essersi menati (perchè lo fanno, non nascondiamoci: calci, morsi, gomitate…) per 80 minuti, i rugbisti possono anche prendersi uan birra insieme, perchè dovrebbero picchiarsi ancora? E poi, almeno i calciatori vanno a caccia di ragazze insieme, senza pugni di mezzo.
Va bene che non giocheremo contro Francia o Inghilterra, però le convocazioni di Lippi per il doppio impegno con Montenegro e Irlanda mi lasciano un po’ interdetto. Più che altro perchè sembra una Nazionale sperimentale, come quella che andò a fare una tourneè tempo fa (c’era anche Coppola, tanto per dire). Ecco la lista dei 23. Portieri: Buffon, Amelia, De Sanctis. Difensori: Bocchetti, Cannavaro, Chiellini, Dossena, Gamberini, Grosso, Motta, Zambrotta. Centrocampisti: Brighi, De Rossi, Foggia, Montolivo, Palombo, Pepe, Pirlo. Attaccanti: Di Natale, Iaquinta, Pazzini, Quagliarella, Rossi. Lo so che ci sono assenze di rilievo come quelle di Toni e Gilardino, c
he Del Piero ha la sua età, che Camoranesi non è più fisicamente affidabile, che Cassano meriterebbe ma è inviso al C.t. come lo era Panucci tempo fa. Lo so benissimo, infatti, più che fare caso a chi non c’è, rifletto su chi c’è. Bene Bocchetti: è tra gli artefici del campionato splendido del Genoa, nel suo ruolo c’è crisi, uno come Santacroce che doveva fare il salto sta zoppicando… Motta non mi entusiasma, lo ammetto, ma in giallorosso sta facendo delle buone prestazioni, così come l’ex promessa Brighi, maturato tardi, ma oggi titolare fisso della Roma. Pazzini adesso è come Re Mida, quindi sarebbe addirittura da schierare titolare: potrebbe anche segnare per sbaglio. Come terzo portiere (o forse come secondo: Amelia non mi entusiasma) poteva starci Marchetti, invece è stato chiamato il “turco” De Sanctis. Rimango sempre più stupito dalla presenza di Pepe, affiancato stavolta da Foggia. Non so che dire. Guardando tutto in ottica positiva, potrei dire che è un buon segnale, la Nazionale è aperta a tutti. Al contrario, mi viene da dire che se le altrenative sono queste, siamo messi proprio male.
Massimiliano Allegri: “Le dichiarazioni di Mourinho sono patetiche. Interessarsi degli altri è stato poco carino ed è stata una mancanza di rispetto. Il mio rapporto col presidente Cellino? C’è scambio di vedute, ma non si intromette nella formazione“. Roberto Donadoni: “Mourinho? Stupisce come abbia queste conoscenze nel dettaglio delle situazioni altrui. E’ stato poco elegante e poco educato. Probabilmente ha voluto buttare lì una frase ad e
ffetto e questo non va a suo pro ma a suo discapito. Non vedo la motivazione e la necessità: tutti devono cercare di ottenere il massimo dal proprio lavoro, valutazioni così lasciano il tempo che trovano“. Renzo Ulivieri: “Mourinho stavolta l’ha fatta fuori dal vaso. Ha detto che a molti allenatori italiani la formazione la fa qualcun altro? Non mi vengono parole. Domandatelo a Lippi, a Spalletti o a Capello, ma anche ad Allegri, se qualcuno gli fa la formazione. Mourinho ha pisciato fuori dal vaso. Non si trova a suo agio in Italia? Probabilmente non gli piace che il Cagliari lo metta sotto a San Siro. Stress? Quando me ne parlano, penso soprattutto agli operai che dalle mie parti vanno a lavorare in conceria“. In effetti, come non essere d’accordo? L’ennesima frase a effetto di Mourinho stavolta è parsa davvero fuori luogo. Soprattutto, non c’era motivo per fare dichiarazioni del genere, così, alludendo a qualcosa e vantandosi di scegliere da solo la squadra da mettere in campo. E poi, con tutti i soldi che gli versa sul conto corrente, Moratti dovrebbe anche spremersi le meningi per fare la formazione al posto suo?
Il campionato rimane ancora vivo dopo questa giornata, ma l’Inter sente la vittoria più vicina: le partite da disputare sono sempre meno. I nerazzurri riescono facilmente a domare un’arrendevole Reggina. Splendida la seconda rete di Ibrahimovic, che raggiunge così Di Vaio in vetta alla classifica marcatori. A questo punto, almeno le prime due posizioni paiono assegnate, perché il Milan, nel posticipo, impatta 0-0 con
il Napoli, in una partita che non passerà agli annali. Gli azzurri segnano un gol regolare con Hamsik, annullato però per un fuorigioco discutibile: niente vittoria scaccia-crisi per i partenopei. Per la lotta Champions fanno passi in avanti Genoa e Fiorentina, mentre la Roma rimane al palo. I rossoblu superano 2-0 (in gol anche Milito, che era a digiuno da tempo) l’Udinese, che però recrimina per alcuni torti subiti dall’arbitro, i viola, invece, si aggiudicano il derby toscano contro il Siena grazie ad una rete di Mutu. Adesso il Genoa è a 51, a sole quattro lunghezze dal Milan, ed è inseguito dalla Fiorentina a 49, mentre la Roma rimane staccata a 46. In zona retrocessione la situazione si fa difficile per il Torino, castigato dalla Sampdoria a domicilio: ancora a segno Pazzini, convocato da Lippi in azzurro. Sale invece il Chievo, adesso a +6 dai granata, terzultimi a 24 punti. Rimane invece pericolosamente nella zona calda il Bologna (ha 26 punti), superato in casa dal Cagliari grazie ad Acquafresca, che raggiunge la doppia cifra e che fa volare i sardi al settimo posto in classifica.
E invece no, niente match point per l’Inter, anche se vincere oggi contro la Reggina farebbe rimanere il vantaggio a +7, a sole nove giornate dalla fine. Scontro diretto a Torino, è vero, ma calendario più ostico per la Juve. Si vedrà. Intanto, i bianconeri ieri hanno passeggiato (1-4 il finale) su quello che rimaneva della Roma. Formazione davvero mediocre, quella messa in campo da Spalletti, ma tra infortunati e squalificati non poteva i
nventarsi di meglio. Non che Ranieri avesse tutti gli uomini a disposizione, anzi: mancavano Legrottaglie, Sissoko, Camoranesi, Marchisio e Amauri, tanto per citare quattro titolari. Alla Roma, però, è mancato il carattere, l’unico guizzo è stato il pareggio di Loria (ironia della sorte, il più criticato di tutta la stagione romanista), ma dopo il secondo gol di Iaquinta è stata accademia. Spazi larghissimi, la sensazione, per i bianconeri, di poter dilagare, cosa che poi, alla fine, è davvero successa. Per la Roma si tratta di un brusco stop in ottica Champions League, per la Juventus è il consolidamento di un secondo posto più che onorevole. Sulla partita di ieri sera però vorrei far notare una cosa: il capitano dei giallorossi era Panucci. Va bene, per la lunga militanza era una cosa logica, ma dopo tutto quello che era successo con Spalletti, il suo ammutinamento, mi sembra strano mettere la fascia sul suo braccio. Forse, a Roma, decide lo spogliatoio e non l’allenatore… Spalletti è davvero al capolinea.
