La Juve, secondo Tuttosport, ha in mano un poker d’assi e adesso dovrebbe scegliere quale dei quattro calare. Si tratterebbe di Cassano, Silva, Ribery e Rakitic. Già caduto nel dimenticatoio Diego, esattamente come accadde l’anno scorso con Van der Vaart. Come nomi direi che ci siamo, farebbero tutti comodo alla Juve. Vabbè, tranne Rakitic: se è stato scartato il brasiliano del Werder in quanto trequartista centrale, non vedo come mai sia considerato appetibile il croato, più giovane, meno pronto e, per ora, meno forte. Forse perchè costa meno. Cassano farebbe comodo, ovviamente per il dopo Del Piero, che credo sia pi
ù vicino di quanto si pensi. Alex in campionato ha segnato solo una volta su azione, e non sempre capitano calci piazzati sulla zolla giusta. Non sono un estimatore di Giovinco, dunque punterei su Cassano: di sicuro, a certi prezzi, non si trova di meglio. Capitolo Silva: mi piace, è forte, è giovane ma ha esperienza, ma è spagnolo. L’ultimo a far bene in Italia fu Suarez. Eccoci a Ribery: se dovessi fare un investimento pesante, lo farei per lui. Capace di giocare su entrambe le fasce, viene dalla Bundesliga, campionato da cui la Serie A non ha mai importato grosse fregature, è un classe ‘83 dalla grande esperienza internazionale. In più pare stia studiando l’italiano. Ok, lo studiava, dicevano, anche il suo compagno di squadra Schweinsteiger, già accostato alla Juve prima del suo rinnovo col Bayern, quindi questo non so quanto possa essere indicativo. Insomma, tra tutte le opzioni possibili, punterei tutto su Ribery. E’ pure francese, il che in bianconero non guasta (tranne “l’episodio” Blanchard). Tanto vale fare un solo investimento, ma questa volta sul sicuro.
Il derby non finisce mai: adesso Adriano potrebbe essere squalificato per il gol di mano al Milan. Non si tratta di voci, ma di un’ipotesi fonadata. Entro le 12, come previsto dalla normativa, il sostituto procuratore addetto Stefano Palazzi ha inviato al giudice sportivo Gianpaolo Tosel la segnalazione sull’azione che ha portato al gol di mano siglato dall’Imperatore. Domani il giudice deciderà se applicare la norma che sanziona gol di mano e simulazioni recentemente introdotta dal codice sportivo della Figc. Il fatto è c
he un precedente c’è, ed è quello di Gilardino, che in Palermo-Fiorentina segnò di mano e rimediò due turni di squalifica, poichè l’arbitro Morganti specificò di non aver visto come Gilardino aveva battuto Amelia. Allora la volontarietà del mani del Gila era conclamata, adesso va stabilita. Ecco, non credo che Adriano dovrebbe essere squalificato, al limite farei stare a casa arbitro e guardalinee. Il gol di mano di Gilardino a Palermo era palesemente volontario, stavolta mi sembra che il nerazzurro si sia semplicemente tirato il pallone sul braccio. Ne è venuta fuori una deviazione decisiva ed il gol del vantaggio. Mica poco. Insomma, quantomeno, se Adriano prenderà la squalifica, si metterà fine alle polemiche: la rete era irregolare, perchè c’è chi dice di sì, c’è chi dice di no. Paradossalmente, si arriverebbe questo certificando la volontarietà di Adriano (”sfortunatissimo” con la prova tv, tra l’altro) con conseguente squalifica. Beh, come ho già detto, credo che invece non l’abbia fatto apposta, ma che, volontarietà o no, se c’è un vantaggio acquisito, serva l’annullamento del gol. Chiederò che cambino il regolamento. Chissà che gli avrebbero fatto al Pibe…
Il tricolore sulle maglie nerazzurre, ad occhio e croce, ha le cuciture più rinforzate. Bella partita il derby, ma difesa del Milan un po’ allegra. I nerazzurri chiudono il primo tempo sul 2-0 grazie ai gol di Adriano (di mano) e di Stankovic. Nella ripresa il Milan riesce ad accorciare con Pato. Poi si sbilancia per cercare il paregg
io, crea e rischia, ma finisce, tra mille emozioni, 2-1 per l’Inter. Titoli di coda sul campionato a “secondo tempo” appena iniziato? Forse sì, considerando che una delle Juventus più belle della stagione sbatte sui pali e sulle traverse dell’Olimpico, si mangia gol su gol ed alla fine non riesce a superare la Sampdoria, che passa in vantaggio con Pazzini. A parziale consolazione per i bianconeri, è finito il digiuno di Amauri. Pareggio pirotecnico a Genova. Il Genoa sembra passeggiare sulla Fiorentina da trasferta. Poi si sveglia Mutu, che realizza una tripletta evitando ai viola il sorpasso da parte dei genoani. Giornata positiva dunque per la Fiorentina, visto il crollo della Roma a Bergamo, affondata dal genio di Doni, uno che se avesse avuto più testa avrebbe fatto una carriera di altissimo livello. Chi non riesce a vincere è il Napoli, che non va oltre l’1-1 casalingo con il Bologna. Maggio va a segno, poi il disastro collettivo della difesa, che trasforma una palla innocua in un’occasione da gol rossoblu. Di Vaio, che in questa stagione la porta la vede e bene, non si fa pregare due volte. Il Napoli crolla così al decimo posto. Le ultime tre in classifica, Torino, Chievo e Reggina, raccolgono tutte un punto. Non molto, ma il Lecce è più vicino.
Come un sacco di gente e presumo come tutti i lettori di questo blog, non ho avuto l’occasione di vedere giocare Giacomo Bulgarelli. Ho però potuto vederlo nelle vesti di commentatore ed opinionista e, perchè no, di sentirlo fare telecronache giocando alla playstation. Il mio primo contatto con il Bulgarelli calc
iatore risale all’incirca al 1994, quando facevo una specie di raccolta della De Agostini. Bulgarelli faceva parte della sezione “Leggende del calcio”, ed era l’unico ex rossoblu a farne parte insieme ad Helmut Haller e ad Angelo Schiavio. Bulgarelli, più che del calciatore, forse aveva il fisico da geometra, ed in effetti, in campo, faceva ragionare il cervello e, subito dopo, i piedi. Questo quello che ho capito. E’ stata una bandiera, una di quelle che ha scelto di vincere poco per rimanere fedele ad un’idea, un po’ come Riva e Antognoni. Era un calcio diverso, meno legato ai soldi e più ai sentimenti, le maglie non erano inquinate dagli sponsor, si giocava con i numeri dall’1 all’11. Il Bologna fu l’unico capace di opporsi alla Grande Inter, a cui scucì il tricolore dal petto nell’unico spareggio scudetto del calcio italiano, nel 1964. Come quel Bologna si diceva si giocasse solo in Paradiso. Io al Paradiso non ci credo, però, chissà, magari l’”Onorevole Giacomino” sta davvero facendo dei gran lanci per le punte lassù.
Giornata campale la 24°: potrebbe essere infatti decisiva per la lotta scudetto. Il posticipo di domani non è una partita qualsiasi, ma è il Derby di Milano. L’Inter comanda la classifica con sette punti di vantaggio sulla Juventus e otto sul Milan. Una vittoria dei nerazzurri taglierebbe fuori il Diavolo dalla corsa tricolore. A sperare in una vittoria milanista non sono solo i tifosi rossoneri, ma anche quelli della Juve. Una sconfitta dell’Inter e una vittoria contro la Sampdoria riporterebbero i bianconeri a sole quattro lunghezze dalla capolista. Per riuscire nell’impresa il Milan dovrà impegnarsi a fondo, perché dovrà fare a meno di Kakà. Inter invece al gran completo: ma è un derby, inutile fare pronostici. Chi non deve fallire è la Juventus con la Samp a Torino: i tre punti sono alla portata, ma occhio a Cassano, che tra l’altro potrebbe presto vestirsi di bianconero. Sfida interessante Genoa-Fiorentina: i rossoblu puntano al contro-sorpasso ai viola, sperando di sfruttare il fattore campo. Nei rispettivi attacchi, confronto a distanza tra Milito e Giardino, bomber mortiferi in area: lo spettacolo sembra assicurato. Spettacolo che sperano di vedere di nuovo al San Paolo i tifosi del Napoli: i partenopei ospitano il Bologna, dovranno forse fare a meno di Hamsik, ma c’è grande attesa per il probabile esordio di Datolo. Spera di guadagnare qualcosa la Roma, impegnata a Bergamo contro l’Atalanta: vista la recente forma dei giallorossi, la Dea deve giocare al meglio delle sue possibilità per fare male alla Roma. Aprirà la giornata oggi pomeriggio Lazio-Torino, due squadre alla ricerca di sé stesse, buona fortuna e entrambe.
Svelata l’identità del misterioso Mister X, l’uomo che vorrebbe acquistare il Torino. Si tratta di Raffaele Ciuccariello, 67enne imprenditore pugliese nel campo della ristorazione, che avrebbe ereditato dal padre un patrimonio di circa 600 milioni di euro e che sarebbe disposto a investirne circa 100. Cosa non trascurabile, è da sempre tifoso del Toro. Il nome dell’uomo è stato fatto dagli avvocati Grazia Porta, Massimo Durante e Anna Pasquinelli, nel corso di una conferenza stampa in un hotel di Torino. L’investimento necessario per rilevare la società granata sarebbe, insomma, nel
l’ordine di un centinaio di milioni di euro, ma c’è chi dice anche di più. All’incirca ne servirebbero 60 per l’acquisto della società e circa 40 per il mercato, l’obiettivo sarebbe la Champions League in tre anni, fantascienza. La trattativa non è semplice, Ciuccariello ha già accusato Cairo di giocare al rialzo (e come dargli torto?!) e, tramite gli avvocati, ha fatto sapere che, se sarà il nuovo proprietario del Torino, il primo a saltare sarà l’attuale allenatore Novellino. Probabilmente per ingaggiare Scolari, visto che si è giusto liberato. Caro Ciuccariello, qua partiamo già male. Il problema della squadra non è certo Novellino, è un attacco “stitico”, un centrocampo che non fa filtro, una difesa immobile. Probabilmente, nel Toro di oggi, salverei Sereni, Dzemaili, Abate e Rosina (ma lo farei giocare nel suo ruolo…). Quindi, Ciuccariello, pochi proclami e obiettivi reali. Champions in tre anni…prima c’è da pensare a salvarsi!
Qualche riflessione a freddo sull’amichevole con il Brasile di martedì sera. Per stare in nazionale ci vogliono gli attributi. Montolivo per ora li tiene nascosti, almeno in azzurro. Poi, non ci si può presentare, nemmeno in amichevole, con Pepe. Non scherziamo, per favore, va bene, c’è il discorso degli equilibri di squadra, forse se lo starà pure meritando, ma potrà giocare contro San Marino, Andorra o la Moldova, non contro il Br
asile. E che Brasile, poi. Calcio alla massima potenza, dal punto di vista tecnico, ma anche atletico: la prima azione splendida, sporcata da una deviazione di Legrottaglie, ma comunque notevole. Il secondo gol ha visto un addormentato Pirlo perdere una palla la limite dell’aria e un Robinho che ha tenuto in scacco l’intera difesa prima di segnare. Buffon, tra l’altro, non è davvero più lui, ma anche lo stesso Pirlo ha giocato a ritmi più bassi del solito, Toni non segna più, Di Natale soffre cronicamente i grandi palcoscenici. Almeno Rossi ha fatto vedere qualcosa e i due esterni Zambrotta e Grosso hanno disputato una partita di livello. L’Italia non ha scuse, è stata una brutta prestazione: molle, impaurita, sottotono, l’Italia dell’estate del 2006 è davvero lontana. Ma, è bene dirlo, il match di ieri non dava nè tre punti nè una qualificazione, si giocava per la gloria. Forse ci servono gli stimoli. Speriamo sia così.
Via Scolari, squadra affidata fino a fine anno a Hiddink. La dimostrazione che non sempre bastano i soldi. Il Chelsea ormai si è fatto sfuggire il campionato e adesso concentrerà tutti gli sforzi sulla Champions League, dove, agli ottavi, incontrerà la Juventus. Ma a guidarlo non ci sarà l’allenatore brasiliano, bensì l’ex allenatore, tra l’altro, anche della Corea del Sud. Peccato, perchè Scolari si era costruito una sua credibilità in Europa alla guida del Portogallo, con cui non aveva vinto nulla anche a causa, direi, della cronica mancanza di una
punta di livello. Arriva alla guida di un grande (sebbene “arricchito”) club e in pochi mesi fallisce e viene cacciato. Vabbè, “fallimento” fino a un certo punto. La Champions League è un obiettivo possibile, la Juve non è certo lo scoglio più facile da aggirare, ma è comunque uno scontro da 1X2. In Premier, d’altra parte, stare dietro a questo Manchester United che non prende mai gol è, francamente, impossibile. Forse Scolari ha perso un po’ lo spogliatoio, avendo fatto figli (Deco, ad esempio) e figliastri (come rogba), ma almeno ha rilanciato Anelka dopo anni spesi ai margini del grande calcio. Non ha solo colpe, insomma. Ma Abramovich, si sa, è leggermente impaziente e anche i tifosi del Chelsea, che in passato avevano digiunato per un cinquantennio, adesso si sono abituati ad avere la pancia piena. E poi, povero Quaresma: l’aveva voluto proprio Scolari…
Huntelaar già stufo del Real Madrid e viceversa. Questa la notizia che rimbalza dalla Spagna. Il rapporto con Juande Ramos non è infatti decollato e it titolari sono regolarmente l’eterno Raul e Higuain, finalmente goleador. Non è detto che Ramos rimanga anche nella prossima stagione, visto che c’è l’ipotesi Benitez, che vede di
buon occhio gli olandesi…Huntelaar è stato pagato 20 milioni ed ha firmato un contratto da 3.5 milioni l’anno fino al 2013. Una cifra importante, va detto, ma alla portata, eventualmente, dei più grandi club europei. Ma l’attaccante di cui stiamo parlando è o no una punta da top club? Se si guardano le cifre, sicuramente: in olanda negli ultimi cinque anni è stato una macchina da gol, prima all’Heerenveen, dove esplose, poi all’Ajax dove, tra campionato e coppe, in tre anni ha messo a segno 104 gol in 130 presenze. Però si tratta del campionato olandese. Tanto per dire, un altro fenomeno da Paesi Bassi, Kezman, da quelle parti faceva una rete a partita, nel resto d’Europa ha sostanzialmente fallito. Quello che mi faceva pensare su Huntelaar era il fatto che ogni anno faceva 30 gol, ma poi nessuno lo comprava. E’ arrivato al Real solo a gennaio, giusto per rimediare all’infortunio di Van Nistelrooy. Guarda caso uno che, come lui, è esploso nell’Heerenveen. Ma forse non sono fatti della stessa pasta.
L’Inter passa a Lecce per 3-0 e grazie al pareggio interno del Milan contro la Reggina ricaccia i cugini rossoneri a -8. Le milanesi avevano due impegni con squadre del sud e quello dei nerazzurri pareva il più ostico, invece è il Milan a perdere punti preziosi. La Reggina passa addirittura in vantaggio con Di Gennaro, cresciuto nel vivaio rossonero, a cui risponde Kakà su rigore procurato da Pato. Juventus corsara a Catania: partita fisica, nervosa, appassionante. I bianconeri giocano per 80 minuti in dieci per l’e
spulsione di un ingenuo Iaquinta, tra l’altro autore del primo gol, subiscono il pareggio di Morimoto e infine passano con Poulsen. La Juve è ora di nuovo seconda. Aggancio riuscito per la Roma, che asfalta in casa il Genoa 3-0: Cicinho-Vucinic-Baptista e rossoblu raggiunti in classifica, ma non al quarto posto, dove si insedia la Fiorentina. I viola soffrono contro una Lazio bella ma sprecona. Zarate e Pandev si mangiano occasioni in serie, Frey è super e, per la vecchia regola “gol sbagliato-gol subito”, ci pensa il solito Giardino a castigare i laziali. Il Napoli, invece, cade a Palermo 2-1. Vanno a segno Migliaccio e Simplicio su invenzione di Miccoli, poi Hamsik con una magia accorcia. Poi non ci sono altre reti, nonostante le numerose occasioni. Il Napoli, così, in classifica affonda fino all’8° posto, sorpassato proprio dal Palermo. A questo punto la lotta per la zona Champions League pare restringersi alle sole Fiorentina, Roma e Genoa. In coda, lo scontro salvezza Torino-Chievo si risolve con un pareggio: alla rete del redivivo Ventola replica Italiano con la “solita” sventola da fuori area.
