Sarà che, calcisticamente, sono cresciuto in quegli anni, ma mi sembravano nettamente migliori. Più che altro perchè c’era ancora il fattore sorpresa, quello che dà davvero gusto al calciomercato. Lo sconosciuto centravanti argentino, l’enigmatico centrocampista dell’Est (ed era da poco caduto il Muro, aveva un che di esotico…), i pochi africani che facevano ancora sensazione. Adesso, basta fare un nome di un possibile obiettivo di mercato, che subito si può andare a cercare sue immagini su Youtube ed informazioni ovunque. E poi, diciamocela tutta, era una Serie A che attirava campioni come non mai. Grazie a Wikipedia (non sempre il progresso vien per nuocere) ho riscoperto la carriera di un campione che per la verità è rimasto un po’ incompiuto: Paulo Futre. Classe ‘66, dopo un’alba di carriera fulminante tra Sporting Lisbona e Porto, fece fortuna nell’Atletico Madrid, dove si affermò come star internazionale. In pratica fu il portoghese più forte della sua generazione, che precedette di poco quella “d’oro” di Rui Costa, Paulo Sousa e Joao Pinto. Transitò anche dal Benfica, prima di approdare al Marsiglia dorato di Tapie. Poi, a metà 93/94, giunse in Italia. Alla Reggiana. esatto, alla Reggiana. A 28 anni Futre andò a giocare nella Reggiana. Un po’ come se Deco se ne andasse adesso al Chievo. Ci rimase un anno e mezzo, tormentato dagli infortuni, poi passò al Milan, ma non se ne accorse nessuno. Chiuse peregrinando tra Inghilterra, Spagna e Giappone.
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