Due sfide interessanti

Filed under: Serie A by: Matteo Innocenti

La 26° giornata offre un paio di partite interessanti: Inter-Roma e Juventus-Napoli. La capolista, reduce dal pareggio interno contro il Manchester United in Champions League, ospita la Roma, uscita sconfitta dalla sfida con l’Arsenal. Dal punto di vista fisico, entrambe avranno nelle gambe l’impegno europeo, ma la Roma sta peggio, visto che dovrà rinunciare a diversi uomini: l’ultimo, forse, è Totti. I giallorossi, che grazie ad una rimonta erano arrivati al quarto posto, stanno di nuovo vivendo un momento non brillantissimo. Raggiungere la zona Champions non è facile. L’Inter, invece, vive la Serie A con tranquillità, avendo nove punti di vantaggio sulla Juve. I bianconeri in questo turno ospitano il derelitto Napoli del girone di ritorno, caduto in un’involuzione tecnica e fisica preoccupante. Attualmente i partenopei sono decimi: sono davvero lontani i tempi in cui qualcuno, dalle parti del San Paolo, si faceva scappare dalla bocca addirittura la parola “scudetto”. La terza in classifica, il Milan, va a Genova per sfidare la Sampdoria: entrambe reduci da cocenti delusioni europee, punteranno sul bottino pieno per consolarsi. Nella corsa alla Champions League, potrebbe essere un turno favorevole per la Fiorentina, che fa visita al fanalino di cosa Reggina, mentre il Genoa va a Siena: per i rossoblu si tratta certamente di un impegno più ostico. Suggestivo, anche se non fondamentale per la classifica, è il derby siciliano tra Palermo e Catania: i rosanero sono nel limbo tra salvezza tranquilla e zona Uefa troppo lontana, gli etnei invece conservano un buon margine, otto punti, sulla terzultima.

Grazie di tutto, Pavel

Filed under: Pallonate by: Matteo Innocenti

Sempre più vicino l’addio di Nedved. Non solo alla Juventus, ma al calcio giocato. A fine stagione il quasi 37enne Pavel dirà stop. Niente impiego a gettone, insomma, meglio smettere adesso, avrà pensato il campione ceco. E proprio lui a dirlo: ”Io ho finito questa stagione, comunque vada la Champions e il campionato. Sarà così, ho già deciso. Non credo che ci sarà un ripensamento. Non c’è bisogno di ripensarci, è arrivato il momento giusto”. Voleva vincere la Champions prima di dire addio, Pavel, e non sarà facile che riesca nel suo intento: fra due settimane, Nedved proverà contro il Chelsea a proseguire la caccia a quel sogno che porta con sè da sempre. L’altra sera, dopo la partita di Londra, ha detto: ”Mi sto divertendo molto, ma credo che fisicamente e mentalmente sia arrivato il momento di lasciar spazio ai giovani. Meritano di giocare. ho quasi 37 anni e credo che il momento sia veramente giusto per staccare”. A dire il vero il momento giusto per staccare era, e lo dico da tifoso bianconero, l’estate del 2007. Dopo una grande stagione in B, aveva contribuito a riportare la Juve in A. Da lì in poi, tranne qualche sprazzo, non si è più visto quel fuoriclasse capace di prendere in mano la squadra e di trascinarla fuori dai momenti difficili. Però, come negarsi l’ultimo sogno, avrà pensato? Adesso quel sogno è un miraggio, ma c’è da scommettere che il ceco spremerà i suoi muscoli per raggiungerlo, come sempre. Che dire? Grazie di tutto, Pavel.

Speriamo nel ritorno

Filed under: Champions League by: Matteo Innocenti

Niente da fare nemmeno per la Juve, che cade a Stamford Bridge. Partita simile ad Arsenal-Roma: partenza arrembante dei padroni di casa, gol nel primo tempo (la Juve lo ha preso prima del quarto d’ora), reazione degli ospiti, qualche occasione, 1-0 il finale. Nel complesso, direi che i bianconeri sono andati meglio della Roma, ma forse solo perchè il gol lo hanno subito incassato. Alcune riflessioni: il risultato è recuperabile, il Chelsea è una bella squadra, ma il secondo tempo lascia speranze e poi giocherà in trasferta. Se ci fosse stato ancora Scolari la Juve avrebbe vinto 2-0: l’intero attacco poggia adesso su Drogba, clamorosamente emarginato da Felipao e, in generale, è ovvio che qualcuno remasse contro. Confrontando gli undici iniziali delle due formazioni, potrei dire che il Chelsea è superiore alla Juve di una spanna, se non altro per la difesa, in cui mancava, tra l’altro, Carvalho, ma se sono attardati nella classifica della Premier League, beh, dei fenomeni non saranno, in fondo la Juve è seconda in Serie A. Non mi è piaciuto, come al solito in questa travagliata stagione ormai, Camoranesi, svogliato ed uscito per un nuovo infortunio. Molto meglio il suo sostituto Marchionni, così come ha fatto bene Marchisio quando ha preso il posto di Tiago, la vera delusione: lento come al solito (ma quello si sa), ha sbagliato sempre il tempo del passaggio, ritardandolo o fallendolo in modo spesso clamoroso. Da rivedere Molinaro. Nel Chelsea, grande Drogba, partita di sacrificio sulla fascia per Anelka, e si è visto pure un bel Bosingwa. Ottimo Cech su un diagonale di Del Piero. Unico appunto: io l’avrei giocata con la prima maglia e non con la divisa dorata: gli avversari devono aver paura quando giocano contro la Juve, facciamogli vedere le strisce bianconere a questi arricchiti. Facciamogli vedere che siamo e non presentiamoci in pigiama. In fondo, chi è il Chelsea?

Per ora più Inghilterra

Filed under: Champions League by: Matteo Innocenti

Risultati ancora in bilico per carità, però per ora più Inghilterra che Italia in questa Champions League. L’Inter in casa fa 0-0 con il Manchester che, oggettivamente, gioca meglio sfiorando anche la rete. Nonostante tutto, un pareggio a reti inviolate non è da buttare via, tutt’altro: l’Inter adesso passerebbe vincendo o pareggiando con gol. L’Old Trafford però è il posto peggiore dove andare a giocare per il pareggio: se ti chiudi dietro, almeno uno te lo fanno. Sarà una gran bella partita di ritorno e chissà se si vedrà, finalmente, un Ibrahimovic all’altezza, visto che anche ieri sera ha latitato, nonostante le lodi di Mourinho. Super Julio Cesar, invece, e bravo Santon. Lode infine all’eterno Giggs. La Roma esce sconfitta dall’Emirates Stadium ma, tutto sommato, è un risultato piuttosto positivo, considerando come era iniziato il match. Arsenal indemoniato, arrembante, sempre pericoloso, Roma in confusione. Tuttavia, Motta (ottimo nel complesso) stava per trovare il gol della vita, se Almunia non avesse fatto la parata della sua, di vita. L’Arsenal passa solo su rigore, realizzato in modo perfetto da Van Persie, ma pare aver le gambe e la testa per raddoppiare. Invece, alla distanza, viene fuori la Roma, anche grazie all’ingresso di Pizarro. Purtroppo non c’era in campo il miglior Totti, e si è visto. C’era in campo Loria e si è visto pure quello. Non mi è piaciuto nemmeno De Rossi, mentre nei Gunners, oltre ad un grande Van Persie, promosso a pieni voti Nasri. Bocciato invece Bendtner: Adebayor è un’altra cosa…e potrebbe recuperare per il ritorno. Stasera gioca la Juve. Per ora Più Inghilterra, vediamo domani…

Bentornata Champions

Filed under: Champions League by: Matteo Innocenti

Eccoci, dopo tanto parlare, si gioca. Torna la Champions League e lo fa con una triplice sfida che metterà di fronte Italia e Inghilterra. Stasera si parte subito forte, con quello che è il match clou degli ottavi: Inter-Manchester Utd. Prime in classifica nei rispettivi campionati, si può tranquillamente parlare di finale anticipata, e nemmeno di poco. Insomma, già agli ottavi si fermerà il cammino di una delle favorite. Sfida nella sfida, naturalmente, tra Ibrahimovic e Cristiano Ronaldo. L’altra partita di stasera è invece Arsenal-Roma, partita interessante ma sicuramente di minor fascino. Le due squadre, in grado di vincere questa competizone, sia chiaro, sono attardate in Premier League e Serie A, e non saranno nemmeno al massimo, considerati i numerosi infortunati. Sta peggio di sicuro l’Arsenal, che dovrà fare a meno di diversi elementi, tra cui Adebayor, Fabregas, Walcott e Arshavin, non disponibile per la Champions. Mercoledì, poi, sarà la volta di Chelsea-Juventus, un po’ la partita del cuore di Ranieri, di sicuro un match importantissimo per la stagione dei bianconeri: l’inter in campionato vola, forse a questo punto è la Champions League l’obiettivo più raggiungibile per la Juventus. In ogni caso, fare pronostici è difficile, sono sostanzialmente partite da 1X2. Qualche grosso calibro uscirà agli ottavi, stiamo a vedere chi.

Classifica ormai spaccata

Filed under: Serie A by: Matteo Innocenti

Giornata sostanzialmente senza sorprese la 25°: davanti vincono tutte. L’Inter passa a Bologna: al gol di Cambiasso replica Britos, poi risolve Balotelli con un cross che finisce in porta. I nerazzurri, con la testa già al Manchester, portano a casa tre punti importanti considerando le vittorie di Juventus e Milan. I bianconeri sono corsari a Palermo: prima Sissoko si inventa un gol da copertina, poi, nel finale, c’è il ritorno alla rete di Trezeguet. Ranieri sta recuperando uomini importanti, per la sfida con il Chelsea c’è da essere fiduciosi. Il Milan raccoglie tre punti ma anche i fischi dei suoi tifosi, rivolti per la maggior parte ad Ancelotti e a Seedorf, che è anche l’autore del gol-partita. La classifica, nel frattempo, si è delineata per quanto riguarda la lotta per il quarto posto, ormai un affare a tre tra Fiorentina, Genoa e Roma. I viola superano il Chievo con fatica e grazie ad un altro gol nel finale di Mutu, la Roma batte il Siena con una prodezza di Taddei e il Genoa va a prendersi tre punti a Napoli con sigillo di Jankovic. La classifica, sotto loro tre, è ormai spaccata: il Cagliari vede la Roma lontana, ormai a sette punti. Chi deve abbandonare i sogni di gloria è di sicuro il Napoli. Reja avrebbe dato le dimissioni, voce poi smentita, fatto sta che i partenopei stanno vivendo un periodo critico. La piazza è ormai una polveriera, le gambe non vanno più, il gioco latita, anche la dirigenza non è più serena. In coda nessuna sorpresa, da segnalare però la fondamentale vittoria del Torino, che all’Olimpico supera l’Udinese 1-0 grazie a Dellafiore: il terzultimo posto è adesso occupato dal Lecce.

La corsa di Malesani

Filed under: Pallonate, Vecchie glorie by: Matteo Innocenti

Sarà che sono toscano, ma mi ricordo bene il giorno in cui Malesani corse, in maglietta e pantaloni corti, verso i tifosi della Fiorentina arrivati fino a Udine per sostenere la loro squadra. Malesani era e rimane un personaggio pittoresco, un po’ troppo all’antica per il calcio di oggi. Il miracolo del Chievo anche grazie a lui, che riuscì a portare i veronesi in Serie B, prima di lasciarli nel 1997 per affacciarsi al grande calcio con la Viola. Di lui si diceva fosse un ex operaio della Nikon o della Kodak, non ricordo, ed evidentemente non ha mai voluto abbandonare il suo basso profilo, perchè si è costantemente presentato in panchina in tuta o, come quella volta a Udine, addirittura in braghe corte. Il taglio di capelli, poi, era ideale per il suo understatement e lo faceva assomigliare ad un manovale dell’Est Europa più che a un miliardario allenatore della Serie A. Ma questo è stato il bello di Malesani, che ha però ballato poche stagioni. Una a Firenze, tre a Parma, con il fiore all’occhiello della Coppa Uefa vinta a Mosca sull’Olympique Marsiglia, poi il ritorno a Verona, sponda Hellas. Riuscì a retrocedere con Mutu, Gilardino, Camoranesi e Oddo, ma almeno vinse un rocambolesco derby con il Chievo 3-2 dopo essere stato sotto di due reti. Negli ultimi anni lo si ricorda più che altro per una spettacolare conferenza stampa ai tempi del Panathinaikos, in cui esternava il suo malumore a forza di organi genitali maschili. Poi ha allenato anche a Udine e Empoli, ma nessuno se n’è accorto.

Giornata atipica

Filed under: Serie A by: Matteo Innocenti

Giornata atipica, con triplo anticipo e nessun posticipo, a causa degli impegni delle tre italiane in Champions League, che per l’occasione giocheranno di sabato. Apre alle 16 l’Inter, di scena a Bologna. I tre punti sono più che possibili ma, considerando l’importante sfida con il Manchester e il rassicurante vantaggio sulle inseguitrici in campionato, occhio a possibili cali di tensione. Non può invece sbagliare la Juventus, che però ha una partita decisamente impegnativa in trasferta a Palermo. Partita del cuore per Amauri, che in rosanero si è consacrato, dall’altra parte c’è l’ex dal costante dente avvelenato Miccoli. Partita da 1X2, calcio d’inizio alle 20.30. La Roma gioca alle 18 in casa contro il Siena: dopo il black out di Bergamo i tre punti sono obbligatori. Il Siena è ben organizzato, ma i giallorossi possono sfruttare il fattore-Olimpico. Questo turno di campionato pare estremamente favorevole per la Fiorentina, che ospiterà il Chiedo. Se le tossine dell’impegno Uefa non si faranno sentire, questa è l’occasione giusta per schiacciare sull’acceleratore in ottica Champions League. Eh sì, perché in programma c’è una sfida a cui i viola guarderanno con interesse: si tratta di Napoli-Genoa. I partenopei sono sprofondati fino al decimo posto, in pericolo c’è anche la qualificazione alla Coppa Uefa. Un’altra partita dal pronostico indecifrabile. Esattamente come Milan-Cagliari: i sardi sognano, sono in forma strepitosa, i rossoneri vengono da un derby perso e da un impegno infrasettimanale di Coppa Uefa. Viste le posizioni in classifica delle due squadre, si potrebbe addirittura parlare di match-clou.

Futre e la nostalgia dei ‘90

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Sarà che, calcisticamente, sono cresciuto in quegli anni, ma mi sembravano nettamente migliori. Più che altro perchè c’era ancora il fattore sorpresa, quello che dà davvero gusto al calciomercato. Lo sconosciuto centravanti argentino, l’enigmatico centrocampista dell’Est (ed era da poco caduto il Muro, aveva un che di esotico…), i pochi africani che facevano ancora sensazione. Adesso, basta fare un nome di un possibile obiettivo di mercato, che subito si può andare a cercare sue immagini su Youtube ed informazioni ovunque. E poi, diciamocela tutta, era una Serie A che attirava campioni come non mai. Grazie a Wikipedia (non sempre il progresso vien per nuocere) ho riscoperto la carriera di un campione che per la verità è rimasto un po’ incompiuto: Paulo Futre. Classe ‘66, dopo un’alba di carriera fulminante tra Sporting Lisbona e Porto, fece fortuna nell’Atletico Madrid, dove si affermò come star internazionale. In pratica fu il portoghese più forte della sua generazione, che precedette di poco quella “d’oro” di Rui Costa, Paulo Sousa e Joao Pinto. Transitò anche dal Benfica, prima di approdare al Marsiglia dorato di Tapie. Poi, a metà 93/94, giunse in Italia. Alla Reggiana. esatto, alla Reggiana. A 28 anni Futre andò a giocare nella Reggiana. Un po’ come se Deco se ne andasse adesso al Chievo. Ci rimase un anno e mezzo, tormentato dagli infortuni, poi passò al Milan, ma non se ne accorse nessuno. Chiuse peregrinando tra Inghilterra, Spagna e Giappone.

Non mi piace Inzaghi

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Ancora un gol di Inzaghi in Europa mercoledì sera contro il Werder Brema. Esattamente un gol dei suoi: colpo di testa sporco, rimpallo favorevole, ciabattata in porta. Questo mi offre l’occasione per ribadire, o di dire se non l’ho mai confessato prima (almeno su questo blog), che a me Inzaghi non piace. Non l’ho mai tollerato nemmeno quando vestiva la maglia della mia Juventus. L’ha fatto per quattro anni, dal 1997 al 2001, quando in una torrida estate, almeno per quanto riguarda il calciomercato, prese la via di Milano e del Milan in particolare. 18-13-15-11, queste le reti che realizzò nei quattro campionati in bianconero. Cifre buone, ma non eccezionali, se mi è consentito dirlo. Non si contano poi i gol clamorosamente sbagliati e poi, anche l’occhio vuole la sua parte. Inzaghi in campo è semplicemente inguardabile, non è capace di stoppare un pallone, nè di correre palla al piede. Non parliamo di tirare da fuori area. Lo so, non sono le sue caratteristiche, ma da un attaccante vorrei anche altro. Lo so, il territorio “inzaghiano” è quella fetta di campo che va dal dischetto alla linea di porta, quella in cui non ti puoi distrarre un attimo. Non che pretenda di avere nell’attacco della mia squadra un Van Basten, l’eleganza fatta centravanti. Poi, come ho detto, Inzaghi ha medie gol discrete ma non eccezionali: già Trezeguet, il suo (più che degno) erede, ha segnato di più in proporzione ed in ogni modo. Io sono tra quelli che non si stupiscono se Pirlo fa un lancio perfetto di 40 metri, sono tra quelli che non capiscono come Gattuso non sappia farne uno di 10. Tanto per dire. Poi, oh, l’importante è buttarla dentro.