Il gran rifiuto

Filed under: Calciomercato, Pallonate by: Matteo Innocenti

Il gran rifiuto di Kakà farà parlare a lungo, nemmeno si trattasse, anzichè di un fuoriclasse brasiliano, di Celestino V. Manifestazioni dei tifosi, tv sotto casa, alla fine si affaccia dalla finestra di casa battendosi la maglia rossonera sul petto. Poi, in serata, Berlusconi annuncia il lieto evento, dicendosi contento che, per una volta, abbiano vinto i sentimenti sul portafoglio. Una verità, ma solo a metà. Perchè se ad offrire quel contratto a Kakà fosse stato il Real Madrid, a quest’ora il brasiliano sarebbe stato già in Spagna. Diciamocela tutta: il Milan lo avrebbe venduto. Anzi, forse lo aveva già fatto, mettendosi, a quel punto, nelle mani del suo numero 22. Se vuoi rimanere bene, sennò con quei soldi ci possiamo rifare la squadra, questo il succo del discorso. Bella ma palesemente autocelebrativa la mossa di Berlusconi, che si è un po’ preso il merito di aver resistito alle lusinghe provenienti da Manchester. Intanto al City succede di tutto: Robinho, che si aspettava Kakà, si è ritrovato in squadra Bellamy ed ha lasciato infuriato il ritiro di Tenerife per tornare in patria. I dirigenti inglesi accusano il Milan, che magari avrebbe anche concluso l’affare. Kakà ringrazia tutti, questa è la sua casa, vuole rimanere. Almeno fino all’estate, quando, a mandare un fax in via Turati, potrebbe essere il Real Madrid…

Pato, la meglio gioventù

Filed under: Pallonate by: Matteo Innocenti

Nell’anticipo serale di sabato ho ammirato un talento non comune: Pato. Questo ragazzo non ha nemmeno venti anni, ma gioca da veterano. Rapidissimo, sempre in movimento, attacca gli spazi come pochi e, giocando da solo davanti, ha tenuto in apprensione un’intera difesa, segnando, tra l’altro, una rete meravigliosa. C’è poco da dire, il Milan un anno fa lo ha pagato profumatamente, ma l’investimento, adesso, pare più che giustificato. Pato ha davanti una carriera luminosa, e la spenderà sui palcoscenici più prestigiosi d’Europa e del Mondo. Ha segnato una ventina di gol in un anno solare, niente male per un tipo che ha da poco l’età da patente. E’ una prima punta, o almeno adesso gioca in quel ruolo, a occhio e croce, se avesse accanto una punta vera e potesse partire da lontano, sarebbe ancora più devastante. E’, senza dubbio, l’89 più forte del mondo, niente a che vedere con il suo coetaneo Jovetic, troppo timido e spaesato. Forse sarà stato San Siro, forse la responsabilità di dover sostituire Mutu, fatto sta che se vuoi far carriera e lottare per grandi obiettivi, devi essere capace di fare a spallate. Il montenegrino, per tutto questo, è ancora acerbo, Pato no. E per una dozzina di anni, salvo clamorose sorprese, sarà tra i migliori del mondo.

Il campionato è più vivo che mai

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Il campionato è vivo, più vivo che mai. Al giro di boa l’Inter, che cade fragorosamente a Bergamo, conserva solo tre punti di vantaggio sulla Juventus e dietro, staccato di si lunghezze, si fa nuovamente minaccioso anche il Milan. Partiamo dai nerazzurri. Evidentemente il lavoro svolto nel ritiro invernale è stato pesante, forse programmato verso la sfida contro il Manchester United. Forse è così, forse le avversarie hanno iniziato a capire l’Inter e il suo allenatore, Mourinho. Scesa in campo molle, senza idee e senza gamba, ha subito tre reti nella prima mezz’ora senza vedere palla, come se i nerazzurri di Milano fossero uno sparring partner e quelli di Bergamo Cassius Clay. Mourinho è ancora in testa, ma se ci vuole rimanere dovrà inventarsi qualcosa di nuovo, cercando, magari, di dare una precisa identità alla sua squadra. Giornata tutto sommato positiva per la Juventus che riesce a rosicchiare un altro punto ai diretti rivali pareggiando nel posticipo serale con la Lazio in trasferta. Gara vivace, a tratti spettacolare. Un tempo a testa, il primo ai laziali, il secondo ai bianconeri: risultato giusto e, vista l’emergenza in difesa, un punto d’oro per gli uomini di Ranieri. Si avvicina all’Inter anche il Milan, che sabato sera ha battuto la Fiorentina da trasferta con un gioiello di Pato nella partita dell’addio (chissà) di Kakà. Commozione, lacrime, uno stadio tutto per il brasiliano numero 22. Il campionato è vivo, è bello, ma senza di lui, senza dubbio, sarebbe più povero (a differenza del Milan).

Gli affari sono affari

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Kakà e il Manchester City. Inutile fare retorica, quella delle bandiere che non si ammainerebbero per nessun motivo. Il trequartista brasiliano è stato in rossonero dal 2003, ormai uomo simbolo, arrivato campioncino in erba e consacratosi fenomeno vero nel corso degli anni. Tuttavia, è bene ricordare, le squadre di calcio, valvola di sfogo e passione della pressochè totalità degli italiani, sono società, e devono stare attente ai bilanci. Vero, dietro il Milan c’è Berlusconi, ma cento milioni non sono comunque pochi. Quella cifra è la stessa per i rossoneri, provenga dal Manchester City, dal Real Madrid o dal cielo. Una cifra enorme, spropositata, volendo anche immorale. E Kakà, che già guadagna tanto, con 15 milioni raddoppia. Il cuore direbbe, per lui e per tutti i campioni a cui vogliamo bene, “rimani”, però non bisogna dimenticare che quello del calciatore è, dopotutto, un mestiere. Certo, giocare per il Milan significa qualcosa, quella maglia rappresenta una storia che il Manchester City non ha, per no parlare degli obiettivi, almeno a breve termine. Ricordo ancora con tristezza l’estate del 2001, in cui Zidane andò al Real Madrid. Partì tutto con un “si dice”, poi la trattativa decollò. Ricordo il mio timore, il mio affannarmi su siti internet, i forum, le tv. Alla fine fu ceduto davvero. Sì, giusto, quello era il Real Madrid. Ma se lavoraste alla Bmw e vi chiamasse la Skoda offrendovi quasi il doppio dei soldi, voi che fareste? Non ci fareste un pensierino?

Milan, la difesa ha meno rughe

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Il Milan continua a fare spese, il che, a dire il vero, dovrebbe far preoccupare i tifosi rossoneri: quando si opera pesantemente sul mercato di riparazione, significa che le cose non stanno andando benissimo. Thiago Silva sarà disponibile per la prossima stagione, Beckham se ne dovrebbe andare tra un paio di mesi. E’ da poco arrivato a Milano Felipe Mattioni, l’ultimo erede di Cafu, stavolta legittimo, a quanto dicono in Brasile. E, a fargli compagnia ci penserà, nel nuovo scacchiere difensivo di Ancelotti, Agger. L’ex laterale del Gremio pareva essere vicinissimo alla Juventus, che però ha temporeggiato, forse spaventata dalle richieste della società brasiliana. Così il difensore ha preso la via di Milanello per circa sei milioni di euro (è il prezo per il suo riscatto, arriverà infatti in prestito), evidentemente troppi per la società bianconera, che punterà su Motta. O forse a Torino ancora si ricordano come andò con l’ultimo terzino brasiliano, Athirson… Su Mattioni e sul danese punta forte invece il Milan, anche nell’ottica di un ringiovanimento della squadra ed in particolare della difesa. Quella schierata contro la Roma aveva due particolarità: innanzitutto era formata da quattro potenziali terzini sinistri, Zambrotta, Maldini, Favalli, Jankulovski, ma soprattutto l’età media dell’intero reparto era di 34,5 anni. Il Milan a fine anno dovrà decidere cosa fare: se puntare ancora su Nesta o se ormai arrendersi davanti all’inevitabile declino di un ex fenomeno. Avrà Thiago Silva, al quale potrebbe, in caso di forfatit di Nesta, affiancarvi Kaladze. Agger sarà titolare? Oppure, come si dice, il Milan proverà anche l’assalto a Mexes? Intanto, con Mattioni, ha già messo un ventenne in fascia destra. Sarà davvero l’erede di Cafu? Se lo fosse anche solo a metà, sarebbe già qualcosa.

Pazzini alla Samp può diventare grande

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L’affare più importante di questo calciomercato invernale, escluso l’hollywoodiano arrivo di Beckham al Milan, è stato il passaggio di Pazzini alla Sampdoria. Trasferimento che, immagino, abbia soddisfatto la Fiorentina al di là delle più rosee previsioni: voleva dieci milioni per l’attaccante, ne ha ottenuti la quasi totalità, nove, più un sostituto ideale, cioè Bonazzoli, entrato nell’affare come parziale contropartita tecnica. Ideale perchè meno ingombrante di Pazzini, pronto a giocare quando c’è da far rifiatare Gilardino, ma soprattutto pronto a scaldare la panchina. Insomma, all’improvviso si è chiusa la storia tra l’attaccante toscano e la Fiorentina, durata quattro stagioni esatte, visto che arrivò in viola nel gennaio del 2005, reduce da un promettente inizio di carriera nell’Atalanta. Eppure in tutti questi anni non ha mai fatto il salto di qualità, infatti non è mai andato in doppia cifra: è vero, ha giocato da titolare solo una stagione, quella del dopo Toni, cioè l’anno scorso, in cui però ha segnato solo 9 reti in 31 presenze. Troppo pochi per tenere quel posto ed infatti, nell’estate scorsa, a Firenze è sbarcato Gilardino, reduce da un anno di vacche magre a Milano, ma bomber da 20 e più reti (senza rigori) a campionato se schierato da titolare. Infatti, in un girone, l’ex rossonero è già a 12 gol: i numeri non mentono. Pazzini, vicino ai 25 anni, deve decidere cosa fare da grande, se diventare un bomber vero o se rimanere una punta da mettere negli ultimi venti minuti, almeno in una grande squadra. La Sampdoria, ora come ora, è la sua dimesione ideale, potrà giocare titolare con al fianco un formidabile uomo-assist come Cassano (già entusiasta del suo nuovo partner), e magari dimostrerà il suo valore. Quello su cui, a Firenze, avrebbe scommesso chiunque. Adesso con la cessione di Pazzini, è sempre più palese: non c’è nessun Progetto.

JPP, monsieur le but

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JPP. Jean-Pierre Papin. Dubito che ci sia stato un calciatore francese con un nome più francese del suo e, probabilmente anche con una faccia così francese, contornata da quei ricci biondi, anch’essi così francesi. Sì, JPP era decisamente francese. Finalizzatore formidabile, soprattutto negli anni in Ligue 1 all’Olympique Marsiglia (134 gol in 215 presenze), riuscì a vincere il Pallone d’Oro nel 1991, proprio nell’anno in cui gli sfuggì il successo in Coppa dei Campioni contro contro la Stella Rossa nella finale di Bari. Ironia della sorte, il Marsiglia la Coppa l’avrebbe vinta nel 1993, con Papin ancora sconfitto perchè allora militava nell’altra finalista, il Milan. L’attaccante francese, infatti, si era trasferito in Italia nell’estate del 1992, al termine di un’asta tra i rossoneri, allora praticamente imbattibili, e la Juventus, l’unica possibile rivale, che a quel punto virò su Vialli. Due anni a Milano, una prima stagione positiva e una seconda travagliata a causa dei troppi infortuni e un biglietto di solo andata per Monaco di Baviera. Papin non poteva contare su un fisico eccezionale, ma grazie al suo senso del gol, raffinato anche in una stagione a Bruges, fu il miglior attaccante francese della sua generazione. Con i club vinse molto, addirittura sei scudetti di fila dal 1989 al 1994 e due coppe europee (Coppa dei Campioni 1994, Coppa Uefa 1996, seppur non da protagonista). Ma con la nazionale, purtroppo per lui, ebbe la sfortuna di giocare tra le due generazioni vincenti, senza appartenere a nessuna delle due. Troppo giovane per l’Europeo del 1984, già a fine carriera per il Mondiale casalingo del 1998. Ci sarebbe stato Usa 94 (salvo infortuni), ma un gol di Kostadinov al Parco dei Principi eliminò la Francia. Ironia della sorte, i due sarebbero stati compagni di squadra al Bayer Monaco nel 1995/96.

Prime voci: il piano-Zarate

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C’è crisi, si sa, e allora anche il mercato vive, più che altro, di voci, di “si dice”, più che di affari davvero conclusi. Chi ha sempre risparmiato è il lungimirante presidente laziale Lotito, che però, a giugno, se si vuole tenere Zarate, dovrà mandare un bel po’ di milioni negli Emirati Arabi per riscattare la punta argentina. Quale modo migliore se non quello di sfoltire la rosa  vendendo gli elementi in esubero per fare così cassa? Rocchi, potrebbe interessare all’Inter, ma come cessione sarebbe davvero troppo dolorosa. Più verosimile un prestito oneroso di Cribari al Milan, ad esempio, che l’altra sera ha giocato con Maldini e Favalli coppia centrale… Diakitè, poi, potrebbe andare all’Arsenal. Non me ne voglia il difensore, ma forse questa voce si è diffusa solo perché è di colore e giovane, qualità che Wenger sembra apprezzare molto quando si tratta di fare acquisti in casa Gunners. Simone Inzaghi e Makinwa, poi, sembrano essere ad un passo al Chievo: mi chiedo, oggettivamente, come possa avere ancora mercato il fratello del più famoso e prolifico Filippo. Se il Chievo ha dei problemi davanti, non è certo con il giovane (si fa per dire ormai) Inzaghi che li risolverà. Comunque, buona fortuna. Anche alla Juventus è tempo di mercato, anche qua si tratta più che altro di voci, però. Il Monaco starebbe ripensando a Tiago, ma se non faceva la Champions League a settemre, non la farà nemmeno a febbraio, quindi niente da fare. Ma la dirigenza bianconera sta preparando l’assalto a Diego. Pronti, per lui, 25 milioni di euro e, per la Juventus, un cambio di modulo, con il trequartista centrale. Suggerimento a Secco & Co.: io farei un pensierino a Gourcuff…Infine, ecco un giocatore che poteva approdare in Italia ma che invece rimarrà in Germania, facendo un clamoroso passo indietro nella sua carriera: Podolski, a nemmeno 24 anni, torna al Colonia per ritrovare sé stesso. Una sorta di Adriano-story alla teutonica. Il suo attuale tecnico Klinsmann non è stato certo tenero nei suoi confronti, accusandolo di mancanza di ambizione. E’ ancora giovane, si può riprendere, chissà dove arriverà in altri dieci anni di calcio. Quel che è certo è che, per fare strada, nel mondo del pallone serve la testa e questo mi fa subito pensare a Balotelli, così giovane, così inquieto. Anche lui se ne vuole andare, scalpita, vuole giocare. Anche qua una voce: occhio alla Fiorentina.

Suggestioni zidaniane

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“Incrociamo le dita per Gourcuff. Se il Bordeaux non paga i 15 milioni per il suo riscatto, Yohann tornerà da noi e non ci saranno altri prestiti“. Inquietante, a mio modo di vedere, la dichiarazione che Galliani ha rilasciato all’Equipe. Il Milan, che si trovava in casa quello che adesso è uno dei maggiori talenti d’Europa, capace di brillare anche in Champions League, rischia di perderlo a fine stagione. Eh sì, perché il Milan non ha nessun diritto di riscatto: secondo le clausole, per 15 milioni il Bordeaux potrà acquistare a titolo definitivo Gourcuff per 15 milioni di euro. Cifra, c’è da dirlo, importante per il campionato francese ed in particolare per la società girondina. Tuttavia sarebbe un investimento da valutare: il giocatore è giovane (è un ‘86), in patria ha sempre offerto un sicuro rendimento e, comunque, potrebbe anche essere venduto in futuro a cifre maggiori. A dire il vero il Bordeaux potrebbe anche riacquistare Gourcuff grazie all’aiuto di qualche big europea accontentandosi di tenersi poi una lauta mancia, diciamo. Ma che giocatore è Gourcuff? Al Milan, più che altro, sostituì in qualche occasione Seedorf, facendo, tra l’altro, anche un buonissimo esordio a San Siro. In realtà il giovane transalpino è un centrocampista offensivo che però ama fare gioco, è dotato di una tecnica sopraffina e di un bel tiro dalla distanza. In patria, non a caso, è soprannominato Le Petit Zizou. Era già così ai tempi del Rennes, e adesso gioca nel Bordeaux, guarda caso la squadra da cui il più forte giocatore degli ultimi 15 anni, Zidane appunto, spiccò il volo verso il grande calcio internazionale. Gourcuff quel salto l’ha già fatto, ma forse era troppo presto, ad appena 20 anni, da comprimario in un Milan pieno di campioni. Zidane, invece, timido e già spelacchiato, arrivò alla Juventus a 24 anni, reduce sì da un Europeo in cui non aveva brillato, ma anche da alcune stagioni strepitose in patria, proprio al Bordeaux. Mi voglio sbilanciare: io in Yohann ci vedo un po’ dello Zinedine che fu: non solo la maglia, ma anche le movenze, il modo di trattare un pallone. Credo che Galliani dovrà incrociarle bene quelle dita…

I love Serie A

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Uno dei motivi che mi spingono ad apprezzare Mourinho, oltre al fatto di farsi dare nove milioni l’anno da Moratti, è che nelle interviste non è mai banale. Perchè eravamo arrivati al punto in cui c’erano certe domande da fare e certe risposte da dare. Si è sempre a disposizione del mister, siamo contenti dei nostri gol ma conta di più l’interesse della squadra, ogni gara è decisa da episodi, ma soprattutto nessuna partita è facile. Il bello è che, adesso, se lo sentirò dire o lo leggerò, mi irriterò di meno. Perchè, in fondo, è così. Raramente una giornata di campionato regala una certezza come è accaduto tra sabato e ieri. In Serie A, mai dire mai. L’Inter in casa non brilla, arranca, va sotto, riacciuffa il pareggio, è a un centimetro dal precipizio e poi si salva. Il tutto contro il Cagliari. La Juventus, in casa contro il Siena, ha bisogno di una punizione del solito Del Piero per piegare un Siena a tratti da applausi. La Fiorentina ospita il Lecce mai vincente lontano dal salento: difesa dei viola a centrocampo, giallorossi a nozze, due gol in fotocopia e tre punti in saccoccia. Allora è vero, non ci sono partite facili. Un’altra frase che prima si diceva spesso era “La Serie A è il campionato più bello del mondo“. Non so se è così, ma potrebbe anche esserlo: per la Champions League sgomitano in cinque. Milan, Napoli, Genoa, Fiorentina e Lazio sono racchiuse in quattro punti e da qui alla fine potrebbe rientrare anche la Roma. Insomma, le sorprese non mancano, le distanze sono brevi, tutti possono perdere con tutti, il capocannoniere stesso è inaspettato: Di Vaio, uomo di punta in una squadra abbonata al pareggio. E’ esploso definitivamente Floccari, c’è un ritrovato Miccoli, senza scomodare Gilardino, Pato si sta consacrando, Ibrahimovic non sbaglia una partita, Amauri è più decisivo che mai, Del Piero sta attraversando una seconda giovinezza, Milito è un principe, ma del gol. Ogni partita è difficile. Bene, è così. La Serie A è il campionato più bello del mondo? Perchè no…