Adesso la Fiorentina inizia ad avere un discreto tesoretto: 9 milioni dalla cessione di Pazzini, 7 da quella di Osvaldo. In partenza ci sarebbero, poi, anche Papa Waigo, Almiron, Pasqual e Semioli. Chissà come Corvino deciderà di reinvestire i soldi incassati stavolta… Mi vorrei però concentrare su Osvaldo. Classe ‘86, argentino ma convocato nella nazionale under 21 italiana, ha vissuto in viola una situazione simile, se non identica, a quella di Pazzini. Unica differenza, su di lui non c’era la pressione che gravava sul collega toscano. A Osvaldo, chiaramente, si chiedeva di stare in panchina e di farsi trovare pronto quando serviv
a. Ovvio però che, a 23 anni, si abbia voglia di giocare, anche passando dalla zona Champions League alla lotta salvezza (sperando poi di ripartire verso lidi più prestigiosi, magari). Osvaldo, poi, ha buon fisico e discreta tecnica, è il carattere che lascia qualche dubbio. Come giocatore, poi, ha avuto una carriera “episodica”: di lui si ricordano una rete alla Juventus in B, una doppietta a Livorno all’esordio con la Fiorentina, ma soprattutto la splendida rovesciata con cui l’anno scorso a Torino regalò la Champions League alla Fiorentina. Quello di cui ha bisogno è continuità, insomma. A Bologna potrà giocare: sarà quasi sicuramente titolare, considerando anche l’esborso economico sostenuto per portarlo in Emilia. Avrà accanto Di Vaio, finora goleador principe della Serie A: forse si pesteranno un po’ i piedi, soprattutto all’inizio, ma se dovessero trovare presto un’intesa potrebbero formare una gran bella coppia. Osvaldo a fare a spallate in mezzo all’area di rigore, Di Vaio che gira al largo, pronto a sfruttare gli spazi a disposizione. Chissà che, a fine anno, con un’altra rovesciata non possa regalare la salvezza al Bologna…
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