Dopo più di tredici mesi è arrivato il verdetto: Daniele Mannini (ex Brescia, oggi al Napoli) e Davide Possanzini (attaccante del Brescia), sono stati squalificati per un anno dal Tribunale amministrativo dello sport per essersi presentati in ritardo a un test antidoping effettuato dopo la partita della squadra lombarda con il Chievo del dicembre 2007. Paradossalmente, la Federcalcio aveva inizialmente assolto i due gi
ocatori, il tribunale nazionale antidoping del Coni, invece, li aveva condannati a 15 giorni di squalifica. La Wada, agenzia mondiale antidoping, aveva però fatto ricorso. Avendo già scontato 15 giorni di sospensione, la squalifica di Mannini e Possanzini si concluderà il 14 gennaio 2010. Non sono certo i primi atleti squalificati per doping, tutt’altro. Il fatto è che i due all’esame risultarono negativi…un anno lontani dai campi per un’oretta di ritardo ai controlli. Paradossale, considerando che diversi giocatori risultati positivi hanno avuto pene ben più leggere. Qualche esempio? Davids, 5 mesi di squalifica, Fernando Couto, 4 mesi, Kallon, 8 mesi, Torrisi, 5 mesi. Ma non finisce qua: Totti, arrivato in ritardo di 13 minuti all’antidoping, non subì alcun provvedimento, in quanto il suo caso fu archiviato. Accostandolo al caso di Mannini e Possanzini, in proporzione, avrebbe dovuto avere 3-4 mesi di squalifica. E adesso? Mannini è giovane, il Napoli lo aspetterà. Ma Possanzini? Quasi 33enne, questa squalifica potrebbe porre in pratica fine alla sua carriera. Eh, no, la legge non è uguale per tutti.
