Il gran rifiuto di Kakà farà parlare a lungo, nemmeno si trattasse, anzichè di un fuoriclasse brasiliano, di Celestino V. Manifestazioni dei tifosi, tv sotto casa, alla fine si affaccia dalla finestra di casa battendosi la maglia rossonera sul petto. Poi, in serata, Berlusconi annuncia il lieto evento, dicendosi contento che, per una volta, abbi
ano vinto i sentimenti sul portafoglio. Una verità, ma solo a metà. Perchè se ad offrire quel contratto a Kakà fosse stato il Real Madrid, a quest’ora il brasiliano sarebbe stato già in Spagna. Diciamocela tutta: il Milan lo avrebbe venduto. Anzi, forse lo aveva già fatto, mettendosi, a quel punto, nelle mani del suo numero 22. Se vuoi rimanere bene, sennò con quei soldi ci possiamo rifare la squadra, questo il succo del discorso. Bella ma palesemente autocelebrativa la mossa di Berlusconi, che si è un po’ preso il merito di aver resistito alle lusinghe provenienti da Manchester. Intanto al City succede di tutto: Robinho, che si aspettava Kakà, si è ritrovato in squadra Bellamy ed ha lasciato infuriato il ritiro di Tenerife per tornare in patria. I dirigenti inglesi accusano il Milan, che magari avrebbe anche concluso l’affare. Kakà ringrazia tutti, questa è la sua casa, vuole rimanere. Almeno fino all’estate, quando, a mandare un fax in via Turati, potrebbe essere il Real Madrid…
