L’affare più importante di questo calciomercato invernale, escluso l’hollywoodiano arrivo di Beckham al Milan, è stato il passaggio di Pazzini alla Sampdoria. Trasferimento che, immagino, abbia soddisfatto la Fiorentina al di là delle più rosee previsioni: voleva dieci milioni per l’attaccante, ne ha ottenuti la quasi totalità, nove, più un sostituto ideale, cioè Bonazzoli, entrato nell’affare come parziale contropartita tecnica. Ideale perchè meno ingombrante di Pazzini, pronto a giocare quando c’è da far rifiatare Gilardino, ma soprattutto pronto a scaldare la panchina. Insomma, all’improvviso si è chiusa la storia tra l’attaccante toscano e la Fiorentina, durata quattro stagioni esatte, visto che arrivò in viola nel gennaio del 2005
, reduce da un promettente inizio di carriera nell’Atalanta. Eppure in tutti questi anni non ha mai fatto il salto di qualità, infatti non è mai andato in doppia cifra: è vero, ha giocato da titolare solo una stagione, quella del dopo Toni, cioè l’anno scorso, in cui però ha segnato solo 9 reti in 31 presenze. Troppo pochi per tenere quel posto ed infatti, nell’estate scorsa, a Firenze è sbarcato Gilardino, reduce da un anno di vacche magre a Milano, ma bomber da 20 e più reti (senza rigori) a campionato se schierato da titolare. Infatti, in un girone, l’ex rossonero è già a 12 gol: i numeri non mentono. Pazzini, vicino ai 25 anni, deve decidere cosa fare da grande, se diventare un bomber vero o se rimanere una punta da mettere negli ultimi venti minuti, almeno in una grande squadra. La Sampdoria, ora come ora, è la sua dimesione ideale, potrà giocare titolare con al fianco un formidabile uomo-assist come Cassano (già entusiasta del suo nuovo partner), e magari dimostrerà il suo valore. Quello su cui, a Firenze, avrebbe scommesso chiunque. Adesso con la cessione di Pazzini, è sempre più palese: non c’è nessun Progetto.
