Sheva, la minestra riscaldata

Filed under: Calciomercato, Pallonate by: Matteo Innocenti

Nella vita, a volte, vorremmo che niente cambiasse, specie quando c’è in ballo un grande amore. E, quando ci si lascia, spesso si spera di ricomporre i cocci e di ritrovarsi, un giorno, di nuovo insieme e ricominciare tutto con la stessa passione dei primi tempi. Anche nel calcio è così. Ci sono giocatori che fanno innamorare le curve dei tifosi ma che poi, a un certo punto della loro carriera, per un motivo o per un altro, decidono di prendere un’altra strada. Shevchenko, di sicuro, nei suoi sette anni al Milan si è fatto amare come pochi altri. Arrivò nel 1999, dopo che a lui si era interessata mezza Europa grazie alle sue prodezze in Champions League nell’attacco di una più che discreta Dinamo Kiev. In rossonero rimase fino al 2006, vincendo uno scudetto e una Champions League, ma soprattutto segnando 173 reti in 296 presenze: il secondo realizzatore di sempre del Milan dopo Nordahl. Poi, il tanto temuto ed annunciato addio all’Italia. Era già qualche estate che Abramovich ci provava e nel 2006 Shevchenko cedette alle sue lusinghe. Se ne andò al Chelsea, coperto di sterline, con la scusa della scuola di inglese per il figlio Jordan. Ma a Londra lo aspettava Mourinho. O meglio, non se lo aspettava, perché gli fu imposto dal padrone russo. Fatto sta che Shevchenko in Inghilterra ha passato due stagioni da comprimario ed in evidente conflitto con il tecnico portoghese. Nella scorsa estate, l’operazione-nostalgia: Berlusconi decide di riportarlo a Milano e in pratica “scavalca” sia Galliani che Braida, per non parlare di Ancelotti che, in pratica come Mourinho, si ritrova in casa un giocatore non richiesto, dal nome pesante ma che, soprattutto, è solo l’ombra del campione che aveva infiammato San Siro per sette anni. Adesso si fanno sempre più insistenti le sue voci di un trasferimento alla Sampdoria, che già si era interessata a lui la scorsa estate.  Una piazza per rinascere, ma soprattutto per giocare, forse per sparare le ultime cartucce di una carriera comunque straordinaria. In rossonero non gioca, non segna e vederlo ammuffire in panchina, anche se non è più il campione di prima, non fa certo piacere. Il Milan ci ha provato, ma le minestre riscaldate, si sa, nel calcio funzionano raramente.