La Juventus deve ripartire dopo la brusca frenata di Udine. Per farlo, dovrà battere la squadra più in fornma della Serie A, il Cagliari-spettacolo di mister Allegri. Un impegno non facile, ma certo non impossibile per i bianconeri. Forse per la preparazione invernale difficoltosa a causa della neve, forse perchè l’infermeria è sempr
e piena tipo un autobus nell’ora di punta, forse perchè Amauri non poteva continuare a segnare in quel modoper sempre, forse perchè Nedved è più vicino ai quaranta che ai trenta, forse perchè i giovani non bastano, fatto sta che adesso l’Inter è di nuovo a +6. Vincere e basta. Questo deve fare stasera la Juventus: l’Inter ospiterà il già derelitto Toro: mi sbaglierò, ma ora come ora lo materebbe chiunque, figuriamoci Ibrahimovic e compagni… A consolare Ranieri e i tanti tifosi bianconeri c’è almeno l’imminente vero ritorno di Trezeguet, uomo gol letale, capace di tirare fuori una rete da qualsiasi palla vagante, l’unico, nella rosa capace di rappresentare una minaccia per l’avversario ai livelli del duo Del Piero-Amauri. Iaquinta infatti è troppo spesso alle prese con infortuni e Giovinco è ancora troppo fumoso. Serve Trezeguet, serve il suo fiuto, serve il suo sapere sempre dov’è la porta, serve adesso e servirà tra poco anche in Europa. Questo per la Juve. n ogni caso, dopo un intero girone, il campionato italiano è pronto a riabbracciare uno dei suoi bomber più letali.
Dopo più di tredici mesi è arrivato il verdetto: Daniele Mannini (ex Brescia, oggi al Napoli) e Davide Possanzini (attaccante del Brescia), sono stati squalificati per un anno dal Tribunale amministrativo dello sport per essersi presentati in ritardo a un test antidoping effettuato dopo la partita della squadra lombarda con il Chievo del dicembre 2007. Paradossalmente, la Federcalcio aveva inizialmente assolto i due gi
ocatori, il tribunale nazionale antidoping del Coni, invece, li aveva condannati a 15 giorni di squalifica. La Wada, agenzia mondiale antidoping, aveva però fatto ricorso. Avendo già scontato 15 giorni di sospensione, la squalifica di Mannini e Possanzini si concluderà il 14 gennaio 2010. Non sono certo i primi atleti squalificati per doping, tutt’altro. Il fatto è che i due all’esame risultarono negativi…un anno lontani dai campi per un’oretta di ritardo ai controlli. Paradossale, considerando che diversi giocatori risultati positivi hanno avuto pene ben più leggere. Qualche esempio? Davids, 5 mesi di squalifica, Fernando Couto, 4 mesi, Kallon, 8 mesi, Torrisi, 5 mesi. Ma non finisce qua: Totti, arrivato in ritardo di 13 minuti all’antidoping, non subì alcun provvedimento, in quanto il suo caso fu archiviato. Accostandolo al caso di Mannini e Possanzini, in proporzione, avrebbe dovuto avere 3-4 mesi di squalifica. E adesso? Mannini è giovane, il Napoli lo aspetterà. Ma Possanzini? Quasi 33enne, questa squalifica potrebbe porre in pratica fine alla sua carriera. Eh, no, la legge non è uguale per tutti.
Tutto da rifare per la Juventus, che cade contro l’Udinese disputando una delle partite più brutte della stagione. L’Inter, infatti, non ha fallito l’esame di Catania: stavolta niente di clamoroso al Cibali (o Massimino). Stankovic più Ibrahimovic, Juve a -6 e Milan, addirittura, a -8. I rossoneri infatti non vanno oltre il pareggio casalingo con il Genoa, ancorato ancora al quarto posto, almeno per un’altra settimana. A San Siro Beckham offre la specialità della casa, il calcio di punizione, ma replica Milito con il suo di
pezzo forte: semplicemente, il gol. Continua a salire la Roma, vittoriosa in casa con il Palermo, sprofonda al settimo posto il Napoli, sconfitto anche a Firenze dopo le bastonate casalinghe subite dai giallorossi. Continua a stupire poi il Cagliari: la Champions League adesso dista solo sei lunghezze, chi l’avrebbe mai pronosticato dopo l’orribile inizio di stagione dei sardi? In coda invece, cambia poco: nel doppio scontro-salvezza Torino-Reggina e Chievo-Lecce le quattro squadre incassano tutte un punto a testa. La delusione di giornata, in sintesi, è stata la Juventus: l’Udinese ce l’ha messa tutta per riconquistare il suo pubblico e per centrare i tre punti, ma gli uomini di Ranieri hanno sbagliato l’approccio alla partita. Difesa sempre in affanno contro le veloci punte friulane, centrocampo molle, mai un cross decente per Amauri e un Giovinco sempre evanescente. A parziale consolazione, almeno si è rivisto in campo Trezeguet.
Gran bel turno infrasettimanale quello di stasera. Sono infatti in programma sfide davvero interessanti in questa 21° giornata. Le due battistrada Inter e Juventus sono impegnate in trasferta: i nerazzurri, come ha detto Lo Monaco, avranno contro tutta la città di Catania, i bianconeri invece affrontano l’Udinese, che è sì in crisi
ma che, per la legge dei grandi numeri, non potrà continuare a perdere ogni incontro… Ma il bello è dietro, ovvero per i piazzamenti Champions e Uefa. Le sei squadre che rincorrono in classifica, infatti, si sfideranno tra di loro: si giocano infatti Milan-Genoa, Fiorentina-Napoli e Roma-Palermo. Potrebbe, insomma, succedere di tutto. Il Milan ha trovato Beckham e ritrovato Kakà, vero, ma anche il Genoa avrà il suo leader Milito, la Fiorentina ha il dente avvelenato e deve vincere ad ogni costo, ma affronta un Napoli che in trasferta zoppica, vero, ma che se non vuol perdere il treno buono dovrà ottenere un risultato positivo. La Roma, poi, sta completando la rimonta che l’ha portata a scalare la classifica, ma il Palermo rimane un avversario di livello. Ma la giornata non si esaurisce qui: anche per la salvezza ci sono partite fondamentali. Come definire sennò Chievo-Lecce e Torino-Reggina? Insomma, la 21° giornata si presenta davvero molto interessante…
Sarà la crisi del settimo anno (e mezzo), ma Panucci e la Roma hanno rotto. Ad oggi, il difensore ha disputato 302 partite in giallorosso, andando a segno 26 volte. Ragazzo prodigio al Genoa, attirò le attenzioni del Milan, in cui si affermò come cursore di destra in una squadra che stava concludendo il suo ciclo con Capello. A metà della stagione 1996/97 emigrò al Real Madrid, diventando il primo italiano a vestire la maglia bianca delle merengues. Rimase in Spagna fino al 1999, quando tornò in Italia,
di nuovo a Milano, ma per vestire nerazzurro: all’Inter di Lippi, allenatore con cui ebbe un rapporto, per così dire, burrascoso. Mollò presto la divisa nerazzurra per i contrasti con il tecnico che, ironia della sorte, se ne andò poco dopo, giusto perchè avrebbe voluto prendere a calci i suoi giocatori. Probabilmente soprattutto Panucci, se ci fosse ancora stato… ma invece era già al Chelsea, dove rimase poco. Dopo Spagna e Inghilterra, infatti, nel suo destino c’era la Francia e il Monaco. Luogo terrificante per fare il calciatore, se è vero che al Louis II sono i calciatori che conoscono i nomi dei tifosi e non viceversa. Infatti nel 2001 se ne tornò in Italia, alla Roma, per vestire quella maglia su cui campeggiava il tricolore. Fu chiamato da Capello, che lo riteneva il suo giocatore feticcio, anche se ebbero pure loro dei contrasti. Adesso di nuovo problemi, ma con Spalletti, che, a suo dire, subisce la sua personalità. Credo, in realtà, che sia un problema di soldi: la Roma non può rinnovargli il contratto alle condizioni attuali: in fondo, Panucci va per i 36 anni. Mi sento di stare dalla parte della società, con tutto il rispetto per la grande carriera del difensore.
Qualcosa è cambiato, come nel titolo di un celebre film? Non esattamente, anzi, per la lotta scudetto è rimasto tutto come prima. L’Inter riesce a superare la Sampdoria grazie ad un gol di Adriano (che si tratti per lui dell’ennesimo ritorno?) in una partita senza le stelle più luminose: mancavano sia Ibrahimovic che Cassano. Mourinho si arrabbia, viene espulso, ma almeno ricaccia la Juventus a -3. I bianconeri, infatti, nell’anticipo avevano battuto 1-0 la Fiorentina, ma non senza polemiche. Un rigore non concesso e una rete ann
ullata per un fuorigioco inesistente: i viola hanno di che recriminare. Il Milan, poi, è andato a vincere a Bologna dopo lo svantaggio iniziale: Seedorf, doppio Kakà, ma soprattutto Beckham, alla prima segnatura in Serie A. Forse il suo potrebbe essere davvero un buon acquisto e non un’americanata. Nel frattempo, dietro, si fa sempre più interessante la lotta per il quarto posto. La Roma bastona il Napoli a domicilio e lo aggancia, il Genoa raccoglie solo un punto in casa contro il Catania, come già detto la Fiorentina esce sconfitta da Torino, la Lazio crolla all’Olimpico sotto i colpi di uno scatenato Cagliari, e nel frattempo, da dietro, spinge il Palermo. Mi ripeterò, ma questo è un gran bel campionato. Tirata d’orecchie però per Andrea Della Valle: non mi sono piaciute le sue telefonate alle trasmissioni sportive sabato sera. Ha detto che si sente umiliato, che è ora di farla finita e che vuole farsi sentire ai piani alti. Subito dopo, però, ha ammesso di credere nella buona fede degli arbitri. tuttavia, in parole povere, ha parlato di persecuzione nei confronti della Fiorentina. Credo sia meglio essere chiari: stava palesemente parlando di un piano anti-viola. Peccato per questa uscita, è un po’ come tirare il sasso e ritrarre la mano. Ovviamente quando Gilardino segnò di mano a Palermo non si lamentò nessuno: se i Della Valle ci tengono così tanto a moralizzare il calcio, forse farebbero meglio a evitare certe allusioni. In più, se la Fiorentina non ha ancora vinto una partita contro le ”grandi” forse i motivi sono altri.
Gaston Cellerino, chi è costui? Classe ‘86, è stato acquistato a sorpresa dal Livorno, visto che era, in pratica, già della Lazio. Attuale capocannoniere del campionato cileno, è un prodotto del florido vivaio del Boca Juniors, ma per sfondare se n’è andato presto da Buenos Aires. La sua prima squadra tra i professionisti, infatti, è il Deportivo Patagones in Argentina, da cui transita per passare poi all’Universidad San Martin de Porres, in Perù. Successivamente gioca nel Club Atenas San Carlos (seconda divisione uruguaiana). Lì però resta poco: viene tesserato dai cileni del Rangers Talca, dove segna 22 reti in 35 partite. Un suo “golazo” contro il Club Deportivo Palestino strappa gli applausi addirittura anche all’arbitro della partita (il signor carlos Chandia). Adesso approda al Livorno, dove sarà l’ariete che potrà dare una mano nella corsa alla promozione: con i suoi 185 centimetri in area di rigore riesce a farsi valere spesso e volentieri. Spinelli, pur di averlo, ha pagato tre milioni di euro, una cifra non indifferente per un giocatore che finora si è fatto notare in campionati certo non di primissimo livello. Il suo arrivo a Livorno ha già destato curiosità, se non altro per il suo nome: adesso, quando al Picchi nei cori verrà nominato nei cori un Cel(l)erino, magari sarà per esultare e non per insultare un membro delle Forze dell’Ordine…
La Juventus potrebbe arrivare in testa alla classifica e rimanerci per ventiquattro ore. Stasera, infatti, i bianconeri ospitano la Fiorentina. L’Inter dista solo tre punti, distanza che sarebbe colmata con una vittoria contro gli acerrimi rivali. Non sarà una partita qualunque, e non lo sarà mai. A Firenze è sentitissima, ma anche i tifosi della Juventus ormai vedono viola come fumo negli occhi. Quasi quindici anni fa Del Piero si rivelò al mondo segnando una rete “paranormale”, quando su un lancio lungo si inventò un
pallonetto al volo che beffò Toldo. Da 0-2 a 3-2 in un quarto d’ora: una vittoria che spinse gli allora uomini di Lippi verso un tricolore atteso nove lunghissimi anni. Non sarà come vincere uno scudetto, ma una vittoria stasera sarebbe un poter dire “ci siamo anche noi“. L’Inter, dopotutto, ospita la Sampdoria senza poter contare sul suo uomo cardine, quell’Ibrahimovic che spesso, forse troppo, ha risolto i problemi di Mourinho in questo avvio di stagione. Corsi e ricorsi storici: nel 1994 Lippi, appena arrivato alla Juventus, dichiarò di volere una squadra che non fosse Baggio-dipendente: creò una compagine operaia, in cui gli attaccanti si sacrificavano più dei difensori. Mourinho, arrivato all’Inter, ha detto di non essere un pirla. Gli credo, ma deve dimostrare di non dipendere da un singolo, in questo caso Ibrahimovic. E magari deve riuscire a far correre gli altri, come Balotelli. Arrivati al giro di boa, si riparte. Buona campionato!
A Urbino, in una mattina di novembre, precisamente il 3 novembre 2006, ricevetti con i miei nuovi compagni di corso un monito: l’obiettività non esiste. In compenso era sottolineata l’importanza dell’Opi
nione. Ecco, ieri mattina ne ho avuto la riprova. Mercoledì sera si era giocata Inter-Roma di Coppa Italia, finita, tra le polemiche, 2-1 per i nerazzurri. Un possibile rigore per i giallorossi negato (con ammonizione per Vucinic) e il gol decisivo viziato da un netto fuorigioco di Samuel. Ecco i titoli dei tre quotidiani sportivi italiani: La Gazzetta dello Sport apriva con un Inter di grinta (che magari c’era pure stata), Tuttosport ovviamente si dedicava alla Juventus, parlando del difficoltoso rinnovo di contratto di Nedved, ma dava anche spazio ad un Inter avanti con le solite sviste, Il Corriere dello Sport alludeva con un Rovinano anche la Coppa Italia. Avendo a disposizione ogni tipo di giornale immaginabile, ho preso in mano anche Il Romanista: a caratteri cubitali campeggiava un La Juve siete voi. Non credo sia un complimento, e non lo prenderò come tale. Della partita ho visto a sprazzi il primo tempo, lo confesso, ma gli highlights sono stati piuttosto chiari. In ogni caso adesso so che, quella mattina di novembre, forse il prof aveva ragione.
Adesso la Fiorentina inizia ad avere un discreto tesoretto: 9 milioni dalla cessione di Pazzini, 7 da quella di Osvaldo. In partenza ci sarebbero, poi, anche Papa Waigo, Almiron, Pasqual e Semioli. Chissà come Corvino deciderà di reinvestire i soldi incassati stavolta… Mi vorrei però concentrare su Osvaldo. Classe ‘86, argentino ma convocato nella nazionale under 21 italiana, ha vissuto in viola una situazione simile, se non identica, a quella di Pazzini. Unica differenza, su di lui non c’era la pressione che gravava sul collega toscano. A Osvaldo, chiaramente, si chiedeva di stare in panchina e di farsi trovare pronto quando serviv
a. Ovvio però che, a 23 anni, si abbia voglia di giocare, anche passando dalla zona Champions League alla lotta salvezza (sperando poi di ripartire verso lidi più prestigiosi, magari). Osvaldo, poi, ha buon fisico e discreta tecnica, è il carattere che lascia qualche dubbio. Come giocatore, poi, ha avuto una carriera “episodica”: di lui si ricordano una rete alla Juventus in B, una doppietta a Livorno all’esordio con la Fiorentina, ma soprattutto la splendida rovesciata con cui l’anno scorso a Torino regalò la Champions League alla Fiorentina. Quello di cui ha bisogno è continuità, insomma. A Bologna potrà giocare: sarà quasi sicuramente titolare, considerando anche l’esborso economico sostenuto per portarlo in Emilia. Avrà accanto Di Vaio, finora goleador principe della Serie A: forse si pesteranno un po’ i piedi, soprattutto all’inizio, ma se dovessero trovare presto un’intesa potrebbero formare una gran bella coppia. Osvaldo a fare a spallate in mezzo all’area di rigore, Di Vaio che gira al largo, pronto a sfruttare gli spazi a disposizione. Chissà che, a fine anno, con un’altra rovesciata non possa regalare la salvezza al Bologna…
