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	<title>Il Blog di Matteo Innocenti &#187; 2008 &#187; Dicembre &#187; 02</title>
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	<pubDate>Sun, 20 May 2012 12:01:12 +0000</pubDate>
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		<title>Mancini, nessun rimpianto&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Dec 2008 09:00:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Innocenti</dc:creator>
		
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">E&#8217; tempo di Pallone d&#8217;oro e Roberto Mancini coglie l&#8217;occasione per sfogliare l&#8217;album dei ricordi, non senza lasciarsi andare a tardivi rimpianti durante un&#8217;intervista concessa al Guerin Sportivo: &#8220;<em>Se fossi andato via prima dalla Sampdoria, avrei raccolto una collezione di Palloni d&#8217;oro e in Nazionale non avrei fatto la vita grama che poi mi è toccata. Chiesi di andare via due volte. Nel 1986, quando non giocavo con Bersellini, e nel 1992. Ma Mantovani in entrambe le occasioni mi mandò a quel paese</em>&#8220;. Mah, vediamo. Intanto confesso di non aver potuto apprezzare il giovane Mancio, che esordiva imberbe al Bologna poco prima che io venissi al mondo. Ricordo vagamente quello dello scudetto e della finale di Wembley, ho memoria invece del trentenne di cui Moratti era invaghito e ho piena coscienza del suo fortunato crepuscolo laziale. Cosa avrebbe potuto fare Mancini abbandonando Genova, non nel 1986, ma magari nel 1992, quando il ciclo dei doriani era ormai finito? Il Milan soffiava giocatori agli avversari solo per il gusto di farlo, e forse<img class="alignright" title="mancini sampdoria 10" src="http://img.dailymail.co.uk/i/pix/2008/02_03/manciniALLSPORT_468x643.jpg" alt="" width="158" height="216" align="right" /> il Mancio sarebbe stato in una squadra vincente, ma con molta concorrenza. La Juventus aveva Baggio, raggiunto dal suo gemello del gol Vialli per comporre un&#8217;altra coppia da sogno, che però rimase tale, perchè l&#8217;ex doriano in bianconero ebbe due primi anni difficili. Il Napoli era già nel dopo-Maradona e aveva in Zola la sua nuova speranza. La Roma era una Rometta, il Parma una quasi esordiente in Serie A. L&#8217;unica destinazione plausibile era l&#8217;Inter, alla fine dell&#8217;era del Trap e dei tedeschi, che arrivò seconda nel 1992/93, ma che l&#8217;anno seguente rischiò di retrocedere. A che premi individuali poteva ambire Mancini? Erano anni di concorrenza ostica: Gullit, Van Basten, Matthaus, Baggio, Papin, Stoichkov&#8230;Il Mancio era una seconda punta che aveva trovato in Vialli il suo complemento ideale: entrambi contribuivano a costuire la fortuna dell&#8217;altro. Prediligeva l&#8217;assist alla finalizzazione, anche se nella seconda parte della sua permanenza a Genova iniziò a trovare la porta con maggiore continuità. Di carattere difficile, ai direttori di gara non le mandava certo a dire. Sotto la guida di Boskov e anche grazie a compagni di livello fece grande la Sampdoria, portandola al suo primo storico scudetto, vinse quattro coppe Italia (la sua specialità) e una Coppa delle Coppe, ma il sogno di portare a Genova la Coppa dei Campioni fu frantumato da un siluro di Koeman. In blucerchiato divenne un re, poi se ne andò nell&#8217;esilio dorato romano della Lazio, la miglior Lazio di sempre, che contribuì a rendere vincente. Non so se Mancini avrebbe potuto vincere un Pallone d&#8217;oro (ma non se ne crucci, non lo hanno vinto nemmeno Del Piero, Raul e Henry), non so nemmeno se avrebbe giocato di più in Nazionale, ma in fondo forse la migliore riflessione l&#8217;ha fatta lui: &#8220;<em>Era più importante rimanere accanto al presidente Mantovani e quell&#8217;esperienza vale più di tanti scudetti</em>.&#8221;</p>
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