Oggi è il gran giorno, il D-Day della Serie A. Inter-Juventus. Due parole, un ossimoro. Due società rivali, oggi addirittura dichiaratamente nemiche, che si sono passate lo scettro di squadra più odiata dagli italiani. Eh sì, perchè se un tempo l’Inter era la squadra-simpatia fonte di inesauribili interismi, oggi non è più così. Qualcuno disse che il potere logora, sì, ma chi non ce l’ha, e probabilmente è vero. Se la Juventus della Triade era additata come l’emblema del peccato calcistico, oggi l’Inter, tra scudetti vinti a tavolino e grazie a penalità altrui, ha preso il suo posto. E la rivalità, già accesa, ma che per anni aveva vissuto su pagine di raffinato humour sull’a
sse Peppino Prisco-Gianni Agnelli, oggi fa registrare rapporti freddi, anzi, glaciali. Il derby d’Italia, un tempo massima espressione del calcio italico, negli ultimi anni è diventato molto di più: dallo scontro Ronaldo-Iuliano nel 1997/98 al 5 maggio 2002, il giorno in cui la Juventus si cucì sul petto un tricolore che era già alle porte di Milano, da Calciopoli e i susseguenti “scippi” di ibrahimovic e Vieira, fino a quel “I campioni siamo ancora noi”, più che una partita, Inter-juventus è una guerra di religione. Fondamentalisti nerazzurri contro integralisti bianconeri. La tattica preferita, ormai, è quella della guerriglia: provocazioni, punzacchiature, Mourinho dice che Ranieri è ormai vecchio, Camoranesi dichiara che l’Inter è solo Ibrahimovic. L’anno scorso i bianconeri violarono il Meazza, ma fu una soddisfazione fine a sè stessa. Oggi Inter-Juventus è anche una partita che conterà nella lotta-scudetto, come non succedeva da qualche anno. E’ Ibrahimovic contro Del Piero, è Mourinho contro Ranieri. Due squadre, due storie, unica cosa in comune, forse le righe nere sulla maglia. Vinca il migliore.
