La dodicesima giornata di Serie A ha riportato alla restaurazione dell’ancien regime. In testa, infatti, ci sono Inter, Milan e Juventus, che hanno conquistato la vetta in modi diversi. La Juventus, dopo aver attraversato qualche settimana buia in cui non giravano nè le gambe nè la testa, si è stretta attorno a Ranieri e, trascinata da Del Piero-Amauri e da una condizione atletica eccezionale, si è issata fino al terzo posto. Con una doppia falsa partenza era invece partito il Milan, che, nonostante si sia ripreso, stenta però ancora a trovare continuità. Ieri, per aver ragione di un buon Chievo, si è dovuta affidare ad un rigore generosamente offerto dall’arbitro. In testa c’è poi l’Inter, su cui aleggia sempre il fantasma di Mancini. Eh, sì, perchè al popolo nerazzurro non basta
essere primi. A Mourinho si chiede, per nove milioni all’anno, di esserlo anche grazie al bel gioco, che invece si vede davvero poco. Così, nella serata di Palermo, l’Inter deve ringraziare Ibrahimovic (e i palloni, forse dei Super Tele): due missili che affondano i rosanero e tre punti in cascina. Che cosa ci lascia poi in eredità questa giornata di campionato? Un derby romano in cui, come da tradizione, vince chi sta peggio, cioè la Roma, che riesce così a respirare tra le sabbie mobili della zona retrocessione. C’è poi una Fiorentina che fallisce l’ennesimo esame di maturità cadendo a Cagliari con un rigore quantomeno dubbio, e ci sono le due grandi sorprese di inizio stagione, Udinese e Napoli, sconfitte in maniera netta, se non nel risultato, almeno nel gioco. Infine il Catania, che si fa bello con Mascara. Il mattatore di questa giornata, non me ne voglia Ibrahimovic, è infatti il fantasista siciliano, che con una personale tripletta demolisce il Torino, pur capace di segnare due volta al Massimino. Fuori dal campo ci pensa poi Zenga, che litiga furiosamente con Varriale. L’allenatore sarà multato, ha detto Lo Monaco, perchè questi episodi ledono l’immagine della società siciliana. E lo dice lui, che voleva bastonare in bocca Mourinho.
