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Champions League by:
Matteo Innocenti
Mi ricordo bene la sera in cui Adriano folgorò il Real Madrid. Ero a Riccione e l’Inter sfidava a domicilio il Real Madrid. Adriano, appena 19enne, decise di riverlarsi al mondo con una saetta che si infilò dritta all’incrocio dei pali. Seguì l’apprendistato tra Firenze e Parma, fino al ritorno a Milano. Diventò presto l’Imperatore, complice un fisico monstre e un sinistro al fulmicotone. Poi arrivarono i problemi: la lunga astinenza dal gol, la morte del padre, alcune dubbie vicende di gossip e l’alcol. Finito ai margini, a metà della scorsa stagione l’ex Imperatore prova a rigenerarsi con un prestito semestrale al Sao Paulo, esperienza tutto som
mato positiva. All’inizio di quest’anno si presenta in ritiro deciso a riconquistarsi l’Inter e la fiducia del nuovo tecnico Mourinho, dopo i problemi avuti con Mancini. Adriano torna al gol, ma ben presto riaffiorano vecchi vizi e soliti problemi: notti brave, assenze agli allenamenti, spesso con scuse palesemente inventate. Quella della febbre è solo l’ultima. Ormai non ha più senso aspettarlo, ha 26 anni, la stessa età di Cassano che però, da un anno a questa parte, sta lavorando duro per mantenere le promesse di inizio carriera. Non si sa se il problema sia lui, Adriano, l’Inter, l’Italia o forse Mourinho, che a inizio stagione lo ha coccolato, fino a regarlargli lo spazio che aveva dimostrato di meritare in allenamento. L’Inter può contare su Ibrahimovic, Balotelli, Cruz, Crespo, Mancini e Quaresma (forse…). Lasci andare Adriano, a malincuore, ma lo lasci andare. Al Manchester City, se non vuole che si accasi al Milan, per carità. Ma lo lasci andare. In nerazzurro non sarà mai quel campione che avevamo intravisto al Bernabeu.
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Pallonate, Serie A by:
Matteo Innocenti
“Un deficiente non può diventare Einstein” Firmato Claudio Ranieri. Questa è una frase che andrebbe ricordata sempre, probabilmente andrebbe stampata e appesa nella sala stampa di ogni stadio, in ogni sede di giornale, radio e televisione. Ranieri non era un deficiente prima, non è Einstein adesso. E Mourinho no era Einstein prima così come non sarà un deficiente adesso. Il c
alcio, come ho già scritto, fa presto a creare e a distruggere dei miti ed è il settore in cui le mode appaiono e scompaiono più velocemente. Mi viene in mente Davide Ballardini. Una carriera da calciatore senza particolari acuti, trascorsa però per la maggior parte a Cesena, dove operava un certo Arrigo Sacchi. Inizia ad allenare presto, a 32 anni a livello giovanile (Ravenna, Milan, Parma), a 40 nel calcio dei “grandi”, partendo dalla C1. La sua Sambenedettese nel 2004/05 arriva ai playoff, ma è sconfitta dal Napoli. Nel 2005 viene ingaggiato dal Cagliari, ma dopo tre giornate è esanerato. Stessa sorte a Pescara la stagione seguente. La sua rivincita arriverà a inizio 2008, quando viene richiamato alla guida di un Cagliari già spacciato e che invece riesce a salvare. Inizia la stagione 2008/09 incredibilmente senza una panchina, fino all’esonero, dopo una giornata, di Colantuono. Esonero dopo una giornata fa rima con Zamparini ed infatti Ballardini approda a Palermo. Espressione perennemente corrucciata, occhiali da sole con qualunque condizione atmosferica, piglio da sacchiano convinto, il nuovo profeta parte bene, inanella una serie di risultati positivi. Servizi sui giornali, interviste, ecco il nuovo che avanza. Poi la crisi di gioco e di risultati ed il presidente Zamparini che non fa mistero di non gradire. Ma se non era Einstein prima, non sarà nemmeno un deficiente adesso…