Juve, ecco cosa serve

Filed under: Calciomercato by: Matteo Innocenti

Archiviata la pratica Reggina, la Juventus continua ad essere al centro delle voci di mercato. Si vocifera di un interesse per l’udinese D’Agostino, il Real Madrid pare abbia bussato chiedendo informazioni su Trezeguet e Giovinco forse andrà via in prestito. Ma guardiamo solamente a quello che i bianconeri dovrebbero fare in entrata. Guardando la rosa attuale, inutile nasconderlo, manca un centrocampista in grado di creare gioco, perchè con i soli “muscolari” la condizione atletica deve essere eccellente e non è sempre possibile. Servirebbe qualcuno in grado di dettare i ritmi, ma forse servirebbe anche un terzino sinistro in grado di effettuare un cross decente, anche perchè con in rosa due specialisti del gioco aereo come Amauri e Trezeguet sarebbe meglio sfruttare le loro caratteristiche. Tuttavia le soluzioni potrebbero già esserci: se stimolato a dovere e con la fiducia dell’ambiente Tiago ha dimostrato di non essere quel brocco che per un anno ha scaldato la panchina e Marchisio è in crescita costante. Per quanto riguarda il terzino sinistro, Molinaro non è un grande crossatore, ma dal punto di vista atletico è eccezioanle e in fase difensiva sbaglia pochissimo. Alle sue spalle c’è De Ceglie, che ha lasciato intravedere cose interessanti. A mio parere, soprattutto guardando al futuro, gli acquisti da fare sono tre: un difensore centrale di livello internazionale e gli eredi di Nedved e Del Piero, che non saranno eterni. I centrali difensivi che potrebbero rivelarsi utili alla causa juventina sono due, Mexes e Gamberini. Sto parlando di obiettivi verosimili, ovviamente. Per il dopo-Nedved la soluzione Schweinsteiger è l’ideale: è giovane, ha esperienza, è svincolato. In attacco proverei a prendere Cassano, che alla Sampdoria ha rilanciato la sua carriera. Oppure Pandev, che da qualche stagione alla Lazio sta segnando con continuità. L’erede di Del Piero non può, ora come ora, essere Giovinco, che deve ancora maturare. Con 30-35 milioni di euro più gli ingaggi queste operazioni sarebbero possibili, ed è la stessa cifra spesa negli anni precedenti. Insomma, meglio spendere per tre grandi acquisti piuttosto che per 6-7 innesti di dubbio valore.

L’oro di Napoli

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Il Napoli va al Meazza per dimostrare a sè stesso di poter essere grande. Dopo aver attraversato anni difficili, dopo essere sprofondato fino all’inferno della Serie C, in questa stagione i partenopei stanno sorprendendo tutti e forse anche un po’ sè stessi. L’ammiraglio Reja, al timone ormai da molte stagioni, ha riportato il Napoli nel mare magno della Serie A e a settembre è salpato verso terre incognite. Perchè dove è in grado di arrivare questa squadra forse non lo sa nessuno. Il gioco, soprattutto in casa, è frizzante e l’ossatura della squadra è di tutto rispetto, grazie ad elementi di sicuro valore come Cannavaro, Santacroce, Maggio, Blasi, Gargano, Hamsik e Lavezzi. Il San Paolo, poi, è il porto tranquillo in cui per gli ospiti nessun approdo è mai sicuro. Tra le mura amiche il Napoli ha regolato Fiorentina e Juventus, lontano dalla sua tana ha impattato a Roma e perso a San Siro con il Milan. Adesso torna a Milano per giocare contro la capolista annunciata, l’Inter, dalla quale dista solo sei punti. Riuscisse nell’impresa, il Napoli potrebbe rivedere le proprie ambizioni e provare davvero a tornare grande. A tifare per i partenopei ci penserà di sicuro il Milan, che proverà ad approfittare di un eventuale passo falso dei cugini nerazzurri. Occhio anche alla sfida in programma all’Olimpico tra Roma e Fiorentina: partite con ambizioni simili, sono in posizioni di classifica ben diverse. A tradire le attese, in campionato, è stata ovviamente la Roma, che però è in risalita. La Viola, invece, si è lasciata sfuggire la Champion League e nemmeno l’Uefa è al sicuro. Entrambe cercheranno una vittoria per rilanciarsi, chi ci riuscirà?

Drogba all’Inter? Si può fare

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Siamo a fine novembre ma sembra di essere a gennaio, da quanto siamo già in pieno calciomercato. La società che pare più attiva, nemmeno a dirlo, è l’Inter, pronta a concentrate tutti i suoi sforzi su Drogba, da tempo in rotta con Scolari e mai protagonista in questa stagione. L’affare potrebbe essere possibile anche a gennaio, ma verosimilmente si concretizzerà a giugno. Il Chelsea, per il 31enne attaccante ivoriano, vorrebbe circa 40 milioni di euro, una cifra esorbitante. Ma l’Inter ha diversi giocatori che potrebbe vendere per raggranellare i soldi necessari per questa operazione: Crespo (sempre più vicino al Real Madrid), Balotelli, molto apprezzato in Premier League, e Adriano, il cui recupero si sta rivelando difficoltoso. Nel frattempo i nerazzurri potrebbero sfoltire la rosa e alleggerire il monte ingaggi con le cessioni di Rivas e Dacourt al Bologna. Oltre a Drogba, altre punte nostrane sono le protagonisti delle recenti voci di mercato: Pazzini, mai sbocciato definitivamente e chiuso alla Fiorentina, potrebbe essere ceduto dai viola al Torino, da sempre alle prese con una fastidiosa astinenza da gol. Ma siamo sicuri che con Pazzini il problema si risolverebbe? La Fiorentina sta cercando di piazzare anche Osvaldo e, venduti due giovani punte, li vorrebbe rimpiazzare con un vecchio lupo di mare dell’area di rigore, cioè Lucarelli, che a Parma non sta facendo faville. Capitolo Juventus: i bianconeri devono difendersi dalle lusinghe madrilene per Trezeguet e stanno ancora cercando quel famoso regista che tanto manca in rosa. L’ultima idea è l’udinese D’Agostino, da poco entrato nel giro della nazionale. Gioca alla Pirlo, ha il sinistro telecomandato e l’età giusta: potrebbe essere la soluzione giusta. Forse anche più di Aquilani ed i suoi muscoli di seta. Infine la Roma, che forse si muoverà in uscita: il Newcastle ha richiesto il deludente Riise. L’allenatore dei giallorossi Spalletti, dopo una campagna acquisti non azzeccata, è stato costretto ad abiurare il suo 4-2-3-1 per passare al 4-4-2, visto che il mercato estivo non gli aveva consegnato gli interpreti giusti per il suo modulo classico. A quanto pare però, la Roma non si muoverà per tornare al 4-2-3-1.

Le italiane guardano agli ottavi

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Pazza Inter. I nerazzurri, in una serata che doveva essere tranquilla, riescono a complicarsi la vita ma solo parzialmente, visto che qualificazione non è più in dubbio. Gli uomini di Mourinho, che a quanto pare temeva a ragione i greci, non hanno offerto una prestazione brillante dal punto di vista del gioco e il Panathinaikos è riuscito a violare il Meazza, rilanciandosi anche in chiave ottavi di finale. La Roma invece continua il suo momento positivo, andando a vincere in Transilvania ai danni del ridimensionato Cluj di Trombetta. 3-1 per i giallorossi e primo posto nel girone davanti al Chelsea che ha impattato 1-1 a Bordeaux. La qualificazione per i giallorossi è praticamente ad un passo, o meglio ad un punto: tanto basterà nel match casalingo con i girondini. Per le italiane, a questo punto, insomma, è lecito iniziare a fare calcoli. Eliminata la Fiorentina, le altre tre potrebbero qualificarsi verosimilmente come prime. Chi potrebbero essere, dunque, i futuri avversari di Inter, Juventus e Roma? Di solito incontrare una seconda classificata rappresenta un vantaggio, ma in questo caso ci potrebbero essere delle vere e proprie mine vaganti come Chelsea (non per la Roma), Real Madrid (non per la Juventus), Liverpool, Manchester United e Bayern Monaco: tutte squadre in bilico tra il primo ed il secondo posto nel girone. Tutte avversarie dal grande blasone e tutte candidate alla vittoria finale. Mourinho sarà molto contento allora… ieri sera, intervistato, ha dichiarato: “In Europa abbiamo bisogno di una grande partita, di un avversario che ti faccia paura, che ti faccia stare carico una settimana prima di giocare“. Con un Manchester United qualsiasi potrebbe essere accontentato. Chissà se anche Spalletti e Ranieri farebbero salti di gioia…

Il dolore viola

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La Fiorentina non ce l’ha fatta. Doveva vincere per continuare a sperare e invece ha addirittura perso. Al Franchi il Lione è andato anche avanti di due reti (Makoun e Benzema) prima che il solito Gilardino riaccendesse la speranza battendo Lloris al 45°. E’ stata una bella partita, con molti legni colpiti e diverse occasioni da rete, ma il Lione ha dimostrato una maturità che i viola ancora non hanno, andando in Toscana per fare la partita. Non a caso i francesi dominano la Ligue 1 dal 2001, mentre la Fiorentina è costantemente alle prese con un “progetto” che stenta a spiccare definitivamente il volo. Perchè è inutile arrivare con tanta fatica tra i primi quattro in campionato se poi si esce ai gironi in Europa. Persa la Champions League, è a rischio anche il trofeo di consolazione, la Coppa Uefa. La Fiorentina dovrà infatti andare a Bucarest ed ottenere almeno un pareggio, perchè lo Steaua, ad un punto, con uan vittoria sorpasserebbe i viola, fermi a tre. A dire il vero non si sa cosa convenga a questo punto ai toscani, che forse farebbero meglio a concentrare le proprie forze sulla Serie A. L’altra italiana in campo era poi la Juventus, già qualificata, che se avesse vinto a San Pietroburgo avrebbe ottenuto  matematicamente il primo posto. Ma ad aver disperatamente bisogno dei tre punti era lo Zenit, che poteva sperare ancora negli ottavi. Ci si poteva aspettare perciò una squadra russa da assalto all’arma bianca con i bianconeri arroccati nella propria area di rigore ed invece la partita è stata sostanzialmente equilibrata e ricca di occasioni da gol da entrambe le parti. Ci si poteva anche aspettare l’impiego di Giovinco, ma Ranieri gli ha preferito ancora una volta Nedved e Del Piero, concedendogli appena un quarto d’ora nel finale. Non a caso le voci su un suo trasferimento in prestito a gennaio si fanno sempre più fitte. Forse per lui e per la Juventus sarà meglio così, perchè in panchina è difficile fare la Formica Atomica.

Do you Ringo?

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Altro che Kakà. Sarebbe meglio parlare di Kakao Meravigliao, visto l’ultimo spot della Ringo. Perchè di un vero e proprio spot si tratta, anche se hanno provato a farci credere tutti che fosse una sequenza rubata durante una pausa delle riprese. Un po’ come le tre traverse consecutive colpite da Ronaldinho e diventate un vero e proprio caso su youtube. Non dubito che Kakà sia capace di palleggiare con due palloni contemporaneamente, per carità, ho visto artisti di strada che per pochi spiccioli sapevano fare cose ben più strabilianti, è come e con chi lo fa. Intanto, casualmente, c’era una telecamera a riprenderlo e in una posizione così perfetta da inquadrare, sullo sfondo, il pulmino dell’amore bianco e rosso con cui Kakà porta in giro i suoi giovani amici negli spot. Poi, se davvero il bambino che sta in porta fosse capace di mettere, da 25 metri, due volte su due una palla perfetta sui piedi di Kakà, fossi il Milan lo avrei tesserato subito. Perchè l’intesa in campo si vede da queste piccole cose , insomma, Pirlo va per la trentina…Terzi indizio: Kakà, notoriamente uno stinco di santo, si gira e scarica di prepotenza una bordata su un faro, acceso, che ovviamente si spenge, il tutto tra gli applausi e l’ilarità generale, ma dopo aver corso il rischio di prendere un bambino o chissà chi altro in faccia. E poi i palloni, troppo rapidi i movimenti, troppo precise le traiettorie, anche per il buon Kakà. Insomma, tanto rumore creato apposta per questa, diciamolo, pubblicità occulta, passata anche su Studio Sport con un servizio fatto dall’adorante Pellegatti. Giù la maschera!

Kaladze è allergico a Farina

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Il Milan, per una sorta di legge del contrappasso, subisce un rigore dubbio nei minuti finali e non riesce a replicare all’Inter, che così tenta la prima vera fuga della stagione. Ancelotti rispolvera il Ka-Pa-Ro, a segno per due terzi, ma il Toro è scatenato e trova due reti, prima con un’incornata di Stellone e poi con, appunto, un rigore di Rosina. Ma l’episodio più scoppiettante della partita arriva a bocce ferme: Kaladze, l’autore del presunto fallo di mano causa del rigore, non la prende benissimo e non le manda certo a dire all’arbitro: “Farina è scarso, non capisce niente“. Ma se anche un santo come Kakà all’ultimo minuto sviene in area e si prende un giallo per simulazione, evidentemente non era la serata giusta per rimanere agganciati ai cugini dell’Inter. Maledice la zona Cesarini anche il Napoli dello splendido Lavezzi, che si fa infilare dal figlio d’arte Conti, in gol al 95°, con i giocatori azzurri già sotto la doccia, almeno con la testa. Perchè per gli azzurri, comunque al terzo posto in coabitazione con la Juventus, c’è in vista la sfida clou della prossima giornata, Inter-Napoli al Meazza. La 13° giornata, poi, ha visto in Cassano un grande protagonista: per lui due reti da dedicare a un paio delle sue 600/700 donne. Avrà invece dedicato i suoi gol a chi lo fischiava l’ex enfant prodige Montolivo, costantemente alle prese con l’etichetta di eterna promessa mai sbocciata. Infine, giornata da esaurimento nervoso per Milito: il bomber genoano prima si vede annullare un gol regolare, poi spara in curva un rigore (dubbio), infine segna la sua undicesima rete stagionale. Il Principe, ma sempre più Re del gol…

Decide Muntari, giusto così

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Il primo tiro in porta della Juventus arriva all’81° minuto. Basterebbe questo per descrivere la partita dei bianconeri ieri sera al Meazza. Il risultato finale è sostanzialmente giusto e poco conta che sia arrivato con l’azione meno limpida di tutta la serata, con Ibrahimovic che ciabatta un tiro e Muntari ad appoggiare in dubbio stile in porta in mezzo ad una difesa imbambolata. L’Inter ha meritato di vincere, perchè è entrata in campo aggredendo l’avversario dal primo minuto, la Juventus è stata brava ad arginare l’impeto nerazzurro, ma non lo è stata altrettanto in fase d’attacco, sbagliando qualche appoggio di troppo in alcuni contropiedi che potevano essere pericolosi. Anche se l’Inter è passata in vantaggio a una dozzina di minuti dalla fine, il gol era nell’aria da tempo e che la Juventus non avrebbe segnato l’ho capito subito. Non era la squadra che aveva giocato con la bava alla bocca le ultime partite e la difesa troppo alta lasciava troppo spesso ghiotte occasioni al duo Ibrahimovic-Adriano. I due hanno disputato una buona partita, il brasiliano facendo tanto movimento, lo svedese creando grattacapi ai difensori, spesso costretti a raddoppiare e talvolta triplicare la marcatura su di lui. Mourinho ha giocato questo big match alla Mancini, con il centrocampo a rombo, rinnegando il suo credo tattico e il suo progetto estivo di Inter. Ha lasciato a casa le trivele e i doppi passi, preferendo la solidità e mettendo tra le linee l’ottimo Stankovic, un giocatore che ho sempre apprezzato. Nella Juventus l’unico a meritarsi un 7 in pagella è Chiellini, a tratti monumentale, e tra i migliori trova spazio anche Sissoko, che però tende ancora a sbagliare troppo in fase di impostazione. I bianconeri hanno dovuto rinunciare subito a Tiago, che forse avrebbe potuto dare più geometria al gioco della Juventus, ma evidentemente per il portoghese non è destino. Cosa ci lascia questo anticipo di lusso? Un’Inter che prova a lanciare di nuovo la fuga, e che riesce soprattutto a ricacciare a -6 una Juventus che con un’ottima serie di vittorie era riuscita a portarsi a sole tre lunghezze dai nerazzurri. E una Juventus competitiva che però ha sbagliato la partita che poteva riscrivere la sua stagione.

Inter e Juventus, a voi.

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Oggi è il gran giorno, il D-Day della Serie A. Inter-Juventus. Due parole, un ossimoro. Due società rivali, oggi addirittura dichiaratamente nemiche, che si sono passate lo scettro di squadra più odiata dagli italiani. Eh sì, perchè se un tempo l’Inter era la squadra-simpatia fonte di inesauribili interismi, oggi non è più così. Qualcuno disse che il potere logora, sì, ma chi non ce l’ha, e probabilmente è vero. Se la Juventus della Triade era additata come l’emblema del peccato calcistico, oggi l’Inter, tra scudetti vinti a tavolino e grazie a penalità altrui, ha preso il suo posto. E la rivalità, già accesa, ma che per anni aveva vissuto su pagine di raffinato humour sull’asse Peppino Prisco-Gianni Agnelli, oggi fa registrare rapporti freddi, anzi, glaciali. Il derby d’Italia, un tempo massima espressione del calcio italico, negli ultimi anni è diventato molto di più: dallo scontro Ronaldo-Iuliano nel 1997/98 al 5 maggio 2002, il giorno in cui la Juventus si cucì sul petto un tricolore che era già alle porte di Milano, da Calciopoli e i susseguenti “scippi” di ibrahimovic e Vieira, fino a quel “I campioni siamo ancora noi”, più che una partita, Inter-juventus è una guerra di religione. Fondamentalisti nerazzurri contro integralisti bianconeri. La tattica preferita, ormai, è quella della guerriglia: provocazioni, punzacchiature, Mourinho dice che Ranieri è ormai vecchio, Camoranesi dichiara che l’Inter è solo Ibrahimovic. L’anno scorso i bianconeri violarono il Meazza, ma fu una soddisfazione fine a sè stessa. Oggi Inter-Juventus è anche una partita che conterà nella lotta-scudetto, come non succedeva da qualche anno. E’ Ibrahimovic contro Del Piero, è Mourinho contro Ranieri. Due squadre, due storie, unica cosa in comune, forse le righe nere sulla maglia. Vinca il migliore.

La Juve trasloca nel 2011

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Ieri la Juventus ha presentato il progetto del nuovo stadio che sorgerà sulle ceneri del Delle Alpi. 40.200 posti ad anello unico, due aree commerciali con ristoranti e negozi, 120 palchi vip e più di 5.000 posti auto. Insomma, un vero e proprio stadio all’inglese da vivere sette giorni sui sette. I lavori inizieranno nel 2009 e finiranno due anni dopo, per cui la Juventus si trasferirà nella sua nuova casa all’inizio della stagioe 2011/2012. L’ambizioso progetto costerà in tutto 105 milioni di euro, cifra da spendere che, ha assicurato Blanc, non influirà sul calciomercato e sulle questioni tecniche. Eh sì, perchè, almeno in parte, le spese saranno coperte da un munifico anche se ancora misterioso sponsor, che darà così il suo nome allo stadio. Così la Juventus si ritroverà a giocare in un Nike Stadium, oppure in un Coca Cola Stadium o, chissà, in un Virgin Stadio. Peccato, perchè la società bianconera ne avrebbe avuti di nomi da “spendere”, nomi che onorassero la sua gloriosa storia: Gianni & Umberto Agnelli o Gaetano Scirea, tanto per dirne due, anzi tre. La vera peculiarità di questo nuovo stadio è che sarà il primo impianto di proprietà dai tempi dello stadio Giglio (un nome di uno sponsor, che casualità) di Reggio Emilia, un gioellino mai sfruttato a dovere vista la modesta caratura della Reggiana. La Juventus, insomma, sarà in pratica il primo club di livello in Italia ad avere uno stadio tutto suo, ed ovviamente spera di riempirlo a dovere, dopo gli spazi vuoti sugli spalti negli ultimi anni. A richiamare spettatori sarà la visuale perfetta: lo spettatore più vicino sarà ad appena 9 metri dal campo, mentre il più lontano a meno di 30 metri, in pratica dove fino ad oggi stava il più vicino. 2011, dunque. Forse troppo presto per la mentalità del tifoso italiano: a 9 metri i giocatori saranno dei bersagli perfetti per monetine, fumogeni, bottiglie e chissà cos’altro. Perchè io in curva a Torino ci sono stato diverse volte e non è che sia pieno di santi ed educande. Speriamo bene.