Certo, da tifoso juventino avrei preferito partire presto, con un preliminare, sì, ma di Champions League. Invece no, il primo impegno della nuova stagione sarà in Europa League, competizione “calderone”, solo lontanissima parente della Coppa Uefa che fu. Quello era un torneo di assoluto prestigio, difficile da vincere anche più della Coppa dei Campioni, dell’Europa League la cosa veramente eccitante è la sigla tv, chefa molto Giochi senza frontiere. Insomma, volenti o nolenti, stasera inizia il nuovo corso della Juventus. C’è chi avrebbe preferito non qualificarsi direttamente per questa competizione europea: la rosa non permette infatti di lottare, sembra, su due fronti. Può darsi, ma può anche darsi che la Juve non passi il turno. Anche se il campionato irlandese non è favoloso e i migliori elementi giocano all’estero, lo Shamrock Rovers è pur sempre la squadra più titolata d’Irlanda. Inoltre, e questo sarà il problema maggiore, da quelle parti il campionato inizia a marzo e finisce a novembre, dunque gli avversari della Juve dovrebbero essere in forma, mentre i bianconeri, in pratica, sono ancora in piena preparazione. Mai dire mai nel calcio: dopo la batosta con il Fulham, la Juve farebbe bene a non sottovalutare nessun impegno. Perchè forse la rosa non reggerebbe due competizioni fino in fondo, o tre. Però finchè si è in ballo si deve ballare. Pronti, attenti, via. Si parte.
Se sapesse allenare sarebbe un grande allenatore. Scherzi ed espressioni lapalissiane a parte, Diego Armando Maradona non è più il commissario tecnico della “sua” Argentina. La notizia era nell’aria, ed è stata ufficializzata da un portavoce della federcalcio di Buenos Aires, secondo il quale “non c’erano le condizioni”. per il rinnovo del contratto. Non si capisce bene se non ci fossero da parte di Maradona o da quella della
federazione. Fatto sta che si è chiusa un’avventura piuttosto turbolenta, sicuramente non anonima, esattamente come ci si poteva aspettare, tra clamorose sconfitte, vittorie sofferte, esclusioni eccellenti, polemiche, giocate da ricordare ed un Mondiale da cui l’Argentina è uscita troppo presto e soprattutto malamente. Il materiale umano era eccellente, l’attacco, in particolare, era sontuoso: ma a calcio si gioca in undici e forse Diego se l’è dimenticato. Forse, quando era in campo, non gli è mai importato chi fossero gli altri: Maradona più altri dieci, tanto bastava a far preoccupare gli avversari. E dire che a disposizione aveva il suo unico potenziale erede, quel Messi che però dal punto di vista caratteriale non è ancora da Pallone d’Oro, e chissà se mai lo sarà. Non è detto che un grande giocatore diventi un grande tecnico: Maradona è l’esempio classico e non credo che riproverà a cimentarsi in panchina, di sicuro non al di fuori della sua Argentina. Che, comunque vada, vorrà per sempre bene al suo numero 10 più celebre. E poi, dando un’occhiata alla foto qui sopra, tutto questo può considerarsi un successo.
Il Milan non è che si stia muovendo molto sul mercato: sono arrivati Yepes, Amelia e Papastathopoulos. Troppo poco per poter solo sperare di accorciare le distanze dall’Inter. La sensazione è che il divario sia destinato ad aumentare ulteriormente: l’unica speranza è che Allegri riesca a far giocare la squadra come vuole e che i vecchi tirino furoi l’orgoglio e nascondano gli acciacchi. In attesa di sapere cosa ci sarà nel futuro di Gattuso, chi ha più anni di lui rinnova il contratto. Zambrotta, Abbiati e Oddo, per esempio. Ma non
è un male: lo pensavo inizialmente, ma in realtà almeno i due difensori hanno spalmato su più anni il totale dell’ingaggio che sarebbe rimasto. Dunque, il loro stipendio inciderà meno sul bilancio e, contemporaneamente, se qualche squadra li volesse potrebbe avvicinarsi più facilmente all’ingaggio che percepiranno. Questo non vuol dire però che il Milan abbia più soldi per comprare qualcuno, o almeno qualcuno in grado di far fare il salto di qualità. Di cessioni fruttuose all’orizzonte non se ne vedono: Gattuso si potrebbe svincolare, Huntelaar non esercita grande appeal in giro (d’altra parte il calcio non ha memoria), Thiago Silva dietro è l’unico affidabile e sarebbe meglio tenerselo stretto. Rimarrà Ronaldinho, almeno fino al termine della stagione: il Milan poteva incassare qualcosa dalla sua cessione, liberarsi di un ingaggio sontuoso e di un giocatore che ha fatto discretamente ma che è lontano parente, più cicciottello, anche, del funambolo che vinse il Pallone d’Oro. Insomma, tra tanti che restano, Ronaldinho rimane. E forse rinnoverà fino al 2014. Una stupenda notizia per i tifosi del Milan: stiamo parlando del miglior giocatore mai esistito.
Mi ripeto: magari l’Inter vendendo Balotelli investe i soldi incassati su Mascherano e su qualcun altro. Magari poi vende anche Maicon e prende un terzino altrettanto forte investendo qualcosa anche sulla corsia opposta. Però io Balotelli non lo avrei mai venduto. Forse l’Inter vuole rendere più interessante il campionato disfacendosi di qualche suo campione, chissà. Di sicuro c’è che rischia grosso liberandosi di un campione in potenza come SuperMario. Non lo fa per nulla: ha 30 milioni di buoni motivi per farlo, forse 35 con i bonus, però è un prezzo che rischia di essere nullo per quello che poteva essere questo giocatore: una dozzina di
anni di gol e giocate di alto livello valgono 30 milioni? No, valgono molto di più. Si vocifera di una clausola per avere il diritto di prelazione quando (se mai lo farà) Balotelli tornerà in Italia: il prezzo, però, dovrebbe salire. Anche senza clausola, comunque, se tornasse dalle nostre parti ci sarebbe solo l’Inter, anche se lui, da tifoso, preferirebbe il Milan. A Manchester guadagnerà bene, ma lo avrebbe fatto anche a Milano. In questa storia ci guadagna per adesso solo il City, paradossalmente: perchè con 30 milioni si mette in casa un giocatore che con i prezzi che corrono poteva costare di più. Balotelli poteva cercare di mettersi alla prova all’Inter: con i mezzi che ha, non vedo perchè uno dei posti in avanti non potesse essere suo. Gli bastava un minimo di sacrificio, ma non sembra il tipo. Farà il fenomeno, dove altri correranno per lui: l’impressione, è che qualcuno disposto a trovargli spazio e a far correre gli altri lo troverà sempre.
Quanto può essere credibile un titolone di Marca? Pur non essendo un esperto di stampa spagnola, suppongo la risposta sia poca. Però una piccola, infinitesimale speranza la voglio tenere per me. “Un tanque para sustituir a Raul”: questo grandissimo giocatore che ha fatto la storia del Real se n’è andato in Germania, allo Schalke 04, e per sostituirlo, almeno dal punto di vista meramente numerico, Mourinho avrebbe chiesto
un attaccante di peso. Non solo, avrebbe anche fornito una mini lista con tre opzioni: Mario Gomez, Hugo Almeida e Amauri. Buongustaio, Mourinho, c’è poco da dire. Però la richiesta ha una sua logica: Mourinho, per variare le soluzioni offensive, potrebbe davvero volere uno specialista nel gioco aereo. Uno per il quale non spendere troppo, magari, visto che sarebbe una riserva. Se fossero davvero questi i candidati, Amauri partirebbe comunque svantaggiato dal fattore età: Gomez ha 25 anni, Almeida 26, lui già 30. Il favorito per il prezzo sarebbe invece il portoghese: Amauri è stato valutato più di 20 milioni appena due anni fa, non parliamo poi di Gomez, il cui trasferimento al Bayern Monaco era stato pesantissimo dal punto di vista economico. Una punta deve fare i gol, però: qua chi è il favorito? Per le reti segnate finora in carriera proprio Gomez, poi tra Amauri e Almeida c’è sostanzialmente una parità all’insegna della mediocrità. Almeida ha dalla sua, però, la carta della “portoghesità”, che potrebbe contare qualcosa, se queste voci di mercato avessero un fondamento di verità. Amauri potrebbe guadagnare posizioni per un fatto, cioè perchè Mourinho lo conosce bene, avendolo avuto nel suo campionato per due anni. Ah, no, giusto. Questo non giocherebbe a suo favore.
All’Uefa inizia una nuova era, quella del Fair Play finanziario. La prima squadra a subirne le conseguenze è il Mallorca, ufficialmente escluso dalla prossima Europa League. 60 milioni di deficit e pagamenti sospesi: intollerabile. Fuori i maiorchini, dentro il Villareal. La parola chiave è “pareggio di bilancio”: secondo il regolamento ufficiale prevede che un club non possa spendere più denaro di quanto ne guadagni. Q
uesta dovrebbe essere la norma, ma raramente è stato così. In più, sarà tenuto in considerazione il debito accumulato e il monte ingaggio, ed inoltre tutte le scadenze di pagamento dovranno essere rispettate. Le misure entraranno in vigore gradualmente, ma intanto ecco la prima vittima: il Mallorca essenzialmente paga per la sospensione dei pagamenti, oltre al debito accumulato. Come sempre, però, ci si deve lamentare: lo ha fatto Laudrup, l’attuale allenatore, che appresa la sentenza l’ha bollata come ”ingiusta e che punisce meriti ottenuti sul campo“. E la società ha già fatto sapere che farà ricorso ”a qualsiasi livello”. Peccato: si invocano sempre regole più severe, ma quando si rimane vittime di queste regole, allora si contestano. Tutto il mondo è paese, eppure, come ha spiegato Platini, si tratta di una norma che “non punisce i club, ma li protegge“. Ma non capiscono.
Difficile migliorare una squadra che nel corso dell’ultima stagione ha vinto tutto. Impossibile fare meglio come risultati, molto complicato operare per aumentare il livello della rosa. L’Inter in Italia non dovrebbe avere problemi a ripetersi: le avversarie sono molto lontane dal suo livello attuale e la forbice potrebbe addirittura allargarsi. Di cosa potrebbe avre bisogno la squadra nerazzurra per primeggiare ancora in Europa? Dando un’occhiata alla rosa che ha trovato Rafa Benitez, di un terzino sinistro e di un mediano da affiancare
a Cambiasso. I centrali difensivi non sono di primo pelo, ma per una stagione reggeranno e dall’anno prossimo arriverà Ranocchia, e potrebbe rimanere Burdisso. Sono stati presi ricambi giovani e di valore come Mariga e Biabiany. Mancano quei due tasselli lì: Chivu non ha il passo del terzino ed è di cristallo, Santon deve maturare ed ha una pericolosa inclinazione verso l’infortunio, in mezzo al campo il tuttofare Zanetti non sarà eterno e si può trovare qualcosa di meglio, come frangiflutti, di Stankovic o Thiago Motta. Gente da mandare via per raggranellare un discreto “tesoretto” ci sarebbe: Cordoba, Muntari, Materazzi, Rivas, Mancini, Suazo. Se non altro, l’Inter potrebbe liberarsi dei loro ingaggi. Invece Moratti sta per vendere due giocatori che personalmente non cederei mai, ovvero Maicon e Balotelli. Nel mondo non c’è un terzino (termine riduttivo) destro come il brasiliano, in Italia non c’è un ventenne forte come SuperMario. L’Inter non diventerà debole vendendo loro, per carità, anche perchè con i soldi in arrivo si butterà su Mascherano e su qualcun altro. Ma l’anno scorso con la cessione di Ibrahimovic arrivarono soldi ed Eto’o: difficile capiti di nuovo il colpaccio.
Intervista passata sotto silenzio ma interessantissima quella ad Alessio Secco apparsa su La Stampa. In pratica, l’ex direttore sportivo della Juventus avrebbe concluso grandi operazioni in entrata, poi andate in fumo per colpe non sue, e non avrebbe mai fallito in quelle andate poi in porto. A suo dire, la società bianconera aveva preso Mascherano a gennaio del 2007: in pratica, quando il centrocampista argentino giocava (poco) nel West Ham, prima del suo trasferimento al Liverpool. Grande, grandissimo colpo per la B, ed anche per la A, pensando ai
due presi l’estate seguente: Tiago-Almiron, la coppia meno vista insieme nella storia del calcio. Insomma, Mascherano non sarebbe arrivato perchè la proprietà del suo cartellino era un mix di società e privati e questo andava contro al codice etico juventino, mentre per lo stesso codice etico vanno benissimo, per dire, Andrade. Secco aveva poi chiuso per Cassano, ma per qualcuno non era maturato. E Poulsen? I soldi per Xabi Alonso c’erano, fu proprio una scelta, non una necessità. Bene, ma anche qua Secco scarica la responsabilità sul fatto che le decisione fu collegiale. Per lui, anche la gestione di Calciopoli poteva essere stata migliore. Ma anche qua ovviamente non ha colpe. Insomma, Secco avrebbe fatto grandissimi acquisti, però poi qualcun altro ha sempre messo i bastoni tra le ruote. Aveva anche preso Gianpaolo prima che la società scegliesse Ferrara… Un grandissimo dirigente, allora, peccato che non contasse nulla e che non abbia mai fatto contare abbastanza la sua parola. Secco si è lamentato del fatto che dopo un rapporto di tredici anni è stato allontanato senza nemmeno un “grazie”. Si, appunto, ma “grazie” di cosa? Prima addetto stampa, poi team manager, poi direttore sportivo: mi sa che è lui a doverlo dire.
Due conferenze stampa ieri, due autentici one-man-show. Berlusconi ha letteralmente oscurato il nuovo allenatore del Milan Allegri: in pratica, ha parlato solo lui. Non è mancato ovviamente il solito ritornello della squadra più titolata al mondo, come se i titoli e le coppe nazionali non contassero… ma vabbè, ci manca solo il badge apposito. La sparata più grossa, però, l’ha fatta parlando di Ronaldinho, che ha definito “il giocatore più forte mai esistito”. Non della storia del Milan, o della sua presidenza, che già sarebbe grave. Della storia del calcio! Con buona pace dei vari Pelè, Maradona, Cruyff, Di Stefano, Platini, Eusebio, Puskas,
Van Basten… e di tutti gli altri. Ha poi lasciato intendere che si è già consultato con Allegri sulla futura posizione in campo di Ronaldinho: traducendo, anche questa volta la formazione la vorrà fare lui. L’altro show di giornata è stato quello di Totti, che qualche cosa buona l’ha detta. Ha risposto alla Lega così: “Non rispondo a gente che non canta nemmeno l’inno nazionale”. Ci ha messo dentro l’invidia, come se fosse obbligatorio essere invidiosi della romanità, ma vabbè. A proposito di inno, è tornato sulla mancata convocazione da parte di Lippi per il Mondiale. Esclusione sacrosanta, a mio avviso, nonostante lui avesse dato la sua disponibilità. E se chiamasse Prandelli? “Lo saluterei volentieri e basta. Se ero vecchio l’anno scorso figuriamoci quest’anno…”. Al Mondiale ci sarebbe andato, ma le prossime saranno qualificazioni agli europei…
Quando si dice che la salute è tutto. Alla Juventus cambiano i giocatori, cambia la dirigenza, ma da quel punto di vista è sempre la stessa musica. Musica decisamente pessima: si sono già infortunati Manninger e Iaquinta. Se quello del portiere austriaco, destinato ad essere secondo e poi terzo con Buffon (operatosi per non farsi male mai più), è uno stop che non preoccupa, lo fa decisamente di più quello dell’attaccante,
perchè dopo un anno passato in infermeria ha ricominciato la stagione allo stesso modo. Un infortunio di Iaquinta non dovrebbe essere grave per una squadra come la Juve, se fosse una Juve vera: ma questa è ancora in costruzione e non è detto che in avanti arrivi qualcuno. Questa squadra è destinata a fare (purtroppo) grande affidamento su Iaquinta e non è un buon segno in generale, se parte rotto è ancora peggio. Nei primi giorni di ritiro si era fatto male anche Del Piero, ma è stata una cosa da poco. Si trovava a Pinzolo. Iaquinta, invece, ha avvertito il riacutizzarsi di un problema patito al Mondiale mentre si allenava a Vinovo: l’ennesimo indizio che Capello, quando lì non voleva stare, forse non aveva tutti i torti. Chi ben comincia è a metà dell’opera: ecco, per questa Juve l’inizio è già in leggera salita.
